Bonelli: “Il modello è Orbán bloccano la Vigilanza per eludere i controlli”
di Giovanna VitaleROMA – Onorevole Angelo Bonelli, la Rai è di nuovo nel caos. Quel che accade le pare normale?
«È gravissimo», replica il co-leader di Avs e membro della Vigilanza. «Giorgia Meloni ha trasformato la principale industriale culturale del Paese in un’azienda a servizio di Palazzo Chigi, nella sua personale porta girevole».
Cosa intende?
«Forse solo nell’Ungheria di Orbán esiste un presidente del Consiglio che prima impone i fedelissimi al vertice dei Tg e poi, senza soluzione di continuità, li nomina ministri come Sangiuliano o suoi portavoce come (forse) Chiocci, la cui smentita mi è parsa debole. Siamo alla delegittimazione del ruolo del servizio pubblico. Nessun cittadino potrà più credere alla imparzialità e all’indipendenza dell’informazione sulla Tv di Stato».
Addirittura?
«Guar…
ROMA – Onorevole Angelo Bonelli, la Rai è di nuovo nel caos. Quel che accade le pare normale?
«È gravissimo», replica il co-leader di Avs e membro della Vigilanza. «Giorgia Meloni ha trasformato la principale industriale culturale del Paese in un’azienda a servizio di Palazzo Chigi, nella sua personale porta girevole».
Cosa intende?
«Forse solo nell’Ungheria di Orbán esiste un presidente del Consiglio che prima impone i fedelissimi al vertice dei Tg e poi, senza soluzione di continuità, li nomina ministri come Sangiuliano o suoi portavoce come (forse) Chiocci, la cui smentita mi è parsa debole. Siamo alla delegittimazione del ruolo del servizio pubblico. Nessun cittadino potrà più credere alla imparzialità e all’indipendenza dell’informazione sulla Tv di Stato».
Addirittura?
«Guardi i palinsesti. Secondo alcuni rumors Tommaso Cerno, direttore del Tempo, quotidiano di Angelucci che è un deputato della maggioranza, condurrà una striscia quotidiana su Rai3. Mario Sechi, ex portavoce della premier e direttore di Libero, altro giornale di Angelucci, avrà un programma su RaiStoria. È la prova di come la Rai sia diventata il megafono della propaganda del governo».
L’obiezione da destra è che anche la sinistra ha fatto lo stesso. E si citano Annunziata, Sassoli, Badaloni, Marrazzo…
«Come al solito la vogliono buttare in caciara, non sono situazioni comparabili. Nessuno di loro è passato da un ruolo apicale in Rai a una nomina governativa, si sono tutti candidati alle elezioni, hanno preso i voti. L’obiettivo della destra è avvalorare, attraverso la manipolazione dell’informazione, il racconto meloniano di un’Italia in cui va tutto bene».
Per questo hanno deciso di occupare la Rai?
«La stretta della premier mira a esercitare il massimo controllo sul servizio pubblico non solo perché mancano meno di due anni alle politiche e poche settimane a una imponente tornata regionale, ma perché si avvicina un evento esiziale per il governo: il referendum sulla separazione delle carriere. Se lo perdono i contraccolpi saranno inevitabili».
Meloni con questa mossa vuole blindarsi a Palazzo Chigi?
«Secondo me è un sintomo di debolezza: la premier non si sente più sicura, si rende conto che la sua narrazione non corrisponde alla realtà e prova a imbrigliare sia l’informazione televisiva sia la comunicazione istituzionale come non si era visto neanche con Berlusconi».
Come se non bastasse la Vigilanza è bloccata da oltre 10 mesi sul presidente Rai che la maggioranza non riesce a ratificare.
«È uno stallo lesivo della nostra democrazia perché la Commissione parlamentare non riesce a svolgere il suo ruolo di controllo, non può nemmeno convocare l’ad Rai per chiarimenti a causa dei ricatti della maggioranza. Un problema molto serio, specie adesso che si avvicinano le elezioni».