Riccardo Illy: “Bene la coalizione unita ma pesa l’incognita M5S”
dal nostro inviato Francesco BeiCERNOBBIO – Seduto in platea al forum Teha di villa d’Este, ad ascoltare di primo mattino i leader dell’opposizione, c’è anche Riccardo Illy, imprenditore, già sindaco di Trieste e presidente del Friuli-Venezia Giulia per il centrosinistra.
Che impressione ha avuto, hanno superato il test di Cernobbio?
«L’opposizione si è presentata unita, è vero, ma fino a un certo punto. Perché da un lato Carlo Calenda ha confermato che non farà parte della coalizione alle prossime regionali e, soprattutto, mancava l’elemento che abitualmente fa da contrasto, ovvero Giuseppe Conte».
Elly Schlein batte da giorni su un punto: l’opposizione non farà un’altra volta il regalo a Meloni di presentarsi divisa alle Politiche. Ci riusciranno?
«Per le politiche vedo ancora scarse possibilità di intesa, perché il dissenso fra i Cinque stelle e le altre forze politiche resta grande. Avs invece è più pragmatica e disponibile a compromessi, lo si è capito anche qui ascoltando Angelo Bonelli. I Cinque stelle m…
CERNOBBIO – Seduto in platea al forum Teha di villa d’Este, ad ascoltare di primo mattino i leader dell’opposizione, c’è anche Riccardo Illy, imprenditore, già sindaco di Trieste e presidente del Friuli-Venezia Giulia per il centrosinistra.
Che impressione ha avuto, hanno superato il test di Cernobbio?
«L’opposizione si è presentata unita, è vero, ma fino a un certo punto. Perché da un lato Carlo Calenda ha confermato che non farà parte della coalizione alle prossime regionali e, soprattutto, mancava l’elemento che abitualmente fa da contrasto, ovvero Giuseppe Conte».
Elly Schlein batte da giorni su un punto: l’opposizione non farà un’altra volta il regalo a Meloni di presentarsi divisa alle Politiche. Ci riusciranno?
«Per le politiche vedo ancora scarse possibilità di intesa, perché il dissenso fra i Cinque stelle e le altre forze politiche resta grande. Avs invece è più pragmatica e disponibile a compromessi, lo si è capito anche qui ascoltando Angelo Bonelli. I Cinque stelle mi sembrano invece molto più rigidi: o si fa come dicono loro oppure niente».
Cosa li divide? In fondo su molti argomenti - dal lavoro alla sanità - un’intesa è stata trovata...
«Trovo molto difficile che la coalizione si ripeta per le politiche, perché le differenze programmatiche sono più profonde rispetto alle regionali. Con tutto il rispetto, trovare un accordo su un termovalorizzatore o un candidato è più semplice che decidere se bisogna oppure no inviare armi agli ucraini per resistere ai russi».
Un sondaggio fatto in platea su duecento presenti ha dimostrato un sostegno dell’80 per cento al governo Meloni. Gli imprenditori sono così schierati?
«È stato realizzato prima degli interventi dei leader dell’opposizione».
E se fosse stato fatto dopo il risultato sarebbe stato diverso?
«Forse poteva cambiare. Perché secondo me hanno fatto quattro buoni interventi, pur senza dare l’impressione di una opposizione del tutto unita e compatta».
Il clima in sala com’era? Che commenti ha colto?
«Credo che abbiano fatto una discreta impressione, in particolare Matteo Renzi con un intervento più politico ma anche Calenda con un intervento più programmatico».
Renzi ha accusato gli imprenditori di essere troppo accondiscendenti con il governo. È vero?
«È abbastanza normale, gli imprenditori non guardano tanto alle riforme interne non fatte, in questo momento l’attenzione è attratta da grandi questioni internazionali, come le guerre o lo scontro con gli Stati Uniti. Da questo punto di vista, il governo ne è uscito bene, con riconoscimenti anche sulla stampa internazionale».
Sull’economia non siamo a una crescita poco superiore allo zero?
«Però il governo sta garantendo la stabilità finanziaria. Per molti imprenditori è già un risultato».
Mattarella ha sferzato Cernobbio con un discorso fortemente europeista. È stato accolto bene?
«Sì, c’era molta sintonia. Ha segnalato con forza che “adesso o mai più” l’Unione europea deve muovere dei passi avanti verso una maggiore integrazione. Se non lo fa ora, con gli Usa che ci impongono i dazi e mettono persino in dubbio l’applicazione dell’articolo 5 della Nato, cosa deve succedere di più? La situazione è talmente grave che dovrebbe indurre anche i Paesi più recalcitranti a capire che i poteri di difesa e politica estera o vengono portati a livello Ue o siamo tutti destinati all’irrilevanza».