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Regionali, vertice sui candidati. Vannacci scuote il centrodestra

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L’ex generale sogna la corsa a Palazzo Chigi e imbarazza gli alleati. “Tra Putin e Zelensky preferisco il russo”
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Sul tavolo del vertice di maggioranza, in programma oggi pomeriggio a palazzo Chigi, c’è l’autonomia. In realtà i leader discuteranno di elezioni regionali (e di manovra), in un clima di grande imbarazzo. A scuotere il centrodestra, in un crescendo ormai quotidiano, le sortite sempre più fuori le righe di Roberto Vannacci. L’ultima, solo in ordine di tempo, l’autocandidatura a premier e la contestuale dichiarazione d’amore per Putin.

In un’intervista a Maria Rosaria Boccia, l’eurodeputato leghista che prima sembrava volesse solo «vannaccizzare» la Lega, adesso travalica i confini e non esclude l’idea di diventare presto il competitor a destra di Giorgia Meloni. «La ammiro, sta facendo un ottimo lavoro, io non ho mai corso per fare il presidente del Consiglio o essere alternativo a Meloni, però - dice il numero due della Lega - se gli lettori mi metteranno in questa condizione non mi sono mai tirato indietro di fronte alle responsabilità».

Insomma, un fiume in piena. Una provocazione c…

Sul tavolo del vertice di maggioranza, in programma oggi pomeriggio a palazzo Chigi, c’è l’autonomia. In realtà i leader discuteranno di elezioni regionali (e di manovra), in un clima di grande imbarazzo. A scuotere il centrodestra, in un crescendo ormai quotidiano, le sortite sempre più fuori le righe di Roberto Vannacci. L’ultima, solo in ordine di tempo, l’autocandidatura a premier e la contestuale dichiarazione d’amore per Putin.

In un’intervista a Maria Rosaria Boccia, l’eurodeputato leghista che prima sembrava volesse solo «vannaccizzare» la Lega, adesso travalica i confini e non esclude l’idea di diventare presto il competitor a destra di Giorgia Meloni. «La ammiro, sta facendo un ottimo lavoro, io non ho mai corso per fare il presidente del Consiglio o essere alternativo a Meloni, però - dice il numero due della Lega - se gli lettori mi metteranno in questa condizione non mi sono mai tirato indietro di fronte alle responsabilità».

Insomma, un fiume in piena. Una provocazione continua e a vasto raggio. Ancor più sui temi di politica estera. L’ex generale entra a gamba tesa sul conflitto russo-ucraino, andando in rotta con la linea di palazzo Chigi. Spiega di preferire Vladimir Putin a Volodymyr Zelensky: il presidente ucraino «ha perso totalmente la sovranità sul suo Stato» perché «dipende completamente dalle risorse che provengono da altri paesi», mentre il leader del Cremlino «nei venti anni in cui ha governato ha portato un’esplosione di ricchezza e gode del supporto popolare».

Eppure, proprio poche ore prima, Matteo Salvini aveva provato a calmare i colonnelli in fibrillazione dicendo che Vannacci «è un valore aggiunto». L’ira di Luca Zaia e Massimiliano Fedriga si è aggiunta a quella di Gian Marco Centinaio e Massimiliano Romeo. «Vannacci deve fare il leghista», sottolinea il primo. «L’importante - puntualizza il governatore friulano - è contribuire alla Lega con un segretario che si chiama Salvini».

La tensione è alta, a dieci giorni dalla kermesse di Pontida. Lo è anche dentro la coalizione, alla vigilia delle regionali. I quattro leader provano a correre ai ripari. Meloni, Salvini, Tajani e Lupi si vedranno oggi pomeriggio per parlare delle pre-intese legate alla riforma tanto cara alla Lega. Ma il vertice sarà soprattutto l’occasione per provare a superare lo stallo in cui si trovano in vista del voto.

Difficile che arrivi la fumata bianca, intanto però i leader vedranno il ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli per iniziare a muovere i primi passi. D’altronde la riforma dell’autonomia fa parte della trattativa legata alle regionali e ai veti incrociati. Basti pensare alle resistenze di Tajani e del ministro Nello Musumeci.

L’obiettivo della Lega è rilanciare il tema prima appunto del raduno del 21 settembre. FI e FdI tanto per cambiare frenano. Una partita destinata a incrociare quella delle candidature.

Il partito di Salvini continua a rivendicare quella per il successore di Zaia in Veneto. Il partito della premier, primo della coalizione, non intende farsi da parte. Le notizie che arrivano dalle Marche destano altre preoccupazioni. Secondo l’ultimo sondaggio dell’istituto Noto per Porta a Porta, il candidato del centrosinistra Matteo Ricci sarebbe sotto solo di due punti e mezzo rispetto al presidente uscente, Francesco Acquaroli di FdI. La sconfitta nella roccaforte marchigiana non viene considerata tollerabile a Palazzo Chigi. La premier e il suo partito sono già in stato di allerta.

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