Opposizioni alla prova Cernobbio, Schlein: “Noi uniti alle regionali”. Renzi attacca il governo
dal nostro inviato Francesco BeiCERNOBBIO – “Poteva essere un disastro, almeno abbiamo pareggiato”. La battuta che circola tra gli esponenti del centrosinistra a Cernobbio rende bene il finale del match che ha chiuso la tre giorni a Villa d’Este. Del resto la platea, formata da imprenditori, manager e banchieri, è sempre stata molto generosa di applausi con il centrodestra e scettica, a dir poco, sulle performance degli ospiti del campo opposto. Memore di questo e del gelo che aveva accompagnato i suoi interventi negli anni passati, Giuseppe Conte ha scelto per esempio di disertare l’appuntamento, pur previsto nel programma.
Schlein, Bonelli, Renzi e Calenda hanno invece affrontato la fossa dei leoni, accolti da un sondaggio non proprio benevolo nei loro confronti. Tra i duecento votanti (con la app sul cellulare) presenti in sala, più dell'80% giudica positivamente l'operato del governo Meloni a metà mandato, mentre oltre il 70% giudica negativamente le opposizioni. La partenza è dunque tutta in salita. Tanto che M…
CERNOBBIO – “Poteva essere un disastro, almeno abbiamo pareggiato”. La battuta che circola tra gli esponenti del centrosinistra a Cernobbio rende bene il finale del match che ha chiuso la tre giorni a Villa d’Este. Del resto la platea, formata da imprenditori, manager e banchieri, è sempre stata molto generosa di applausi con il centrodestra e scettica, a dir poco, sulle performance degli ospiti del campo opposto. Memore di questo e del gelo che aveva accompagnato i suoi interventi negli anni passati, Giuseppe Conte ha scelto per esempio di disertare l’appuntamento, pur previsto nel programma.
Schlein, Bonelli, Renzi e Calenda hanno invece affrontato la fossa dei leoni, accolti da un sondaggio non proprio benevolo nei loro confronti. Tra i duecento votanti (con la app sul cellulare) presenti in sala, più dell'80% giudica positivamente l'operato del governo Meloni a metà mandato, mentre oltre il 70% giudica negativamente le opposizioni. La partenza è dunque tutta in salita. Tanto che Matteo Renzi ci scherza sopra: “Dove sta quel 3,4% che ci giudica molto positivamente? Li voglio incontrare e abbracciare tutti, uno per uno”. Ma alla fine, tra incidenti e gaffe evitate e persino qualche timido clap-clap, la prova è superata.
L’unico che si chiama esplicitamente fuori, e anche questa non è una novità, è Carlo Calenda, che tira colpi in maniera equanime a destra e a sinistra. “Non farò parte di questa coalizione”, è la pietra tombale definitiva, dopo una lunga tirata contro “il populismo” di parte del centrosinistra: “Perché Meloni può stare tranquilla anche se non sta facendo assolutamente nulla per il Paese? Perché nella sinistra si è inserito il virus del populismo, potrei tradurlo con i 5 stelle, che non ha niente a che fare con la gestione delle cose in modo serio e propone soluzioni semplici a problemi molto complessi”. Un virus che il leader di Azione fa risalire alla “sciagurata scelta di fare il Conte 2”. Il pizzicotto è per Matteo Renzi che tuttavia, quando viene il suo turno, rivendica la decisione di appoggiare il governo giallo-rosso: “Rifarei dieci volte il Conte bis, altrimenti Meloni e Salvini avrebbero gestito il covid e l’Ucraina. Così come rifarei undici volte Draghi al posto di Conte. Il virus del populismo si batte con la concretezza delle proposte”.
Proprio Renzi è l’unico che sceglie una linea di attacco, prendendo a sberle gli ospiti del forum Ambrosetti anziché lisciare loro il pelo. Il punto di partenza è il suo giudizio “estremamente negativo” sul governo Meloni, accusato di immobilismo, incompetenza, di spiare i giornalisti, di isolare gli oppositori, per poi concludere: “Trovo devastante la superficialità con cui anche il mondo imprenditoriale guarda al governo pensando “vabbè, ma la Francia sta peggio”, di fronte a una crescita che definire ridicola è una cortesia. Il problema non è la Francia che va indietro, siamo noi che non andiamo avanti. Amici imprenditori che volete votare Meloni, auguri!”.
Se i due leader centristi – Renzi e Calenda – in passato sono stati considerati con simpatia a villa d’Este, il test più difficile era per Schlein e Bonelli. Il leader dei verdi ammette che “non basta stare insieme per creare un'alternativa, è necessario dire al Paese qual è la nostra visione comune e già alcune cose le abbiamo delineate, ad esempio su sanità pubblica e salario minimo”. Persino sulla questione più complicata, quella del riarmo, Bonelli fa mostra di pragmatismo: “Abbiamo il dovere di dire no alla corsa al riarmo, ma non perché non siamo d'accordo su una politica di difesa, anzi qui oggi dico che l'Alleanza verde e sinistra è assolutamente al lavoro e per la costruzione di una politica comune di difesa”.
L’opposizione c’è, è il messaggio di tutti, e presto vedrete anche l’alternativa. Tocca a Elly Schlein rivendicare l’accordo – chiuso anche in Puglia e Campania – che dalle regionali si proietterà fino alle politiche. “Ci abbiamo messo un pò tempo a costruire una coalizione coesa ma posso dire che oggi in tutte le regioni dove andremo al voto siamo presenti con la stessa coalizione – spiega la segretaria dem - E non è che ci siamo messi d'accordo contro questo governo, ma faticosamente ci siamo accordati sui programmi tassello per tassello”.
L’unica a parlare della scalata di Mps a Mediobanca, sponsorizzata fortemente dal governo, è proprio Schlein. “Il governo non fa nulla per le imprese. L'unico interventismo che abbiamo visto da parte di Meloni è quello sul risiko bancario: è stata una partita politica, e toccherà a noi difendere le regole di mercato”. Sempre sulle banche, Bonelli preannuncia una medicina amara: “Difendere le banche nel libero mercato è una cosa, ridistribuire la ricchezza che le banche hanno accumulato è assolutamente necessario. Devono rendersi conto che questo paese si trova in una profonda crisi sociale nascosta dalla propaganda della Meloni”. Chiude Renzi con una nota di ottimismo: “Il centro sinistra è all'opposizione ma non è alternativa - argomenta - ma un anno fa non era neanche opposizione. Se vincerà l'alternativa governeremo noi, altrimenti ci ritroviamo statisti come Lollobrigida a governare questo paese insieme agli altri statisti amici di Trump”.