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Separazione delle carriere, il governo accelera. Critiche le opposizioni

I ministro della Giustizia, Carlo Nordio

 

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La terza lettura della riforma era prevista tra fine settembre e inizio ottobre
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La rabbia che diventa vendetta. Il centrodestra, alla riscossa contro i magistrati, accelera il percorso parlamentare della riforma che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici. Da quando è trapelata la notizia che la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, è stata iscritta dalla procura di Roma tra gli indagati per false informazioni ai pm legate alla liberazione del generale libico Almasri, la maggioranza ha iniziato a meditare la sua ripicca.

Ieri mattina, quando mancavano poche ore alla riunione della conferenza dei capigruppo della Camera, chiamata a decidere il calendario d’Aula, nei corridoi di Montecitorio già era emersa la volontà di voler mandare un segnale ai giudici per dimostrare che sulla giustizia si va avanti nonostante loro: «Dobbiamo fare in fretta e rispondere con i fatti in Parlamento».

Questo è il clima all’interno della maggioranza che ha vissuto come uno schiaffo in faccia al governo l’indagine a carico della più strett…

La rabbia che diventa vendetta. Il centrodestra, alla riscossa contro i magistrati, accelera il percorso parlamentare della riforma che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici. Da quando è trapelata la notizia che la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, è stata iscritta dalla procura di Roma tra gli indagati per false informazioni ai pm legate alla liberazione del generale libico Almasri, la maggioranza ha iniziato a meditare la sua ripicca.

Ieri mattina, quando mancavano poche ore alla riunione della conferenza dei capigruppo della Camera, chiamata a decidere il calendario d’Aula, nei corridoi di Montecitorio già era emersa la volontà di voler mandare un segnale ai giudici per dimostrare che sulla giustizia si va avanti nonostante loro: «Dobbiamo fare in fretta e rispondere con i fatti in Parlamento».

Questo è il clima all’interno della maggioranza che ha vissuto come uno schiaffo in faccia al governo l’indagine a carico della più stretta collaboratrice di Carlo Nordio. Non solo, nella contesa con la magistratura c’è un particolare: la vera sconfitta per il governo Meloni non è la richiesta di autorizzazione a procedere per i tre membri del governo, Piantedosi, Nordio e Mantovano. Ma la figuraccia che hanno rimediato da tre giudici indipendenti, che hanno composto il collegio del tribunale dei ministri. La premier aveva attaccato duramente il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ricordando addirittura la vicenda palermitana del processo a Salvini. «Non era un atto dovuto», hanno ripetuto per giorni. E invece si è scoperto poi che era molto di più: un atto doveroso, tanto che le giudici hanno chiesto il processo per i tre, e anche per il ministro dell’Interno per il quale lo stesso Lo Voi aveva addirittura chiesto l’archiviazione. Nessun complotto, quindi.

La questione si intreccia alla riforma delle carriere, che sarebbe dovuta approdare alla Camera a ottobre, come annunciato dallo stesso Nordio, così da dare alla commissione il tempo necessario per discuterla. Invece arriverà il 16 settembre. Un modo per rispondere ai magistrati e tenere alto lo scontro. «Il governo va avanti dritto», assicura Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento.

Per i parlamentari M5S delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, «il governo vuole consumare la sua vendetta e vuole che la politica possa controllare i pm». La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, che si è battuta per ottenere, visti i tempi strettissimi, che anche lunedì la commissione possa discutere la riforma, mette l’accento sullo «scambio all’interno della maggioranza sulle riforme». A novembre infatti è stata calendarizzata la riforma del premierato voluta da Giorgia Meloni, ieri in un vertice a palazzo Chigi si è tornati a parlare di Autonomia, come chiesto dalla Lega, e Forza Italia sta incassando alla svelta la riforma sulla separazione delle carriere.

Non sfugge alla responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, l’accanimento del governo nei confronti del tribunale dei ministri che sta indagando sul caso Almasri: «La destra faccia pace con se stessa. Sono mesi che ci spiega che il sorteggio è strumento fondamentale per indicare i magistrati che comporranno il Csm. E di fronte alle nostre proteste, cita il caso del Tribunale dei ministri che appunto viene sorteggiato. Ebbene, oggi abbiamo scoperto che neppure sorteggiati i magistrati vanno bene alla destra».

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