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Rocchetta: “Ho fondato la Liga veneta. Qui Zaia è il male minore, gli altri pietosi”

20/03/2014 Treviso, comitato per il referendum per l'indipendenza del Veneto, nella foto Franco Rocchetta 

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L’intervista allo storico esponente del partito del nord, con Bossi all’inizio dell’avventura della Lega. “Ora è diventato un partito sovranista. Io federalista, non secessionista. Non so se voterà alle Regionali”
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Franco Rocchetta, 78 anni, fondatore della Liga veneta, lei per chi voterà in Veneto?

«Non so neanche se voterò. Ha una classe politica pietosa».

Zaia ve lo invidiano in tanti.

«È il male minore. Però con lui la sanità è stata demolita, il sistema delle banche popolari pure, siamo una delle regioni più devastate d’Europa, col Pfas che ha inquinato molte falde acquifere».

Meglio un candidato leghista o uno di Fratelli d’Italia?

«Chi dice che debbo votare centrodestra? Non mi piacciono i nazionalismi».

E quindi non la convince Salvini?

«Vade retro Satana. Ha trasformato la Lega in un partito sovranista».

1992 Venezia, Franco Rocchetta e Umberto Bossi tagliano una torta con lo stemma della Lega Nord 

Ora è il tempo dei Vannacci.

«Un altro che non mi piace».

Ma le elezioni l’appassionano?

«Sì, ho dedicato la vita al Veneto, ma resto un cittadino critico. Nessuno della sua classe dirigente parla …

Franco Rocchetta, 78 anni, fondatore della Liga veneta, lei per chi voterà in Veneto?

«Non so neanche se voterò. Ha una classe politica pietosa».

Zaia ve lo invidiano in tanti.

«È il male minore. Però con lui la sanità è stata demolita, il sistema delle banche popolari pure, siamo una delle regioni più devastate d’Europa, col Pfas che ha inquinato molte falde acquifere».

Meglio un candidato leghista o uno di Fratelli d’Italia?

«Chi dice che debbo votare centrodestra? Non mi piacciono i nazionalismi».

E quindi non la convince Salvini?

«Vade retro Satana. Ha trasformato la Lega in un partito sovranista».

1992 Venezia, Franco Rocchetta e Umberto Bossi tagliano una torta con lo stemma della Lega Nord 

Ora è il tempo dei Vannacci.

«Un altro che non mi piace».

Ma le elezioni l’appassionano?

«Sì, ho dedicato la vita al Veneto, ma resto un cittadino critico. Nessuno della sua classe dirigente parla di Gaza: il dramma dei palestinesi dovrebbe interpellarci. De Luca lo fa, Zaia no».

E lei che fa?

«Sabato ero alla manifestazione pro Palestina a Venezia Lido».

Non è che per caso guarda a sinistra?

«No, no, Schlein è la scialba copia di Meloni».

Che giudizio dà della Meloni?

«Una buona attrice. Abbraccia tutti Biden, Trump, Musk, Zelensky».

Zaia non sta portando avanti l’autonomia differenziata, quello per cui voi leghisti siete nati?

«Non la porta avanti, è ridotta a una messinscena»

Lei la vedrà, o no?

«Dipende da quanto vivrò».

Cosa ha fatto oggi?

«Ho comprato dei libri, anche ieri, altri libri, non sa quanto spendo. Non ho manco il tempo di leggerli».

Ma chi segue?

«Mi piacciono Luciano Canfora, Franco Cardini, Javier Cercas».

È vero che è stato aggredito da un pitbull mesi fa?

«Sì, me la sono vista brutta, ho usato le stampelle per sei mesi, ora va meglio, sono appena tornato da un viaggio in Anatolia».

MILANO - FRANCO ROCCHETTA CON UMBERTO BOSSI 

Cosa ricorda degli inizi? Bossi?

«Siamo nati prima noi. Gli ho dato dei soldi per la Lega Lombarda e non me li ha mai restituiti».

Per finanziare la Lega lombarda?

«Anche, ma pure per mangiare, comparsi la macchina».

Bossi è diventato una star, e lei, ha rimpianti?

«Ho fatto il sottosegretario per pochi mesi, nel primo governo Berlusconi, e subito dopo mi sono ritirato dalla politica».

Eravate diversi?

«Io venivo da Lotta Continua».

Lotta continua?

«Sì, il 12 marzo 1977, durante la manifestazione degli autonomi io ero a Roma, due anni li avevo trascorsi in Portogallo durante la Rivoluzione dei garofani».

Però quando nasce la Liga compaiono le scritte Forza Etna. Siete stati voi?

«Assolutamente no. Quelle scritte furono vergate sui muri da chi ci voleva male. Per non parlare dei servizi che tentarono di infiltrarsi».

Com’è finito il processo per l’occupazione di piazza San Marco con il tanko?

«Mi hanno assolto».

L’avevano arrestata.

«Tre settimane in carcere. Come un terrorista. Eravamo una dozzina in una cella stretta, io in cima a un letto a castello non piantato alla parete, infatti oscillava moltissimo. Per fortuna avevo fatto alpinismo».

Alla fine c’è stato da innocente.

«Ma il carcere mi ha arricchito. Io ero al Santa Bona, a Treviso. Ho conosciuto un’umanità che altrimenti non avrei ma incontrato».

Ma lei è un secessionista?

«No, sono un federalista. Separarsi è sempre un processo infinitamente doloroso e complesso. Pensi all’Irlanda, al Kurdistan, ai baschi, fiumi di sangue e delusioni».

Si fa fatica a trovarla. Perché ha 5 numeri di telefoni, di cui quattro fuori uso?

«Riempio i telefoni di foto e documenti, poi s’intasa la memoria, devo andare dai cinesi a farmeli sbloccare».

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