ROMA – «Il ponte come spesa Nato è stato un escamotage ridicolo. Ora Meloni rischia di comprare armi invece di fare opere civili. In un Paese in cui il 90% delle scuole statali non è a norma: 36mila su 40mila. Oltre il danno, la beffa». Marco Simiani, capogruppo pd in commissione Infrastrutture alla Camera, attacca dopo lo stop Usa, espresso dall’ambasciatore Whitaker presso la Nato, all’idea di inserire i 13,5 miliardi del ponte nel 5% di spesa militare Nato in quanto opera non strategica.
Onorevole Simiani, che cosa significa il veto Usa?
«Che avevamo ragione. Far rientrare il ponte nel 5% era un escamotage contabile. Un’economia di pace non si costruisce con trucchi di guerra. Si è arrivati a far passare un’opera civile per militare. Un errore che ci mette in ridicolo. Come il miliardo buttato per il Cpr in Albania».
C’è un buco nei conti?
«Il ponte è finanziato. Ma non vale più per la Nato. Meloni deve trovare altri 13,5 miliardi veri per la difesa. Il paradosso? Essere costre…
ROMA – «Il ponte come spesa Nato è stato un escamotage ridicolo. Ora Meloni rischia di comprare armi invece di fare opere civili. In un Paese in cui il 90% delle scuole statali non è a norma: 36mila su 40mila. Oltre il danno, la beffa». Marco Simiani, capogruppo pd in commissione Infrastrutture alla Camera, attacca dopo lo stop Usa, espresso dall’ambasciatore Whitaker presso la Nato, all’idea di inserire i 13,5 miliardi del ponte nel 5% di spesa militare Nato in quanto opera non strategica.
Onorevole Simiani, che cosa significa il veto Usa?
«Che avevamo ragione. Far rientrare il ponte nel 5% era un escamotage contabile. Un’economia di pace non si costruisce con trucchi di guerra. Si è arrivati a far passare un’opera civile per militare. Un errore che ci mette in ridicolo. Come il miliardo buttato per il Cpr in Albania».
C’è un buco nei conti?
«Il ponte è finanziato. Ma non vale più per la Nato. Meloni deve trovare altri 13,5 miliardi veri per la difesa. Il paradosso? Essere costretta a comprare armi, probabilmente dall’amico Trump, invece di fare opere civili».
Dov’è l’errore politico?
«Accettare di salire al 5% nella spesa Nato. È stata una resa. Ma l’Italia non se lo può permettere. Dovevamo seguire la Spagna piuttosto. La sicurezza non è solo armi: è tecnologia, innovazione, difesa cibernetica. Qui si punta solo sulle forniture militari».
Vede altre priorità?
«Il dissesto idrogeologico: servono 26 miliardi almeno, secondo Ispra. La crisi idrica: vanno trovati 3,5 miliardi contro la siccità, metà al Sud. Abbiamo linee a monobinario, strade provinciali senza manutenzione, aree interne a cui sono stati tagliati 1,7 miliardi. Mancano 500 mila case. E il 90% delle scuole da sistemare. Questa è sicurezza, non un ponte fatto passare per militare».
Sembra benaltrismo. Il Pd è contro le grandi opere?
«Siamo contro quelle fatte male e tutte a carico dello Stato. La Tav è un modello: metà fondi Ue, metà italo-francesi, benefici su merci, persone, ambiente. Le grandi opere si fanno se utili e concertate con gli enti locali, altro che benaltrismo. Sul Ponte il governo sbaglia nel merito e nel metodo. Nel merito perché si tratta di una zona sismica e con vincoli ambientali. E perché non risolve i problemi del Sud. I cittadini di Messina e Villa San Giovanni non lo vogliono».
Nel metodo?
«Meloni ha delegato tutte le infrastrutture a Salvini che ha abolito la programmazione e il confronto con i territori e procede con appalti privi di logica. Non dimentichiamo che nottetempo questo governo ha spostato 2,5 miliardi di fondi dal Sud al Nord nel 2023. E che il 40% del Pnrr destinato al Sud ormai è saltato. Un’arroganza che questo Paese e il Mezzogiorno pagheranno cara».
Che cosa farete come Pd?
«Chiederemo al governo di spiegare agli italiani questo pasticcio. E perché due ministri, Salvini alle Infrastrutture e Crosetto alla Difesa, la pensano in modo diverso sul Ponte come opera militare. Chiederemo poi alla premier Meloni e al ministro dell’Economia Giorgetti come intendono coprire quei 13,5 miliardi e per fare cosa. L’Italia ha bisogno di scuole sicure, sanità, acqua, treni e case. Non di trucchi contabili. E di un Ponte spacciato per opera militare».