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Tajani non vede la pace: “Flussi di denaro a Mosca, servono nuove sanzioni”

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Il ministro degli Esteri scettico su un accordo a breve: “Difficile prima di Natale”, dice a Cernobbio. L’11 riferirà alla Camera
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L’ottimismo del governo italiano dopo il vertice Trump-Putin in Alaska, dal quale Giorgia Meloni ricavava l’impressione che si fossero aperti «degli spiragli di pace in Ucraina», ha lasciato il posto al pessimismo. Il latore di questa ventata di cupo realismo è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, venuto al forum Ambrosetti per riportare tutti con i piedi per terra. Se per la premier l’accordo di pace due settimane fa era «complicato ma finalmente possibile» grazie a Trump, Tajani sposta tutto in avanti: «Non sono molto ottimista sulla conclusione della guerra in tempi rapidi, dobbiamo aspettare quanto meno la fine dell’anno. Forse il generale inverno potrebbe dare una mano all’avanzata di una trattativa».

Le parole del presidente della federazione russa, quell’invito a Zelensky a recarsi al Cremlino per un bilaterale, non va preso come un’apertura sincera. Anzi, proprio il contrario: «Dire a Zelensky “vieni a Mosca” significa “vieni in ginocchio da me, hai perso” e questo non …

L’ottimismo del governo italiano dopo il vertice Trump-Putin in Alaska, dal quale Giorgia Meloni ricavava l’impressione che si fossero aperti «degli spiragli di pace in Ucraina», ha lasciato il posto al pessimismo. Il latore di questa ventata di cupo realismo è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, venuto al forum Ambrosetti per riportare tutti con i piedi per terra. Se per la premier l’accordo di pace due settimane fa era «complicato ma finalmente possibile» grazie a Trump, Tajani sposta tutto in avanti: «Non sono molto ottimista sulla conclusione della guerra in tempi rapidi, dobbiamo aspettare quanto meno la fine dell’anno. Forse il generale inverno potrebbe dare una mano all’avanzata di una trattativa».

Le parole del presidente della federazione russa, quell’invito a Zelensky a recarsi al Cremlino per un bilaterale, non va preso come un’apertura sincera. Anzi, proprio il contrario: «Dire a Zelensky “vieni a Mosca” significa “vieni in ginocchio da me, hai perso” e questo non è un messaggio positivo di Putin a Zelensky». Dunque il leader russo non è ancora all’angolo, tutt’altro. «Per lui — prosegue Tajani rispondendo dal palco alle domande di Ferruccio de Bortoli — è difficile abbandonare la guerra. Tutta l’economia russa è stata riorientata alla produzione bellica e ci sono un milione e mezzo di soldati che guadagnano tre volte la paga di un operaio. In caso di pace si vedrebbero tagliare lo stipendio».

Per il ministro degli Esteri «l’unico modo per spingere Putin ad accelerare i tempi» per sedersi al tavolo del negoziato «sono le sanzioni mirate alla finanza. Bisogna fare in modo che il flusso di denaro che parte da Mosca per pagare gli stipendi ai militari sia interrotto, che abbia meno soldi di quanti ne ha oggi per pagare le sue truppe. Ecco perché sono favorevole a sanzioni, ma sanzioni mirate che servono a accelerare i tempi della trattativa».

Ma quando si sonda la Farnesina sull’ipotesi di sanzioni secondarie, come quelle ipotizzate da Trump giovedì scorso contro chi compra petrolio dai russi (dall’India al Brasile, dall’Ungheria alla Cina), i toni sfumano, i dubbi sopravanzano le certezze. «Già abbiamo spinto Modi nelle braccia di Xi Jinping — ragiona un diplomatico italiano che segue il dossier — non è una buona idea insistere».

Quanto al ruolo dell’Italia, niente peace-keeper e nemmeno sminatori. Nessun italiano andrà a proteggere Kiev. «Noi siamo contrari, una volta raggiunto un accordo di pace, quando ci sarà, ad inviare militari italiani perché verrebbe visto, l’ha detto anche oggi Putin in maniera molto chiara, come una sorta di azione ostile una volta chiusa la guerra». Tajani ripete l’idea di Meloni di «un trattato che abbia contenuti simili a quelli dell’articolo 5 della Nato, un’azione di mutuo soccorso con la partecipazione americana». Senza però chiarire se l’Italia, in caso di violazione dei trattati da parte russa (è già successo con gli accordi di Minsk del 2015) sarebbe a quel punto disposta a intervenire militarmente come previsto da un trattato “sul modello dell’articolo 5”. Ma parlarne oggi non costa nulla, le promesse sono gratuite. Di Ucraina, ma anche di Gaza, Tajani riferirà in Parlamento giovedì 11 settembre, al posto di Meloni. Sulla Palestina, la linea resta quella di criticare senza agire: «Noi — dice Tajani a Cernobbio — siamo amici di Israele ma deve smettere di attaccare, e bombardare la popolazione civile». Altrimenti? Altrimenti niente.

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