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Lega in Veneto, FI in Puglia, un civico FdI in Campania: la destra tenta la rincorsa

ATTILIO FONTANA PRESIDENTE REGIONE LOMBARDIA MATTEO SALVINI MINISTRO TRASPORTI 

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Verso un vertice mercoledì e Attilio Fontana punge Salvini: “Non sono contrario al Ponte sullo Stretto, ma al Nord servono infrastrutture”
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La Lega è in pressing: serve un’accelerata sulle regionali. A maggior ragione ora, visto che il centrosinistra, dopo settimane tribolate soprattutto per le bizze pugliesi, ha trovato la quadra in tutte e sei le regioni al voto. Il leader del Carroccio si è già esposto, annunciando un vertice per la settimana che inizia oggi. Più fonti di maggioranza, sia del Carroccio che di FdI, indicano come mercoledì (in alternativa, meno probabile, domani) la data giusta per il summit Meloni-Salvini-Tajani, questione d’incastri di agenda. Ma arriverà la fumata bianca?

A via della Scrofa predicano calma e gesso. Diversi big della fiamma raccontano che Meloni potrebbe preferire un rinvio delle decisioni a dopo le regionali nelle Marche, in calendario il 28 e 29 settembre. Ma appunto è la Lega che chiede di accorciare i tempi. Anche perché tra due settimane secche, il 21, è in programma Pontida. E lì Matteo Salvini vorrebbe poter tirare la volata al nome che verrà scelto per il post Zaia. Una pressi…

La Lega è in pressing: serve un’accelerata sulle regionali. A maggior ragione ora, visto che il centrosinistra, dopo settimane tribolate soprattutto per le bizze pugliesi, ha trovato la quadra in tutte e sei le regioni al voto. Il leader del Carroccio si è già esposto, annunciando un vertice per la settimana che inizia oggi. Più fonti di maggioranza, sia del Carroccio che di FdI, indicano come mercoledì (in alternativa, meno probabile, domani) la data giusta per il summit Meloni-Salvini-Tajani, questione d’incastri di agenda. Ma arriverà la fumata bianca?

A via della Scrofa predicano calma e gesso. Diversi big della fiamma raccontano che Meloni potrebbe preferire un rinvio delle decisioni a dopo le regionali nelle Marche, in calendario il 28 e 29 settembre. Ma appunto è la Lega che chiede di accorciare i tempi. Anche perché tra due settimane secche, il 21, è in programma Pontida. E lì Matteo Salvini vorrebbe poter tirare la volata al nome che verrà scelto per il post Zaia. Una pressione che ha irritato qualche “fratello”. Tanto che nei gruppi parlamentari di FdI c’è chi racconta una battuta fulminante che avrebbe pronunciato la stessa Giorgia Meloni, davanti alle insistenze del capo leghista: «Se vuole un nome da annunciare a Pontida, allora ne faccia uno di FdI». Come dire: potrebbe servire più tempo per chiudere il tetris.

Uno schema di massima, ufficioso, comunque inizia a circolare, nei partiti di governo, sulle tre regioni ancora prive di front runner. Per la Puglia, dopo l’ufficializzazione di Antonio Decaro come candidato del campo larghissimo, sembra fatta per l’azzurro Mauro D’Attis, 52enne di Galatina, provincia di Lecce, membro della commissione Bilancio della Camera. Per diverse ragioni: la partita è decisamente in salita, FI ci tiene ad avere un candidato governatore in questa mano e FdI, visto che i sondaggi premiano largamente Decaro, non vorrebbe bruciare un nome come Marcello Gemmato, in pole per la promozione a viceministro della Sanità.

Un ragionamento simile investe anche la Campania, per Edmondo Cirielli, viceministro per FdI agli Esteri. Nei sondaggi interni era il candidato con più chance di riuscita. Ma la corsa contro Roberto Fico, dopo l’accordo con l’uscente Vincenzo De Luca, è molto complicata. Cirielli è formalmente ancora in pista. FdI comunque rivendica un nome, magari un civico d’area: il capo degli industriali di Napoli, Costanzo Jannotti Pecci, o i due rettori, quello della Federico II, Matteo Lorito, e della Vanvitelli, Giovanni Francesco Nicoletti. O il prefetto Michele Di Bari. Lega e FI spingono ancora per il responsabile della Zes, Giosy Romano, ma i “Fratelli” non lo riconoscono come un loro nome.

Il Veneto, se Acquaroli terrà le Marche a destra, dovrebbe finire alla Lega. Ma chi sarà il candidato del post Zaia? A via Bellerio la prima scelta è Alberto Stefani, vicesegretario, gradito pure al “Doge”. L’altro nome che nelle conversazioni riservate del centrodestra continua ad affiorare (dentro FdI c’è chi racconta che sarebbe stato informato dell’opzione anche Ignazio La Russa) è quello del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, veronese doc. Sarebbe una mossa senza precedenti, ma non del tutto tramontata. La terza carica dello Stato in corsa per le regionali. Ma certo non sarebbe la prima operazione grossier, quanto all’etichetta istituzionale, della legislatura.

Per il Carroccio conservare il Veneto è cruciale, anche per questioni di tenuta interna. Dal Nord continuano ad affiorare malumori. Ieri è tornato alla carica il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. Prima stoccata: «Il Veneto non può prescindere da Zaia». Serve una sua lista, insomma. Seconda, al leader: «Nessuno contesta le scelte di Salvini ma si deve continuare a fare ragionamenti su scelte territoriali che non possono essere dimenticate». Esempio? «Non sono contrario al ponte sullo Stretto, ma il Nord ha bisogno di opere al momento deficitarie. Ci sono treni che vanno su un’unica linea».

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