✕

Il Csm si spacca sul nuovo presidente della Cassazione. Due giudici denunciano: “No al nominificio”

(ansa)

Ascolta l'audio

Oggi l’organo nominerà il successore di Margherita Cassano. La protesta dei magistrati Roberto Fontana e Antonio Mirenda
2 minuti di lettura

Il Quirinale si aspettava l'unanimità, come sempre d'auspicio per le nomine apicali. Sarà invece un Consiglio superiore spaccato esattamente a metà, quello che, domani, presente anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella, nominerà il successore della prima presidente di Cassazione (la prima donna nella storia della Suprema Corte), Margherita Cassano.

In lizza due magistrati di alto profilo, con curriculum di peso per esperienza e prestigio: da un lato , Pasquale D'Ascola, presidente aggiunto della Cassazione, 67enne civilista originario di Reggio Calabria, che partirebbe favorito grazie ai quattro voti (Carbone di Area, Miele di Md, Forziati di Unicost e del laico di Iv, l’altro Carbone) su sei già espressi in Quinta commissione; dall’altro Stefano Mogini, stessa età, perugino, segretario generale della stessa Corte, in passato anche capo di gabinetto al Ministero della Giustizia, con Mastella Guardasigilli, a cui sono toccate le indicazioni degli altri due consiglieri di centrodestr…

Il Quirinale si aspettava l'unanimità, come sempre d'auspicio per le nomine apicali. Sarà invece un Consiglio superiore spaccato esattamente a metà, quello che, domani, presente anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella, nominerà il successore della prima presidente di Cassazione (la prima donna nella storia della Suprema Corte), Margherita Cassano.

In lizza due magistrati di alto profilo, con curriculum di peso per esperienza e prestigio: da un lato , Pasquale D'Ascola, presidente aggiunto della Cassazione, 67enne civilista originario di Reggio Calabria, che partirebbe favorito grazie ai quattro voti (Carbone di Area, Miele di Md, Forziati di Unicost e del laico di Iv, l’altro Carbone) su sei già espressi in Quinta commissione; dall’altro Stefano Mogini, stessa età, perugino, segretario generale della stessa Corte, in passato anche capo di gabinetto al Ministero della Giustizia, con Mastella Guardasigilli, a cui sono toccate le indicazioni degli altri due consiglieri di centrodestra, (Eccher e Paolini) . "Comunque vada sarà un'ottima scelta, si tratta di figure diverse ma eccellenti", si affrettano a dire - da mesi- tutti i gruppi del Csm. Eppure, a mettere il carico da novanta sul clima teso della vigilia ecco l'irrituale conferenza stampa promossa, 24 ore prima, dai due togati indipendenti, i giudici Roberto Fontana (area di sinistra) e Antonio Mirenda (anch'egli in origine di Md, unico ad essere stato nominato con un sorteggio temperato, all'interno della componente più autonoma). Poche parole le loro, al centro "il valore delle regole", il rifiuto di "trasformare il Csm in un nominificio" e una notizia: "Noi ci asterremo in segno di dissenso da tutta la partita".

Una volta assodata la premessa, “non vi è alcuna preclusione sui due contendenti, che sono magistrati di valore”, i messaggi sono stati fin troppo franchi, per i colleghi del parlamentino dei magistrati. "Non si può andare avanti sempre con le logiche delle appartenenze, il Csm doveva fare un salto di qualità: continuo a credere che l'autogoverno vada salvaguardato, ma questa ulteriore spaccatura ci ha convinto a non partecipare alla conta che si prepara", mette in chiaro Fontana. E Mirenda: "Avete deciso di non raccogliere le indicazioni del Capo dello Stato per l'unitarietà? È una battaglia tra voi correnti, ve la vedete voi".

Motivo di tanta tensione? La battaglia per il Testo Unico - ovvero il documento di riferimento approvato mesi fa in Consiglio, con un accordo tra la destra di Mi e i progressisti di Area, tra non poche polemiche - che traccia le linee per procedere alle nomine degli uffici direttivi e semidirettivi. Stando a Fontana e Mirenda, "quel testo contro cui ci eravamo opposti lascia troppo spazio alla discrezionalità, quindi alla costruzione di meccanismi di puro consenso e potere, che tanta credibilità e prestigio hanno tolto alla magistratura, in questi anni". Si arriverà in plenum, dunque, con una sfida all'ultimo voto. Poiché l'ufficio di presidenza, con il vice Fabio Pinelli e con gli altri membri di diritto, Cassano e Gaeta, non voteranno (come, d'altro canto, lo stesso presidente Mattarella) è fatale che Area con Md e i laici di sinistra domani confermeranno il voto per D'Ascola, mentre i laici di destra e i sette togati del gruppo dei conservatori di Mi sosterranno Mogini. Si arriverebbe così a 13 voti contro 13 . Parità assoluta. Sulla quale, a far la differenza, dovrebbe essere la scelta del laico di centro, il renziano Ernesto Carbone, che si era già espresso in commissione per D'Ascola, e che comunque, negli scorsi mesi, ha assunto posizioni molto dure sia contro l'attacco della destra ai giudici, sia contro la riforma della separazione delle carriere. Nel caso si astenesse, vincerebbe per “anzianità” il vice D’Ascola.

Restano, nero su bianco, le accuse dei due togati indipendenti. La loro pubblica presa di posizione contro il "Csm-nominificio" non rischia di essere un formidabile assist a quella riforma sulla separazione delle carriere? E alla tesi della "degenerazione correntizia" usata dal governo come clava, contro cui lo stesso Csm al completo (tranne i laici di destra) aveva preso posizione?

Mirenda e Fontana rispondono: "Purtroppo non dipende da noi. Il nostro è un atto di amore verso la magistratura: che ha problemi organizzativi, di rendimento, di strutture, certo non quello delle nomine. La nostra pubblica dichiarazione serve a dire che bisogna riacquistare autorevolezza". I due giudici, peraltro, restano divisi nei riguardi della riforma. Per Mirenda c'è la "massima adesione al principio del sorteggio". Che invece Fontana considera "un assoluto svilimento e un'offesa" al principio democratico della scelta dei propri rappresentanti.

Leggi i commenti