«Prestiti usurai», tuonavano i leghisti. «Gli Stati possono fare debito solo per armarsi», protestava Matteo Salvini. Invece, senza comunicati stampa o fanfare, il ministro Giancarlo Giorgetti – nonostante la contrarietà dei sovranisti del suo partito – ha firmato la richiesta alla Commissione Ue per un maxi-prestito da 14,9 miliardi di euro da destinare al riarmo.
L’Italia è in buona compagnia e le richieste, esulta il commissario alla Difesa Andrius Kubilius, «hanno superato la disponibilità dei fondi: è un successo europeo storico», in quanto il “Safe” è il primo programma di assistenza finanziaria comune nel settore della difesa sostenuto da garanzie del bilancio Ue.
L’Italia ha ottenuto dall’Europa il quinto contributo più sostanzioso, circa il 10 per cento del totale, dopo quelli concessi a Polonia (43,7 miliardi), Romania (16,8 miliardi), Francia e persino la filo-russa Ungheria (16,2 miliardi per ciascuno), nonostante Orban fosse contro il piano di riarmo e Budapest si fosse a…
«Prestiti usurai», tuonavano i leghisti. «Gli Stati possono fare debito solo per armarsi», protestava Matteo Salvini. Invece, senza comunicati stampa o fanfare, il ministro Giancarlo Giorgetti – nonostante la contrarietà dei sovranisti del suo partito – ha firmato la richiesta alla Commissione Ue per un maxi-prestito da 14,9 miliardi di euro da destinare al riarmo.
L’Italia è in buona compagnia e le richieste, esulta il commissario alla Difesa Andrius Kubilius, «hanno superato la disponibilità dei fondi: è un successo europeo storico», in quanto il “Safe” è il primo programma di assistenza finanziaria comune nel settore della difesa sostenuto da garanzie del bilancio Ue.
L’Italia ha ottenuto dall’Europa il quinto contributo più sostanzioso, circa il 10 per cento del totale, dopo quelli concessi a Polonia (43,7 miliardi), Romania (16,8 miliardi), Francia e persino la filo-russa Ungheria (16,2 miliardi per ciascuno), nonostante Orban fosse contro il piano di riarmo e Budapest si fosse astenuta sul Safe. Ma davanti a prestiti agevolati a basso tasso di interesse, rimborsabili in dieci anni, anche i sovranisti hanno fatto finta di non vedere da dove venissero i soldi. «Stiamo diventando una vera e propria banca della difesa», ha detto Kubilius in conferenza stampa a Bruxelles. «Ora però occorre attuare, attuare, attuare». Questa “attuazione”, per quanto riguarda il nostro Paese, per gli esperti si tradurrà in uno sviluppo soprattutto della difesa contraerea: si parla dei nuovi Samp-T in grado di abbattere i missili balistici, del Camm-Er sviluppato dal consorzio Mbda, del piccolo missile portatile Fulgur. Tre strati di difesa a lungo, medio e corto raggio. A questi vanno aggiunti sistemi antidrone, i semoventi con cannone Skyranger per l’esercito e mezzi a fascio di onde, forse persino laser. E poi fondi a Leonardo per satelliti e reti, soldi a Fincantieri per droni sottomarini a difesa dei cavi e navi madri d’appoggio.
Questa la lista della spesa, discussa all’inizio di agosto in un incontro a palazzo Chigi tra il governo e i principali gruppi della difesa, alla presenza di Giorgia Meloni. Per provare a placare le prevedibili critiche, non solo dell’opposizione ma anche della Lega, il ministro della difesa Guido Crosetto ha intanto iniziato a mettere le mani avanti, vestendo i panni della colomba. Il programma dura fino al 2035, quindi se nel frattempo la minaccia russa dovesse affievolirsi, e la guerra in Europa lascerà spazio alla pace, ci sarà sempre tempo per restituire indietro i soldi: «Mi auguro – ha detto Crosetto sabato sera in un dibattito a Campiglia Marittima - che molto prima del 2035 questa guerra sia finita e quindi ci sia la possibilità anche di rivedere gli investimenti in difesa, che sono proporzionali alla drammaticità del tempo in cui vivi».
Il calendario prevede che ora i 19 Stati che hanno chiesto i prestiti preparino i propri piani di investimento nazionali, da presentare entro la fine di novembre 2025. Sarà poi la Commissione a stabilire quali cassare e quali promuovere (a occhio il ponte sullo Stretto verrebbe bocciato), con l’obiettivo di effettuare i primi pagamenti all’inizio del 2026. Quindi si parte, nonostante Giorgetti, pur firmando la richiesta, ancora tre giorni fa da Cernobbio segnalava il suo malumore, perché «è difficile spiegare all’uomo comune che il patto di stabilità si possa derogare solo per le spese per la difesa e non per altre».
Intanto al Parlamento europeo si è ricostituita per un giorno l’alleanza giallo-verde. Le delegazioni di 5 stelle e Lega hanno infatti votato contro una risoluzione che chiedeva di aprire i negoziati di adesione dell’Ucraina all’Ue. Favorevoli gli eurodeputati di FdI, Pd (con l’eccezione di Cecilia Strada, astenuta) e Forza Italia. Assenti gli eurodeputati di Avs. La risoluzione è stata approvata.