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Regionali, grana Veneto e dubbi su Campania e Puglia: centrodestra nel caos e ancora senza candidati

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Le elezioni di autunno si stanno trasformando in una via crucis per la maggioranza. Oggi al festival di Venezia possibile incontro Salvini-Zaia. Malumori nella Lega per il protagonismo di Vannacci
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Oggi Matteo Salvini e Luca Zaia si incroceranno al Lido di Venezia, c’è la mostra del cinema e il vicepresidente del Consiglio sarà assieme alla compagna Francesca Verdini. Ma al di là della gita di piacere è l’occasione propizia per fare il punto su due temi dove al momento si brancola nel buio: le regionali in Veneto e il futuro del “Doge”, il cui quarto mandato è stato stoppato dalla legge. In realtà nessuno si aspetta la risoluzione del complicato rebus per la Lega e il centrodestra, però forse qualche tassello sì: vedi la candidatura nella lista di partito dello stesso Zaia per il Consiglio regionale, fondamentale per trainare i voti del Carroccio.

In generale però queste elezioni regionali si stanno trasformando in una via crucis per la coalizione di governo. In Veneto, Campania e Puglia non c’è un candidato condiviso, i veneti non sanno neanche la data del voto (probabilmente sarà il 23 novembre, ultima data utile). Un vertice forse risolutivo tra Giorgia Meloni, Salvini e Anto…

Oggi Matteo Salvini e Luca Zaia si incroceranno al Lido di Venezia, c’è la mostra del cinema e il vicepresidente del Consiglio sarà assieme alla compagna Francesca Verdini. Ma al di là della gita di piacere è l’occasione propizia per fare il punto su due temi dove al momento si brancola nel buio: le regionali in Veneto e il futuro del “Doge”, il cui quarto mandato è stato stoppato dalla legge. In realtà nessuno si aspetta la risoluzione del complicato rebus per la Lega e il centrodestra, però forse qualche tassello sì: vedi la candidatura nella lista di partito dello stesso Zaia per il Consiglio regionale, fondamentale per trainare i voti del Carroccio.

In generale però queste elezioni regionali si stanno trasformando in una via crucis per la coalizione di governo. In Veneto, Campania e Puglia non c’è un candidato condiviso, i veneti non sanno neanche la data del voto (probabilmente sarà il 23 novembre, ultima data utile). Un vertice forse risolutivo tra Giorgia Meloni, Salvini e Antonio Tajani potrebbe tenersi entro la fine della settimana, ma non è così scontato, c’è la possibilità di un ulteriore rinvio a causa delle agende piene di tutti e tre. «Siamo una coalizione politica, non un accordo elettorale, per questo correremo uniti ovunque, troveremo il miglior candidato possibile dove si voterà», dice il segretario di FI, frase ormai imparata a memoria.

È sul Veneto, però, che si addensano le nubi peggiori. Il Carroccio non molla di un millimetro, la guida del centrodestra deve essere loro. «Per noi il Veneto non è una regione come le altre. Ma “la” regione. Per una questione di correttezza reciproca, ci aspettiamo quindi che in Veneto ognuno prenda atto del nostro radicamento, della nostra forza e della nostra ferma volontà. La linea è segnata sul Piave, non abbiamo alcuna intenzione di spostarla», commenta con Affaritaliani il capogruppo nel Consiglio veneto, Alberto Villanova. Il problema è che proprio in Veneto FdI sia alle Politiche del ‘22 che alle Europee del ‘24 ha ottenuto tra le percentuali migliori, stracciando la Lega. E quindi ora vorrebbe un cambio alla guida. A maggior ragione vedendo come si preannuncia questa tornata: le uniche regioni dove il centrodestra è favorito sono Veneto e Calabria, in quest’ultima il candidato è di FI e il partito di Giorgia Meloni può venire tagliato fuori? Anche per questo viene ormai dato per assodato che sul Veneto un responso arriverà solo dopo il voto delle Marche a fine settembre: se vincerà Francesco Acquaroli di FdI, allora i meloniani avranno avuto la loro soddisfazione e potranno mostrarsi “generosi” con i lighisti.

Come se non bastasse il clima di incertezza e nervosismo dopo 15 anni di regno zaiano, in casa Lega c’è malumore per il protagonismo interno a suon di gomitate di Roberto Vannacci. Il vicesegretario nominato senza neanche passare dal via al congresso di Firenze (prima non era nemmeno tesserato) coltiva una sua struttura parallela legata ai cosiddetti “team”, cerca di piazzare propri candidati e per farlo non manca di far notare il proprio peso elettorale, voti conquistati fuori dal classico bacino leghista, parlando ad un pubblico più che altro di estrema destra. «Esorto chiunque rilasci dichiarazioni pubbliche a connettere la lingua al cervello prima di muoverla», scrive sui social il generale in pensione allegando la classifica delle preferenze in Veneto della Lega, con lui primissimo che ha preso tre volte e mezzo i voti di Paolo Borchia, collega eurodeputato e capodelegazione a Bruxelles. Una specie di sportellata in faccia. «Vannacci è un valore aggiunto se fa il leghista», ragiona Zaia. Sottinteso: non lo fa. I due si detestano in privato, si ignorano in pubblico. Ma una cosa è certa: Vannacci sta rompendo schemi consolidati e di questo passo a farci i conti sarà presto Salvini stesso. Anche perché un giochino sarà presto fatto: quanta gente andrà a vedere Salvini, sabato, e quanti Vannacci, domani, alla tradizionale festa di partito a Oppeano, in provincia di Verona.

Per quanto riguarda Campania e Puglia, invece, i furori sono minori visto che il centrosinistra parte favorito. Nella prima regione, circolano i nomi del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli (FdI), del rettore della Federico II Matteo Lorito in qualità di civico, ma anche di Mara Carfagna di Noi Moderati. Nella seconda, FI spinge per la candidatura del deputato Mauro D’Attis ma c’è anche la disponibilità di Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute di FdI molto vicino alla presidente del Consiglio.

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