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Fine vita, nuovo scontro: emendamenti di maggioranza escludono il Servizio sanitario nazionale

I relatori hanno presentato sette modifiche al disegno di legge. Il Pd: “Mediazione più lontana”. Avs: “Incostituzionale”
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Sette nuovi emendamenti dei relatori del disegno di legge sul fine vita, da mesi all'esame del Senato, sono stati depositati oggi nella prima riunione delle commissioni Giustizia e Affari sociali dopo la pausa estiva. Gli emendamenti hanno la firma del senatore Pierantonio Zanettin di Forza Italia e Ignazio Zullo di Fratelli d'Italia. Fra le novità, una stretta sul Servizio sanitario nazionale che viene escluso, prevedendo che "il personale in servizio, le strumentazioni e i farmaci di cui dispone a qualsiasi titolo il servizio sanitario nazionale, non possono essere impiegati per agevolare l'esecuzione del proposito suicidario".

Cambia pure il comitato nazionale di valutazione, molto discusso finora anche per la nomina governativa e che valuta le richieste di fine vita: nella proposta dei relatori, sarà sostituito dal centro di coordinamento nazionale dei vari comitati etici territoriali già esistenti. Centro a cui spetterà di fatto la decisione sulla richiesta di accedere al trattamento, con il coinvolgimento dei comitati etici territoriali già esistenti. Ma si allunga di un mese il tempo per avere una risposta: fino a 150 giorni (cioè 5 mesi) rispetto ai 120 giorni indicati nella precedente proposta della maggioranza.

La modifica comporta, quindi, un doppio vaglio, a livello territoriale e nazionale allungando un pò i tempi per una decisione: il comitato etico territoriale, infatti, da un parere non vincolante entro 60 giorni dalla richiesta dell'interessato, il Centro di coordinamento nazionale avrà altri 60 giorni per il suo parere (obbligatorio) e ulteriori 30 giorni per "motivate e comprovate esigenze".

Inoltre, in uno degli emendamenti proposti dai relatori viene ribadito il "no" a ogni forma di eutanasia. In particolare, si chiede di aggiungere al comma 1 del primo articolo che "in nessun caso la legge riconosce alla persona il diritto a ottenere aiuto a morire".

Novità queste che riaccendono lo scontro tra maggioranza e opposizione. Dal Pd, il senatore Alfredo Bazoli commenta: "Anziché avvicinare punti di mediazione, i nuovi emendamenti proposti dai relatori sul fine vita li allontanano. Direi che le speranze di un percorso condiviso per arrivare a una buona legge sono al momento decisamente ridotte".

Ilaria Cucchi di Avs parla di incostituzionalità: "La destra non vuole in nessun modo che l'Italia si doti di una legge sul fine vita. Impedire ai malati l'utilizzo del Servizio sanitario nazionale è incostituzionale e rischia di privatizzare le pratiche del fine vita".

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