Francesco Acquaroli è il governatore uscente delle Marche, la prima delle sette regioni al voto. Un test che potrebbe, a caduta, influenzare anche gli altri risultati. Soprattutto, se Fratelli d’Italia perdesse il governatore ad Ancona, potrebbe rivalersi in Veneto scippando la candidatura alla Lega.
Acquaroli, sulle sue spalle c’è il futuro del centrodestra e forse pure del governo. Sente la pressione?
«Be’, la sento tantissimo. Credo che sia anche normale, ma le garantisco che l’avrei sentita pure se non ci avessero definiti l’Ohio d’Italia».
Un bell’aiutino gliel’ha dato l’inchiesta “Affidopoli” che ha colpito il suo sfidante Matteo Ricci, non crede?
«Sinceramente non lo so. Quello che so è che io non l’ho mai utilizzata in campagna elettorale. E intendo restare sul dibattito della regione fino all’ultimo giorno, perché queste vicende non aiutano nessuno. Anzi, il rischio vero è che invece di parlare dei risultati delle Marche si parli di altro».
Lei non l’avrà utilizzata, ma…
Francesco Acquaroli è il governatore uscente delle Marche, la prima delle sette regioni al voto. Un test che potrebbe, a caduta, influenzare anche gli altri risultati. Soprattutto, se Fratelli d’Italia perdesse il governatore ad Ancona, potrebbe rivalersi in Veneto scippando la candidatura alla Lega.
Acquaroli, sulle sue spalle c’è il futuro del centrodestra e forse pure del governo. Sente la pressione?
«Be’, la sento tantissimo. Credo che sia anche normale, ma le garantisco che l’avrei sentita pure se non ci avessero definiti l’Ohio d’Italia».
Un bell’aiutino gliel’ha dato l’inchiesta “Affidopoli” che ha colpito il suo sfidante Matteo Ricci, non crede?
«Sinceramente non lo so. Quello che so è che io non l’ho mai utilizzata in campagna elettorale. E intendo restare sul dibattito della regione fino all’ultimo giorno, perché queste vicende non aiutano nessuno. Anzi, il rischio vero è che invece di parlare dei risultati delle Marche si parli di altro».
Lei non l’avrà utilizzata, ma i giornali della destra ci hanno banchettato sopra...
«Ci sono delle dinamiche che non mi riguardano e che non controllo. Sicuramente queste vicende rivestono una natura pubblica ed è chiaro che la stampa fa il suo mestiere, come è giusto che sia. Ma io non la voglio utilizzare, anzi auguro davvero a Ricci di uscirne quanto prima e bene».
La sua regione ha costruito il suo sviluppo sull’export, adesso è colpita dai dazi di Trump. È stato un errore subire quel del 15 per cento?
«Quella che andava assolutamente scongiurata era una guerra commerciale. L’accordo evidentemente è un punto di compromesso, non ci entusiasma. Ma, visto che i dazi ormai ci sono, l’importante è che siano sostenibili per le nostre imprese e, soprattutto, che non venga pregiudicato l’ingresso sul mercato americano nei nostri prodotti».
L’Istat ha certificato oggi un meno 3,3 per cento del vostro export nel secondo trimestre dell’anno. Le vostre imprese, già prima dei dazi, erano in difficoltà...
«Attenzione, noi abbiamo un settore farmaceutico che influisce molto sui dati a causa dello stabilimento Pfizer. Durante la pandemia, quando tutto era in recessione, abbiamo avuto una crescita enorme perché qui producevano i vaccini. Depurando il dato dalla caduta del farmaceutico, siamo a zero, in linea rispetto allo scorso anno».
Non è un risultato esaltante, ne conviene?
«Nessuno è contento dei dati davanti a una crisi evidente. Ma bisogna tenere conto della guerra, perché la nostra manifattura, soprattutto quella calzaturiera, esportava sia in Ucraina che in Russia, e il blocco di quei mercati ha avuto delle conseguenze pesanti».
Arrivare nella vostra regione è incubo, le strade sono disseminate di cantieri e le ferrovie vanno a velocità da Far West. Non sente di avere una responsabilità in questo?
«Noi abbiamo sbloccato tanti cantieri che erano attesi da decenni. È vero che alcuni progetti erano in corso ma è pure vero che, in tutti questi anni, non erano riusciti a decollare. Noi, nonostante il rincaro delle materie prime, ne abbiamo fatti ripartire tanti e, in alcuni casi, li abbiamo fatti iniziare da zero».
Un “doping” politico le arriva anche dal governo della sua amica Meloni, tra stanziamenti del Cipess e Zes unica...
«Questo governo sta facendo molto per le Marche, non per Francesco Acquaroli».
Dai sondaggi emerge che i cittadini delle Marche sono molto preoccupati per la sanità. Lei governa da cinque anni, come risponde?
«Che abbiamo ereditato una situazione drammatica, venivamo dalla chiusura di tanti presidi ospedalieri, non c’era una programmazione del personale e questo ha comportato la perdita di 200 medici in medicina generale. Per garantire la quantità assistenziale di 93 postazioni avremmo bisogno di 400 medici e ne abbiamo poco meno di 50».
Lei non ha colpe?
«Noi stiamo invertendo la rotta e la riforma che abbiamo messo in campo sta producendo i risultati, ma tenga conto che siamo stati eletti nel 2020 e fino al 2022 c’è stata di fatto la pandemia. Non è facile riformare un sistema in due anni e mezzo».
Allora sbagliano i cittadini?
«No, ma respingo la fiction dell’opposizione che vada tutto male. Riusciamo, nonostante tutto, ad avere una regione che è tra le prime posizioni in Italia sui Lea, i livelli essenziali di assistenza, ha delle eccellenze riconosciute come l’ospedale Torrette di Ancona. E tutto questo senza aver aumentato le tasse, a differenza di tutte le altre regioni del Centro Italia».