Contro i sovranismi che bloccano l’Europa, serve “il coraggio di un salto in avanti verso l’unità”: il video messaggio di Sergio Matterella al forum Ambrosetti è un solenne appello a ritrovare le ragioni della cooperazione e dell’unità europea per non soccombere in un mondo dominato da “autocrazie” e corporazioni (come i giganti tech americani) che si muovono senza limiti “come se fossero nuove Compagnie delle Indie”. Sulle rive del lago di Como, il capo dello Stato scuote la platea di imprenditori e banchieri con un richiamo molto forte al senso più profondo della costruzione federalista, ovvero “la possibilità”, l’ultima rimasta, “per poter incidere nel mondo che cambia così rapidamente”.
Contro “artefatti, presunti, interessi nazionali”, contro “le ebbrezze di potere di classi dirigenti”, in passato gli europei seppero mettersi insieme per un bene più grande. Oggi il momento è altrettanto grave e “non sono accettabili esitazioni”, avverte Mattarella, “pena la irrilevanza e la regre…
Contro i sovranismi che bloccano l’Europa, serve “il coraggio di un salto in avanti verso l’unità”: il video messaggio di Sergio Matterella al forum Ambrosetti è un solenne appello a ritrovare le ragioni della cooperazione e dell’unità europea per non soccombere in un mondo dominato da “autocrazie” e corporazioni (come i giganti tech americani) che si muovono senza limiti “come se fossero nuove Compagnie delle Indie”. Sulle rive del lago di Como, il capo dello Stato scuote la platea di imprenditori e banchieri con un richiamo molto forte al senso più profondo della costruzione federalista, ovvero “la possibilità”, l’ultima rimasta, “per poter incidere nel mondo che cambia così rapidamente”.
Contro “artefatti, presunti, interessi nazionali”, contro “le ebbrezze di potere di classi dirigenti”, in passato gli europei seppero mettersi insieme per un bene più grande. Oggi il momento è altrettanto grave e “non sono accettabili esitazioni”, avverte Mattarella, “pena la irrilevanza e la regressione rispetto ai risultati sin qui raggiunti”. Ma a cosa serve un’Europa più unita e dunque più forte? A “ricostruire la centralità del diritto internazionale che è stata strappata”, dall’Ucraina a Medio Oriente, a “rilanciare la prospettiva di un multilateralismo cooperativo”, gettata alle ortiche da Trump. E per ripristinare un ecosistema di regole “che riconducano al bene comune lo straripante peso delle corporazioni globali - quasi nuove Compagnie delle Indie - che si arrogano l’assunzione di poteri che si pretende che Stati e Organizzazioni internazionali non abbiano a esercitare”.
Un richiamo tanto più incisivo perché la platea scelta per ascoltarlo è formata anche dai rappresentanti di quelle “corporazioni globali” che ogni settembre si ritrovano a villa d’Este. In gioco, avverte il capo dello Stato, c’è il mondo per come lo abbiamo conosciuto e la vita stessa sulla Terra (se scoppiasse la terza guerra mondiale). Perché l’incrocio tra le ambizioni smodate delle corporations e “l’impulso di dominio, di impronta neo-imperialista, che si manifesta da parte dei governi di alcuni Paesi, rischia di essere letale per il futuro dell’umanità”. Dunque è il momento dell’azione, delle scelte operative, basta essere “spettatori inermi e intimoriti”: le democrazie dell’Europa “sono capaci di trovare in sé motivazioni e iniziative per non soccombere alla favola di una superiorità dei regimi autocratici”. Mattarella, come avevano fatto ieri a Cernobbio due europeisti di campi opposti – Paolo Gentiloni e Antonio Tajani – conclude con uno sprone rivolto ai governi dei 27, ma soprattutto al nostro: “La difesa della civiltà europea richiede il coraggio di un salto in avanti verso l’unità”. È l’ottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione. Spes contra spem diceva San Paolo.