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Le mani di Vannacci sulla Lega, la vecchia guardia: “Rispetti il partito”

(ansa)

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L’attivismo dell’ex generale agita il Carroccio. Fontana, Centinaio e Romeo: “Chiarimento o vada via”
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Non ci sono ancora i candidati governatori ma nella Lega è scontro sui nomi da piazzare nelle liste. In questa faida tutta interna, il vicesegretario Roberto Vannacci è finito nel mirino dello stato maggiore del partito che intende fermare il potere sempre più dilagante dell’eurodeputato. La tensione è tale che il generale in pensione, mettendo un dito nell’occhio dei big, respinge al mittente la richiesta di un incontro: «Non c’è bisogno di un chiarimento».

Eppure il partito ribolle. Un esempio? A farlo ci pensa il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio: «È un problema se ne pagano il prezzo i nostri militanti che non trovano lo spazio che meritano nelle liste. Non lo dico solo io, ma anche e soprattutto Susanna Ceccardi, che in Toscana ha avuto questo problema».

L’atteggiamento di Vannacci, a cui Matteo Salvini ha dato l’incarico di definire le candidature per le elezioni del 12 e 13 ottobre in Toscana, ha fatto saltare i nervi anche al governatore lombardo, Attilio Fontana,…

Non ci sono ancora i candidati governatori ma nella Lega è scontro sui nomi da piazzare nelle liste. In questa faida tutta interna, il vicesegretario Roberto Vannacci è finito nel mirino dello stato maggiore del partito che intende fermare il potere sempre più dilagante dell’eurodeputato. La tensione è tale che il generale in pensione, mettendo un dito nell’occhio dei big, respinge al mittente la richiesta di un incontro: «Non c’è bisogno di un chiarimento».

Eppure il partito ribolle. Un esempio? A farlo ci pensa il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio: «È un problema se ne pagano il prezzo i nostri militanti che non trovano lo spazio che meritano nelle liste. Non lo dico solo io, ma anche e soprattutto Susanna Ceccardi, che in Toscana ha avuto questo problema».

L’atteggiamento di Vannacci, a cui Matteo Salvini ha dato l’incarico di definire le candidature per le elezioni del 12 e 13 ottobre in Toscana, ha fatto saltare i nervi anche al governatore lombardo, Attilio Fontana, che nei giorni scorsi non ha usato giri di parole: «Vannaccizzare la Lega? Col ca...o».

In tanti vedono lo spettro di un’opa lanciata dal vicesegretario, che si muove con disinvoltura creando in giro per l’Italia, o almeno incentivandoli, i “Vannacci Team”: già 12 «cellule» sono nate in Veneto, con tanto di statuto. E in vista delle elezioni regionali potrebbero moltiplicarsi.

Molte adesioni stanno arrivando, raccontano in ambienti leghisti, da militanti che sono stati cacciati tempo fa. «Allargare è sempre stato l’obiettivo di Salvini», commenta un deputato leghista che prova a gettare acqua sul fuoco, «ma bisogna farlo con correttezza e non per posti in lista». Da qui l’aut aut di Centinaio: «Vannacci inizi a rispettare le regole della Lega. Se non gli vanno bene, faccia il suo partito. Se invece dice di volerle cambiare, vuol dire che vuole puntare alla leadership e a me questo non sta bene».

Quindi la richiesta di chiarimento avanzata anche dal segretario della Lega lombarda e presidente del gruppo in Senato, Massimiliano Romeo, per il quale un incontro sarebbe «utile farlo al più presto, prima del raduno di Pontida», in programma il 21 settembre, anche perché Salvini sarà costretto a far salire Vannacci sul palco. Dunque, chiede l’esponente leghista, «dobbiamo evitare sovrapposizioni che possono generare confusione al nostro interno».

Vannacci usa all’apparenza toni concilianti ma ai salviniani del partito non sfugge la volontà di scavare un solco ancora più profondo: «Andiamo avanti tutti insieme per una Lega sempre più forte e sempre più influente, ognuno porti il meglio che può e il meglio che ha. Non c’è nessuna polemica da parte mia», dice l’europarlamentare. Ma poi aggiunge con fare di sfida: «Io non parlo assolutamente di chiarimento, io parlo con chiunque, non c’è bisogno di alcun chiarimento. Ognuno porti il meglio che ha e dia il meglio. Non c’è nessuna polemica, non c’è attrito con nessuno. Sicuramente, non da parte mia».

Prima di lui era intervenuto Patto per il Nord, un movimento nato da poco che raduna ex leghisti come Paolo Grimoldi, Roberto Castelli e Roberto Bernardelli da sempre critici con il vicepremier. «In democrazia contano i voti e nella lista “Salvini Premier” forse nessun altro dirigente, oltre all’ex generale Vannacci, sarebbe mai in grado di raccogliere 500 mila preferenze alle elezioni. Ecco perché — si legge in una nota — sono contro di lui: lo temono».

Tuttavia, se da una parte il leader leghista viene difeso dai big che chiedono a Vannacci di «salvinizzarsi», dall’altra il segretario viene criticato per la sua ostinazione nel parlare del ponte sullo Stretto. «Si pensi anche al Nord», ha chiesto nei giorni scorsi il governatore della Lombardia. Il ministro però alza un muro: «Tra settembre e ottobre iniziano i cantieri». Ma le insidie, dentro e fuori la Lega, per Salvini, non mancano.

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