ROMA – E sei. C’è voluto un po’, fra veti incrociati e beghe personali che peraltro hanno dato filo da torcere in tutte le regioni, ma alla fine anche l’ultimo rebus — a sorpresa il più complicato — si avvia a soluzione. L’accordo in Puglia sarebbe pressoché raggiunto, manca solo l’ufficialità che salvo ulteriori colpi di scena arriverà venerdì, alla festa dell’Unità a Bisceglie, dove è previsto l’intervento della segretaria del Pd Elly Schlein. Mentre domenica il candidato presidente parteciperà alla festa nazionale in programma a Reggio Emilia, insieme all’altro campione del campo largo in Campania: Roberto Fico. Due appuntamenti che sanciranno l’avvio in grande stile della campagna d’autunno per consolidare un’alleanza che, se darà buoni frutti, verrà replicata a ogni livello fino alle Politiche.
Dopo tanto penare, sarà dunque Antonio Decaro a guidare la coalizione di centrosinistra nella regione governata per un decennio da Michele Emiliano. Il quale, in fondo a un lungo braccio…
ROMA – E sei. C’è voluto un po’, fra veti incrociati e beghe personali che peraltro hanno dato filo da torcere in tutte le regioni, ma alla fine anche l’ultimo rebus — a sorpresa il più complicato — si avvia a soluzione. L’accordo in Puglia sarebbe pressoché raggiunto, manca solo l’ufficialità che salvo ulteriori colpi di scena arriverà venerdì, alla festa dell’Unità a Bisceglie, dove è previsto l’intervento della segretaria del Pd Elly Schlein. Mentre domenica il candidato presidente parteciperà alla festa nazionale in programma a Reggio Emilia, insieme all’altro campione del campo largo in Campania: Roberto Fico. Due appuntamenti che sanciranno l’avvio in grande stile della campagna d’autunno per consolidare un’alleanza che, se darà buoni frutti, verrà replicata a ogni livello fino alle Politiche.
Dopo tanto penare, sarà dunque Antonio Decaro a guidare la coalizione di centrosinistra nella regione governata per un decennio da Michele Emiliano. Il quale, in fondo a un lungo braccio di ferro, avrebbe deciso di mettersi «a disposizione del partito per senso di responsabilità». In corsa resterà invece Nichi Vendola, sul cui ritiro i rossoverdi non ha voluto neppure discutere. Lo ha ribadito ieri Nicola Fratoianni al Tg3: «Noi abbiamo lavorato sin dall’inizio per l’unità delle opposizioni, ma al tempo stesso Avs non è comparsa, è protagonista di questa coalizione».
E così, sistemato l’ultimo tassello, a poche settimane dal via, la sfida tra i due schieramenti si presenta forse per la prima volta a parti invertite. Il centrosinistra pronto e compatto dappertutto, il centrodestra ancora diviso e in alto mare sulla scelta dei candidati. Al punto che il nuovo vertice dei leader, programmato per giovedì, potrebbe essere rinviato a data da destinarsi.
Nelle Marche, dove si voterà il 28 e 29 settembre, il meloniano Francesco Acquaroli cercherà il bis contro il dem Matteo Ricci, sostenuto da tutti i partiti di centrosinistra con la sola eccezione di Azione, che si è sfilata ovunque a causa del veto di Calenda sul M5S. I sondaggi registrano un testa a testa: se si dovesse verificare un ribaltone, per la maggioranza, e in particolare per Meloni, sarebbe una débâcle. Stesso scenario in Calabria, dove l’uscente, il forzista Roberto Occhiuto, ha convocato le urne per il 5 e 6 ottobre con un anno d’anticipo nella speranza di spiazzare gli avversari. Non aveva fatto i conti con la reazione del campo largo che si è subito coagulato intorno all’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico: una convergenza rapida e corale che segna il passo forse più importante nella costruzione dell’alleanza progressista.
In Toscana, il 12 e 13 ottobre, Eugenio Giani cercherà la riconferma con l’appoggio di Pd, Iv, +Europa, ma pure M5s e Avs fin qui all’opposizione. Una coalizione vastissima: dovrà vedersela con quella guidata dal sindaco FdI di Pistoia Alessandro Tomasi. E pure in Campania il centrosinistra ha trovato la quadra su Roberto Fico, esponente di punta del M5s, superando l’ostracismo di Vincenzo De Luca, che ha ottenuto l’elezione del figlio Piero a segretario regionale del Pd. Mentre il centrodestra è ancora a caccia di un nome. Come in Veneto, che resta il vero terreno minato dei sovranisti. La Lega, con Luca Zaia out, spinge per mantenerne il controllo. E ieri Matteo Salvini l’ha ribadito: «In Calabria si continua con l’amministrazione di FI uscente, nelle Marche con FdI. In Veneto la Lega è modello di buon governo da tanti anni e conto si possa proseguire». A buon intenditor...
Di là, la corsa è iniziata. Di qua, sono ancora al salto degli ostacoli.