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Carbone: “Dietro gli attacchi c’è la paura del referendum”

ERNESTO CARBONE CONSIGLIERE CSM 

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Il membro laico del Csm: “Un anno fa la premier e sua sorella diedero l’allarme per il complotto ai loro danni: dov’era? Lanciano accuse gravi contro organi dello Stato”
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«Dovrebbe farsi un giro per le strade della sua regione, il ministro Musumeci».

Prego?

«Dovrebbe prendere una macchina, fare un giro sulla provinciale ad Agrigento, a Capaci, in via D’Amelio, per capire da che parte stanno i magistrati. E da quale, invece, i killer».

Ernesto Carbone, membro laico del Consiglio superiore della magistratura (vicino a Italia Viva), dice che le parole del ministro non sono «un caso isolato o un colpo di calore. Ma il frutto di una precisa strategia politica attuata da questo governo».

Quale?

«L’Italia dell’esecutivo Meloni sta inseguendo un pericoloso concetto di democrazia portato avanti in alcuni luoghi del mondo, gli Usa di Trump, Israele di Netanyahu, l’Unghe…

«Dovrebbe farsi un giro per le strade della sua regione, il ministro Musumeci».

Prego?

«Dovrebbe prendere una macchina, fare un giro sulla provinciale ad Agrigento, a Capaci, in via D’Amelio, per capire da che parte stanno i magistrati. E da quale, invece, i killer».

Ernesto Carbone, membro laico del Consiglio superiore della magistratura (vicino a Italia Viva), dice che le parole del ministro non sono «un caso isolato o un colpo di calore. Ma il frutto di una precisa strategia politica attuata da questo governo».

Quale?

«L’Italia dell’esecutivo Meloni sta inseguendo un pericoloso concetto di democrazia portato avanti in alcuni luoghi del mondo, gli Usa di Trump, Israele di Netanyahu, l’Ungheria di Orban, dove il contrappeso tra poteri dello Stato è letto come un intralcio e non come un controllo reciproco degli organi come massima garanzia per i cittadini. Non era mai successo».

Nemmeno con Berlusconi?

«Nemmeno. Prendiamo cosa è accaduto negli ultimi mesi: la premier e sua sorella hanno parlato, esattamente un anno fa, di un complotto dei magistrati contro il governo ventilando fantomatiche inchieste. Bene: dov’era questo complotto? Che indagini era? Possibile che sia concesso alla presidente del Consiglio di lanciare un’accusa così grave, contro un altro organo dello Stato, e quando viene fuori che era tutta un’invenzione, nessuno gliene debba chiedere conto. E non è stato certo il solo episodio».

Andiamo avanti.

«C’è il sottosegretario alla presidenza che dice che la Cassazione deve rispettare la volontà popolare. Un ministro della Giustizia che minaccia un magistrato perché si è permesso di esprimere la sua opinione. Qui l’unico complotto contro il Governo mi sembra sia stato quello dei ministri sul caso Almasri, visto come l’hanno gestito…».

Lei dice: tutto questo non è un caso. Perché?

«Perché è un tentativo ragionato, direi quasi scientifico, delegittimazione della magistratura. Credo che dietro ci siano due ragioni: l’allergia, appunto, al controllo. Ma anche una paura politica di perdere un referendum che rischia di fare emergere tutte le contraddizioni in cui si muove un esecutivo che, da un lato promette legalità e sicurezza, e dall’alto distrugge quei concetti rendendo difficilissimo il lavoro dei magistrati e minandone ogni giorno la credibilità».

Ma davvero ritiene che i magistrati non sbaglino nulla?

«Non ho detto questo. E penso anche che sia corretto un dibattito tra i poteri dello Stato, anche aspro. Purché però si giochi in un campo di rispetto reciproco e di rispetto dei ruoli».

Come voterà al referendum?

«No, chiaramente. Questa riforma non mi piace né sulla separazione delle carriere, né sul doppio Csm. E questo non significa che non servano delle riforme: ritengo per esempio che il disciplinare così com’è oggi non funzioni, è troppo blando. Ma per risolvere i problemi servono soluzioni corrette. Offrine di sbagliate crea soltanto nuovi guai».

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