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Emergency: “A Gaza negati i diritti umani, noi in mare con Flotilla. Le critiche non ci riguardano”

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L’infermiere Luca Radaelli è l’infermiere a bordo della nave Life Support che affiancherà l’imbarcazione per raggiungere la Striscia. “Adesso servono e sono sempre urgenti corridoi umanitari sicuri, la libera entrata e l’accesso di tutta la popolazione agli aiuti, il ripristino e il rispetto del diritto internazionale”
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“La ragione di questa missione è scritta anche sulla fiancata della nostra nave. ‘Se i diritti non sono di tutti, si chiamano privilegi’. Lo diceva sempre Gino Strada e noi ci crediamo davvero”. Quarantanove anni, da sedici in Emergency, passati per lo più in Afghanistan, Luca Radaelli è l’infermiere che sarà a bordo della Life Support, la nave generalmente impegnata in missioni di soccorso nel Mediterraneo, che si unirà alla Global Sumud Flotilla.

Da cosa nasce la decisione ?

«A Gaza si stanno negando i più basilari diritti umani, persino quello di esistere. Essere a supporto di una missione che punta a portare aiuti e aprire un canale umanitario permanente per un’intera popolazione sotto attacco e che sta morendo anche per una carestia indotta è semplicemente giusto. Da trent’anni Emergency opera in contesti di conflitto e da tre siamo in mare. Abbiamo le competenze e l’esperienza per essere d’aiuto»

Quale sarà il vostro ruolo?

«La nostra è una nave di soccorso, con medici e infermi…

“La ragione di questa missione è scritta anche sulla fiancata della nostra nave. ‘Se i diritti non sono di tutti, si chiamano privilegi’. Lo diceva sempre Gino Strada e noi ci crediamo davvero”. Quarantanove anni, da sedici in Emergency, passati per lo più in Afghanistan, Luca Radaelli è l’infermiere che sarà a bordo della Life Support, la nave generalmente impegnata in missioni di soccorso nel Mediterraneo, che si unirà alla Global Sumud Flotilla.

Da cosa nasce la decisione ?

«A Gaza si stanno negando i più basilari diritti umani, persino quello di esistere. Essere a supporto di una missione che punta a portare aiuti e aprire un canale umanitario permanente per un’intera popolazione sotto attacco e che sta morendo anche per una carestia indotta è semplicemente giusto. Da trent’anni Emergency opera in contesti di conflitto e da tre siamo in mare. Abbiamo le competenze e l’esperienza per essere d’aiuto»

Quale sarà il vostro ruolo?

«La nostra è una nave di soccorso, con medici e infermieri formati per intervenire in caso di bisogno. Ovviamente gli scenari possibili sono molteplici. In più, faremo monitoraggio».

Il lavoro dei vostri team a Gaza ha avuto un peso nella decisione?

«Emergency lavora in diverse cliniche nella Striscia e i nostri colleghi sono testimoni di una situazione drammatica: mancano cibo, acqua pulita, farmaci essenziali per curare patologie che, in condizioni di vita come quelle in cui si trovano i gazawi - sfollamenti ripetuti, campi profughi tendati con inesistenti condizioni igieniche e malnutrizione severa - rischiano di aggravarsi. Da oltre cinque mesi si protrae un blocco, dapprima totale e ora parziale, degli aiuti, con una distribuzione inadeguata e pericolosa. Adesso servono e sono sempre urgenti corridoi umanitari sicuri, la libera entrata e l’accesso di tutta la popolazione agli aiuti, il ripristino e il rispetto del diritto internazionale».

Se la Flotilla riuscisse a approdare a Gaza, vi avvicinerete anche voi?

«Rimarremo in acque internazionali anche per essere certi che la nave sia davvero operativa in caso di problemi»

Ve li aspettate?

«Se ci saranno azioni di forza, sicuramente non verranno né da noi, né dalla Flotilla».

Qualcuno si è tirato indietro alla luce dei rischi?

«Per questa missione, sono stato io a occuparmi dell’equipaggio. E non ho mai dovuto dire tanti no a gente che si è spontaneamente proposta. Ma qui nessuno vuol fare l’eroe. Noi abbiamo solo personale che sa come intervenire ed è giusto fare la nostra parte».

C’è chi in Parlamento vi accusa di velleitarismo

«Si tratta di critiche che arrivano da chi sta comodamente su un divano, dunque si commentano da sole. Quello che succede a Gaza è banalmente intollerabile,Sono già state superate ampiamente tutte le linee rosse, ma ogni volta ne viene tracciata una nuova puntualmente superata a sua volta. È necessario fare qualcosa».

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