Lo sciame di droni kamikaze Gerbera, prodotti dalla compagnia russa JSB Alabuga con parti cinesi Skywalker e componenti olandesi e svizzere, contro il territorio polacco di Zamosc e la stessa Nato riapre gli atlanti militari impolverati dal 1939-1945 e ribadisce la strategia di un Vladimir Putin, per nulla ammansito dalle moine e dai tappeti rossi del summit di Anchorage. Putin fa guerra a Kiev e al presidente ucraino Zelensky dal 2022 non per occupare un pugno di macerie in Donbass, ma per creare “un deserto chiamato pace”, come lamentava dei romani il capo caledone Calgaco, secondo Tacito.
I droni contro la Polonia sono monito urgente per gli americani del presidente Trump e tutti noi europei, solo il deserto di pace, democrazia, giustizia ai confini di Varsavia, e una Nato ridotta a bivacco di marmittoni imbelli, sazierà Putin, illudersi di altro è da sciocchi o complici. Parlare con i diplomatici polacchi e baltici, in queste ore, fa rabbrividire, il loro senso di angoscia è febbr…
Lo sciame di droni kamikaze Gerbera, prodotti dalla compagnia russa JSB Alabuga con parti cinesi Skywalker e componenti olandesi e svizzere, contro il territorio polacco di Zamosc e la stessa Nato riapre gli atlanti militari impolverati dal 1939-1945 e ribadisce la strategia di un Vladimir Putin, per nulla ammansito dalle moine e dai tappeti rossi del summit di Anchorage. Putin fa guerra a Kiev e al presidente ucraino Zelensky dal 2022 non per occupare un pugno di macerie in Donbass, ma per creare “un deserto chiamato pace”, come lamentava dei romani il capo caledone Calgaco, secondo Tacito.
I droni contro la Polonia sono monito urgente per gli americani del presidente Trump e tutti noi europei, solo il deserto di pace, democrazia, giustizia ai confini di Varsavia, e una Nato ridotta a bivacco di marmittoni imbelli, sazierà Putin, illudersi di altro è da sciocchi o complici. Parlare con i diplomatici polacchi e baltici, in queste ore, fa rabbrividire, il loro senso di angoscia è febbrile, nel 1939 il mondo li lasciò soli a Stalin e Hitler: adesso? Ignorare la gravità del blitz, che le grottesche tv di Mosca addossano agli ucraini, sarebbe errore pericoloso, grave, forse irrimediabile.
«La storia non si ripete, ma a volte fa rima», scriveva il saggio scrittore Mark Twain e chi non coglie le rime fra il sibilo dei droni Gerbera e i tank dei generali tedeschi von Bock e von Rundstedt, spalleggiati a Est dai generali di Stalin, Timoshenko e Kovalev, potrà far bella figura nei talk show in voga, o brillare online da fosco influencer anti Occidente alla Emmanuel Todd, ma presto verrà sbugiardato. Abbiamo dimenticato il corridoio polacco di Suwalki, stretto fra la gelida foresta di Augustòw, l’exclave del Cremlino a Kaliningrad e la Bielorussia. Non ve ne parlano in tv e online, ma durante la Guerra Fredda da Suwalki si sarebbero incolonnati i carri armati di Urss e Patto di Varsavia, per poi colpire il passo di Fulda e la Germania. Suwalki torna in prime time. Come nel 1939, quando Hitler entrò in Polonia con un «piano a rami», tre direzioni via Slesia, Slovacchia e Prussia, Varsavia si ritrova frontiera fragile delle guerre a venire. Sei milioni di polacchi caddero in sei anni di combattimenti, metà cattolici, metà ebrei, e la nazione pagò poi con decenni di dittatura imposta da Mosca, fino alla generosa rivolta del Nobel Lech Walesa e Solidarnosc, benedetta da papa Giovanni Paolo II, l’ex parroco di Niegowic, a un passo da Cracovia.
Il pur tardivo riarmo europeo della presidente von der Leyen, il ritorno alla difesa di Varsavia, Lituania, Estonia e Lettonia, come ha sottolineato il ministro della Difesa Crosetto, non è «bellicismo» secondo l’invettiva diffusa dall’Astroturfing, disinformazia russa, è ascoltare le rime della Storia.
E in nessun paese questa tragica metrica si coniuga in morte, sofferenze, lager, dittatura come nella Polonia, cristianizzata da Mieszko I nel 966 e da allora cuore d’Europa.