Separazione carriere, riprende il cammino: le prossime tappe. Anm: “Riforma danneggia i cittadini”
di Conchita SanninoIl ministro della Giustizia Carlo Nordio al Forum Ambrosetti di Cernobbio
Il secondo tempo è già aperto. Con i lavori delle Camere in piena ripresa, da domani, la destra di governo comincia a contare i mesi che vedranno la riforma della giustizia licenziata, in via definitiva, a cavallo dell'anno nuovo. Poi sarà la volta della scontata consultazione popolare (senza quorum) che rappresenterà l'ultimo scoglio.
Oggi sono iniziate ad opera del Pd, nella sala Berlinguer alla Camera, le audizioni che la destra non ha previsto nell’iter formale e che i dem hanno organizzato sotto l’insegna provocatoria: “Non disturbare il manovratore”. Tra gli esperti coinvolti c’è Cesare Parodi, il presidente dell'Anm: “Questa riforma danneggia i cittadini e non i magistrati, il nostro impegno è la difesa di valori comuni messi in discussione dalla modifica della Costituzione – dice – È una riforma che cambiando il Csm indebolisce l'indipendenza di tutti i magistrati attraverso un progressivo allontanamento del pm dalla giurisdizione. Per questo saranno i cittadini a pagarne le c…
Il secondo tempo è già aperto. Con i lavori delle Camere in piena ripresa, da domani, la destra di governo comincia a contare i mesi che vedranno la riforma della giustizia licenziata, in via definitiva, a cavallo dell'anno nuovo. Poi sarà la volta della scontata consultazione popolare (senza quorum) che rappresenterà l'ultimo scoglio.
Oggi sono iniziate ad opera del Pd, nella sala Berlinguer alla Camera, le audizioni che la destra non ha previsto nell’iter formale e che i dem hanno organizzato sotto l’insegna provocatoria: “Non disturbare il manovratore”. Tra gli esperti coinvolti c’è Cesare Parodi, il presidente dell'Anm: “Questa riforma danneggia i cittadini e non i magistrati, il nostro impegno è la difesa di valori comuni messi in discussione dalla modifica della Costituzione – dice – È una riforma che cambiando il Csm indebolisce l'indipendenza di tutti i magistrati attraverso un progressivo allontanamento del pm dalla giurisdizione. Per questo saranno i cittadini a pagarne le conseguenze”. Audita anche Margherita Cassano, la prima presidente della Cassazione (che andrà in pensione dopo 24 ore), che è un volto autorevole dell’associazionismo, vicina a Mi, la corrente più legata al governo. Non esattamente una toga rossa. “Mi è stato chiesto di fornire un contributo tecnico, come doveroso, sulle riforme costituzionali, fermo restando che la decisione ultima, finale, in sede politica appartiene al Parlamento e non certo al corpo professionale. Io credo nel dialogo, come essenza di una vita democratica del paese".
Il rush finale del ddl di revisione costituzionale 1353 - che vede i pm separati dai giudici e i magistrati mandati col sorteggio a sedere in due nuovi, distinti Csm - sarà quello che infiammerà l'autunno parlamentare. "È una rivoluzione epocale e indispensabile", assicura la maggioranza. "Riforma inutile per la giustizia e dannosa per i cittadini", protestano opposizioni, Anm, giuristi, associazioni. Parola d'ordine: "doppia conforme". È la definizione in gergo della terza e quarta approvazione: che già di norma, al di là delle forzature imposte dalla destra, prevedono tempi più che spediti, nessuno spazio agli emendamenti o alla trattazione di merito. Dopo la lettura in Senato dello scorso 22 luglio, si riparte infatti da Montecitorio, dove sarà una capigruppo già in settimana a stabilire le prossime tappe: al massimo entro ottobre l'approdo in aula. A ridosso di gennaio, verosimilmente dopo la sessione di bilancio, toccherà anche all'ultimo sì, quello di Palazzo Madama. Ma in mancanza della maggioranza qualificata dei due terzi, sarà inevitabile ricorrere alla pronuncia dei cittadini. Ed è lì, nel referendum previsto per la prossima primavera ("tra aprile e giugno", ha sempre detto Nordio), che scenderanno in campo comitati e partiti, con le stesse toghe dell'Anm a fare campagna.
La premier, d'altro canto, da Rimini lo scorso agosto, già aveva citato la separazione delle carriere come riforma-bandiera. E ieri non a caso è il ministro Nordio, da Villa d'Este, a rilanciare il tema referendum tra ostentazione di sicurezza e nuove avvertenze per le toghe: "Spero che la consultazione non si traduca in un Meloni sì o un Meloni no, come avvenuto per Renzi. Non deve essere pro o contro il governo. E spero che i magistrati non si alleino con il Pd. Se vinciamo, la loro sconfitta politica sarebbe un disastro“. Riflessioni a cui replica “con stupore” il presidente dell’Anm: “Il timore del ministro mi pare del tutto infondato – ribatte Cesare Parodi con Repubblica – È possibile invece che altri cittadini, magari anche partiti, certo, possano condividere le nostre idee. Ma non il contrario. E tuttavia su questo non possiamo farci nulla, è la democrazia: ciascuno è libero di decidere da che parte stare”.
D'altro canto, proprio oggi, cominciano ad opera del Pd, nella sala Berlinguer alla Camera, le audizioni che la destra non ha previsto nell’iter formale e che i dem hanno organizzato sotto l’insegna provocatoria: “Non disturbare il manovratore”. Tra i big coinvolti c’è anche Margherita Cassano, la prima presidente della Cassazione (che andrà in pensione dopo 24 ore), che è un volto autorevole dell’associazionismo, vicina a Mi, la corrente più legata al governo. Non esattamente una toga rossa. Proprio come Parodi, il numero uno del sindacato delle toghe, che replica ancora al ministro: “Siamo noi che vediamo con rammarico che molti giornali e alcuni politici vogliono attribuirci una matrice ideologica che non ci appartiene ma che è funzionale evidentemente a stravolgere il dibattito sui temi referendari. Questo è la vera preoccupazione che il ministro dovrebbe condividere con noi. Trasformare il dibattito sulle idee in un contrasto politico: cioè, l’ultima cosa che vogliamo”. Ultima scintilla è sui pm di Milano. Il ministro Nordio attacca sull'inchiesta Urbanistica: “Le sette persone arrestate e poi liberate non fanno bene all’immagine della giustizia. Ecco, non sarebbero state arrestate se fosse stata in vigore la mia riforma: perché la custodia cautelare, che a Milano è stata decisa dal gip su richiesta del pm, sarebbe stata emessa invece dal Tribunale collegiale”. Perché non è in vigore, allora? “Perché c'è carenza dei magistrati, ma entrerà in vigore il prossimo anno". E il presidente dell’Anm non esita a tutelare anche il lavoro dei colleghi lombardi: “Ogni procura svolge accertamenti in libertà di coscienza, per verificare senza pregiudizi se sussistono i reati ipotizzati, usando norme e strumenti che la politica ha individuato con leggi – spiega - e nei tempi che la politica ha deciso, ma andando in ogni direzione ciò si renda necessario. Solo in questo modo possiamo garantire tutti i cittadini ed essere credibili: e mi duole che il ministro non condivida questa consapevolezza”.