Le cene schermate dai teloni, il dilemma FdI sul reset delle liste: la massoneria fa tremare Prato
dal nostro inviato Ernesto FerraraPRATO – Non si fa particolare fatica a trovarla, la sede della loggia più attenzionata d’Italia. Compasso in bella mostra sulla targhetta all’ingresso, palazzina bianca, molto ben tenuta, bandiera d’Italia e d’Europa. Civico 73 di via Lazzerini, strada placida, case basse, all’inizio del quartiere del Soccorso: “Gran loggia d’Italia degli antichi liberi accettati muratori. Oriente di Prato” si legge sull’insegna. Ma questa è una di quelle storie di massoneria e intrighi vari di tutto rispetto, come ormai ha capito la politica toscana, con gli echi che arrivano fino alle segreterie nazionali dei partiti. Quindi è tutto un gioco di ombre dietro le apparenze: «Sì sì ora hanno messo il cartello ma non è che si facciano vedere quelli eh!» avverte Leda, che vive proprio accanto ai massoni, da 30 anni. «Le finestre sono sempre chiuse, ma entrano un sacco di persone. Di sera soprattutto, fanno cene, spesso. C’è la Prato bene. Politici non saprei dire, molti imprenditori. Mi è parso di vedere …
PRATO – Non si fa particolare fatica a trovarla, la sede della loggia più attenzionata d’Italia. Compasso in bella mostra sulla targhetta all’ingresso, palazzina bianca, molto ben tenuta, bandiera d’Italia e d’Europa. Civico 73 di via Lazzerini, strada placida, case basse, all’inizio del quartiere del Soccorso: “Gran loggia d’Italia degli antichi liberi accettati muratori. Oriente di Prato” si legge sull’insegna. Ma questa è una di quelle storie di massoneria e intrighi vari di tutto rispetto, come ormai ha capito la politica toscana, con gli echi che arrivano fino alle segreterie nazionali dei partiti. Quindi è tutto un gioco di ombre dietro le apparenze: «Sì sì ora hanno messo il cartello ma non è che si facciano vedere quelli eh!» avverte Leda, che vive proprio accanto ai massoni, da 30 anni. «Le finestre sono sempre chiuse, ma entrano un sacco di persone. Di sera soprattutto, fanno cene, spesso. C’è la Prato bene. Politici non saprei dire, molti imprenditori. Mi è parso di vedere anche macchine con le sirene una sera. C’è un catering. Quando mangiano in giardino mettono dei grossi teloni per schermare tutto e non farsi vedere» spiffera ancora la residente. Va bene l’insegna insomma, ma meglio non dare troppo nell’occhio.
Chissà se dietro i due scandali giudiziari che stanno terremotando la sinistra e la destra dell’antica capitale del tessile italiano non ci siano davvero trame e tramette che muovono da questa villetta massonica con gli sporti sempre chiusi e un alone di mistero poco fuori dal centro di Prato. Due piani con grande giardino. Proprietaria una società che si chiama Charter srl. Sede di due associazioni legate alla massoneria: il centro sociologico italiano e un’associazione filantropica. Ma soprattutto “casa” delle 7 logge pratesi della Alam - massoneria di rito scozzese, 200 iscritti totali - tra cui la Sagittario di cui maestro venerabile è stato in passato Riccardo Matteini Bresci, l’imprenditore presunto corruttore nell’indagine che ha travolto e portato alle dimissioni l’ex sindaca Pd Ilaria Bugetti. Segretario della loggia Sagittario è stato invece, ma ora è “in sonno”, tecnicamente “congedato”, Tommaso Cocci, ex capogruppo di FdI, fino a venerdì scorso uomo forte dei meloniani per le regionali nel collegio di Prato tanto che la città è tappezzata di manifesti suoi. Cocci ora è finito travolto da uno squallido caso di ricatti hard con foto intime sue recapitate pure ai vertici nazionali FdI, “o ti ritiri o ti roviniamo la vita”. Lui ha denunciato alla Digos, la Procura di Prato indaga. La tesi di Cocci è che si tratti di un corvo “interno”, un nemico di FdI che voglia fargli le scarpe. «Escludo si tratti di una cosa interna» tiene a dire il segretario provinciale FdI Mazzanti. Certo è che la faida tra i meloniani pratesi infuria da anni. E tutt’altro che brillanti sono i rapporti tra Cocci e l’altro pretendente alle regionali Belgiorno, peraltro anche lui coinvolto in un’indagine, per truffa. In queste ore FdI sta valutando di azzerare le liste, cioè rottamare sia Cocci che Belgiorno e anche Banchelli, altro nome forte. Cedendo alla pulsione del repulisti però, ad averla vinta sarebbe un anonimo ricattatore. Ai danni di una vittima. Intorno a questo dilemma si arrovella da 72 ore Giovanni Donzelli, braccio destro della premier, che a Prato risiede. Oggi il verdetto. Il candidato governatore Tomasi è per il reset. Cocci fa solo sapere che «rispetterà le decisioni del suo partito».
Il punto è però il ruolo delle logge, in tutto questo. La Procura di Prato ha acquisito gli elenchi degli iscritti di Alam per capire cosa ruoti intorno a quel mondo. A quelle cene schermate da un telone, alle mosse dei fratelli di quel sodalizio. Ci sono state le mani della massoneria su Prato in questi anni, addirittura fino a condizionare le sorti del Buzzi, come suggerisce qualcuno? La loggia Sagittario di Matteini Bresci e le cene dell’ormai noto “special club” erano già spuntati nell’inchiesta sull’ex sindaca dem. E un ruolo la massoneria lo gioca pure nelle carte dell’indagine sull’ex comandante dei carabinieri di Prato Sergio Turini. «Io veramente nei miei 10 anni non ho mai avvertito l’idea di questo comitato d’affari massonico in grado di pilotare la politica pratese» tiene a dire l’ex sindaco dem Matteo Biffoni. «Ma vah, se i massoni dovessero uscire dalla politica nel Pd pratese resterebbero in 4», se la ride Jonathan Targetti, ex candidato sindaco civico di destra. Ora però il ciclone massoneria imbarazza la destra meloniana, come era già accaduto a Siena. «Noi alla massoneria siamo contrarissimi» ripete sempre Donzelli.
Ma il segretario del Pd pratese Marco Biagioni lo sfida: «FdI per mesi ci ha attaccato sulla massoneria e ora scopriamo che il suo candidato di punta alle regionali era massone. Perché lo hanno coperto?». Donzelli a tutti i suoi ha negato di sapere. «Ma è lo stesso molto grave. Chi vuole ricoprire un ruolo pubblico giura sulla Costituzione. Chiederò a tutti i nostri candidati Pd un’autodichiarazione scritta di non affiliazione alla massoneria. Senza questa firma non autorizzerò alcuna candidatura. Trasparenza totale» avverte. «Quali trame oscure, noi siamo pulitissimi» si difende Marco Esposito, coordinatore toscano Alam. Ma mezza città ora trema e fibrilla. Specie i politici passati da via Lazzerini 73.