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La destra bloccata sul Veneto, slitta ancora il vertice dei leader

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Salvini: “Zaia è un valore aggiunto”. Attesa per l’incontro tra i due a Venezia. Tensioni per l’arrivo di Vannacci alla festa di fine estate del Carroccio
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Dicevano che Matteo Salvini e Luca Zaia avrebbero dovuto vedersi ieri, invece no. Forse si farà oggi, o forse chissà, di sicuro seppur col sorriso il presidente uscente del Veneto non fa nulla per nascondere il proprio scoramento per come sono andate le cose: «I veneti sono quasi 5 milioni e l’unico che non può candidarsi è il sottoscritto, esclusi i minorenni», scherza da Venezia, ma mica tanto. Dopo 15 anni alla guida della Regione, lo stop al terzo mandato — che per lui sarebbe stato il quarto — lo ha costretto ai box, per così dire.

E ora il centrodestra brancola nel buio, stretto nella morsa degli appetiti contrapposti di FdI, Lega e FI. Il segretario federale del Carroccio, anche lui in Laguna per la festa del cinema assieme alla compagna Francesca Verdini, ripete invece come un disco rotto quanto va dicendo da mesi: «Zaia è un valore aggiunto per la Lega e per il Veneto...».

A parole la Lega non molla di un millimetro, la guida del centrodestra a Palazzo Balbi deve continuare a…

Dicevano che Matteo Salvini e Luca Zaia avrebbero dovuto vedersi ieri, invece no. Forse si farà oggi, o forse chissà, di sicuro seppur col sorriso il presidente uscente del Veneto non fa nulla per nascondere il proprio scoramento per come sono andate le cose: «I veneti sono quasi 5 milioni e l’unico che non può candidarsi è il sottoscritto, esclusi i minorenni», scherza da Venezia, ma mica tanto. Dopo 15 anni alla guida della Regione, lo stop al terzo mandato — che per lui sarebbe stato il quarto — lo ha costretto ai box, per così dire.

E ora il centrodestra brancola nel buio, stretto nella morsa degli appetiti contrapposti di FdI, Lega e FI. Il segretario federale del Carroccio, anche lui in Laguna per la festa del cinema assieme alla compagna Francesca Verdini, ripete invece come un disco rotto quanto va dicendo da mesi: «Zaia è un valore aggiunto per la Lega e per il Veneto...».

A parole la Lega non molla di un millimetro, la guida del centrodestra a Palazzo Balbi deve continuare ad essere loro. A Salvini piacerebbe Alberto Stefani candidato, che poi è il suo vicesegretario nazionale. Ma essere così vicini al leader, in una terra gelosa della propria autonomia come il Veneto, non è detto che gli porti bene. Sottotraccia c’è poi malumore per il protagonismo interno a suon di sgomitate di Roberto Vannacci, atteso oggi a Oppeano per la tradizionale festa di fine estate del partito. Il vicesegretario nominato senza neanche passare dal via al congresso di Firenze (prima non era nemmeno tesserato) coltiva indisturbato una sua struttura parallela legata ai cosiddetti “team”, cercando di piazzare propri candidati, gente tipo Stefano Valdegamberi, consigliere regionale della Lista Zaia protagonista due anni fa di un attacco social rivolto contro la sorella di Giulia Cecchettin, la giovane uccisa dall’ex fidanzato: le diede alla satanista. Per inserire i suoi, Vannacci non manca di far notare il proprio peso elettorale delle scorse Europee, voti conquistati fuori dal classico bacino leghista, parlando ad un pubblico più che altro di estrema destra. Al contempo la Lega continua a dare battaglia in vista della manovra. Ieri mattina c’è stata una riunione romana sui dossier economici assieme anche al ministro Giancarlo Giorgetti. I temi sul tavolo: difesa del reddito delle famiglie, «pace fiscale definitiva con la rottamazione delle cartelle esattoriali», estensione della flat tax al 15%, “maggiore contributo” delle banche, applicazione di autonomia e federalismo fiscale, maggiori investimenti per «garantire la sicurezza nazionale e la protezione di cittadini e confini». La linea è: prima si trovano i soldi per queste cose, poi si ragiona di missioni militari.

Dopodiché il dossier regionali resta in stand-by. Il tanto atteso tavolo dei leader nazionali, anche questo, è rimandato. Oltre al Veneto, mancano Campania e Puglia. Nel primo caso circolano i nomi del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli (FdI), del rettore della Federico II Matteo Lorito, ma anche di Mara Carfagna di Noi Moderati. Nel secondo, FI spinge per la candidatura del deputato Mauro D’Attis ma c’è disponibile anche Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute di FdI molto vicino alla presidente del Consiglio.

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