«A Michele e Nichi mi legano stima e affetto sinceri. Non c’era nessun veto. Nessuna questione personale. Solo politica. Ma, per favore, ho già chiesto scusa ai pugliesi a nome di tutti per aver parlato troppo di tutto questo. E invece abbiamo tante altre cose da dire». Da casa di Antonio Decaro si vede il mare e si sente il rumore delle auto che fanno su e giù tra Bari, la Valle d’Itria e il Salento. È una delle strade più trafficate di Puglia. Decaro riprende da dove aveva cominciato: ingegnere dell’Anas, poi assessore alla mobilità della giunta Emiliano, sulla scrivania le foto con le immagini più belle dei suoi dieci anni da sindaco. Una maglietta del Bari. Una foto di Kennedy. Una pila di dossier: xylella, Ilva, occupazione, si legge sui post it. A conferma che gli ingegneri non vivono. Funzionano. «Sono stati giorni difficili. Ho avuto dubbi fino a dieci minuti prima di salire sul palco, venerdì sera».
Se non era convinto, perché ha accettato?
«Non ho mai fatto una cosa di cui…
«A Michele e Nichi mi legano stima e affetto sinceri. Non c’era nessun veto. Nessuna questione personale. Solo politica. Ma, per favore, ho già chiesto scusa ai pugliesi a nome di tutti per aver parlato troppo di tutto questo. E invece abbiamo tante altre cose da dire». Da casa di Antonio Decaro si vede il mare e si sente il rumore delle auto che fanno su e giù tra Bari, la Valle d’Itria e il Salento. È una delle strade più trafficate di Puglia. Decaro riprende da dove aveva cominciato: ingegnere dell’Anas, poi assessore alla mobilità della giunta Emiliano, sulla scrivania le foto con le immagini più belle dei suoi dieci anni da sindaco. Una maglietta del Bari. Una foto di Kennedy. Una pila di dossier: xylella, Ilva, occupazione, si legge sui post it. A conferma che gli ingegneri non vivono. Funzionano. «Sono stati giorni difficili. Ho avuto dubbi fino a dieci minuti prima di salire sul palco, venerdì sera».
Se non era convinto, perché ha accettato?
«Non ho mai fatto una cosa di cui non sono stato convinto. Sento il peso della responsabilità. E l’andare via da Bruxelles mi costa: mi hanno votato più di 500mila persone, presiedo una commissione così importante, è un lavoro che mi appassiona tantissimo. Dovrò spiegarlo a chi mi ha votato. Non è facile. Ho chiesto a mio padre, che nella vita ha fatto politica: papà, ma non è che sto tornando indietro? Bruxelles è stato un passo importante della mia carriera».
Cosa le ha risposto?
«Che se avessi voluto fare carriera nella vita, sarei dovuto restare all’Anas dove ho vinto un concorso. “In politica vai dove ti porta la gente. E non credo di doverti dire dove ti vuole“».
Arriva Chiara, sua figlia più piccola. “Era in queste condizioni”, sorride, “anche quando ha scelto di candidarsi come sindaco. Poi lo hanno eletto ed è stata l’esperienza più bella della sua vita”.
Non è stato un bello spettacolo, quello di queste settimane.
«Lo so. Ho sofferto molto. Spiegavo le mie ragioni. So anche, però, che non accettare sarebbe stato un po’ come tradire. E io non ho mai tradito la mia terra e la mia gente. Me lo hanno chiesto in tantissimi: alcuni erano arrabbiati per queste tribolazioni. Altri cercavano di sostenermi. Non nascondo che tutto questo mi fa un po’ paura: spero di poter guidare una coalizione progressista che governi la Puglia per i prossimi cinque anni. E spero di essere all’altezza».
Voleva fare il segretario nazionale del Pd?
«La mia carriera politica è sempre stata fuori dai meccanismi di partito. Non ho mai fatto parte di organismi interni. Ero giovane quando Massimo D’Alema ed Emiliano mi chiesero di fare il segretario regionale del partito. Cioè, non è che mi chiesero. Per loro era così e basta… Sono sparito per due giorni. Ripeto: quando non voglio fare le cose, non le faccio».
Ha litigato con la Schlein?
«Elly è la mia segretaria. E litigare con lei è impossibile. Perché ha una postura, anche nella voce, che lo rende difficilissimo. Sì, abbiamo discusso, duramente. Davvero ho deciso di accettare pochi minuti prima di salire sul palco, ieri. A tratti mi sono sentito fuori da tutto, solo, ma sono stati importantissimi i miei colleghi al Parlamento europeo, italiani e stranieri. Anche grazie a loro ho capito che era giusto andare avanti a casa mia».
Andiamo avanti.
«La Puglia è una regione che in questi venti anni, grazie a Vendola, Emiliano e al buon governo del centrosinistra, si è trasformata. Ha avuto il coraggio di sperare e sognare. La forza di realizzare».
Facciamo qualche esempio.
«Il turismo: i turisti venti anni fa erano come delle figure mitologiche. E ora invece dobbiamo affrontare in maniera seria il tema della gentrificazione. Non possiamo trasformare i centri storici solo in luoghi turistici, altrimenti perdiamo i residenti. E senza residenti non c’è più nemmeno autenticità».
La Puglia è lunga. Ce ne sono tante diverse: è la regione del G7 di Borgo Egnazia. Ma è la stessa dove qualche giorno fa è morta una donna sui tornanti di Vieste perché un’ambulanza non è arrivata in tempo.
«Ci sono opportunità. E diseguaglianze: l’occupazione, per esempio, è cresciuta. Ma in modo disomogeneo. Foggia non è uguale a Bari e Brindisi. Un divario non accettabile. In cima al nostro programma ci sono le fragilità: quelle umane, del territorio, del lavoro, del paesaggio, delle nuove economie».
Sente il rumore delle auto sulla superstrada? È stata un’estate di macchine in fila e treni in ritardo.
«La gente è esasperata perché si investe troppo poco sul trasporto pubblico. E questa è una responsabilità del governo nazionale. Oggi non è possibile andare da Bari a Napoli con un treno diretto, ce n’era uno al giorno e lo hanno tolto. Quando tra Firenze e Roma ce n’è uno ogni 15 minuti».
Dice che esiste una questione meridionale con il governo Meloni?
«Dico che fino al 2026-27, con il Pnrr e la programmazione europea, ci sono molte risorse. Abbiamo dati economici positivi. Ma rischiamo di avere meno fondi, soprattutto per il Sud. Bisogna difendere i fondi di coesione, che servono a ridurre i divari: di genere, generazionale, infrastrutturale».
La sanità.
«È la sfida più difficile. Perché tanti passi avanti sono stati fatti, ma restano problemi. Anche per come vengono distribuite le risorse nazionali. Se si considera la spesa storica e non la perequazione è chiaro che si continueranno a punire sempre gli stessi territori».
Non è vero, quindi, che aveva smesso di scrivere il programma.
«È vero. Ho ripreso a lavorarci stamattina: ho chiamato tutti i partiti e ho chiesto un referente per la stesura. Gireremo per le città, poi presenteremo le nostre proposte ai pugliesi».
Saranno diverse rispetto a quelle degli ultimi venti anni?
«Come ha detto il professor Gianfranco Viesti in un’intervista a Repubblica, far fare a una regione come la Puglia, che così bene ha fatto, un salto di qualità non è facile. Non sarà una passeggiata. Noi ci proveremo».