Il Parlamento europeo dopo due anni batte un colpo su Gaza. E nello stesso tempo proprio quel colpo, una risoluzione, spacca in tre la maggioranza del governo italiano e in due il centrosinistra. Nel centrodestra ha votato a favore Forza Italia, Fratelli d’Italia si è astenuto e la Lega contro. Nell’opposizione il Pd ha approvato il testo, il M5S no.
Per la prima volta dal 7 ottobre 2023, dunque, dopo una lunga trattativa e una serie di emendamenti (è stata ad esempio cancellata la parola «genocidio»), l’Eurocamera, con il voto favorevole di Ppe (anche tra i popolari si sono registrati dei dissensi), S&D e Renew, ha acceso il disco verde (305 sì, 151 no e 122 astensioni) a una mozione in cui si condanna «con forza il blocco degli aiuti umanitari a Gaza da parte del governo israeliano».
Un testo, insomma, in cui si critica con forza l’esecutivo Netanyahu, e si chiede di ripristinare il mandato e i finanziamenti dell’Unrwa, l’Agenzia Onu per il soccorso dei palestinesi. Ma soprattut…
Il Parlamento europeo dopo due anni batte un colpo su Gaza. E nello stesso tempo proprio quel colpo, una risoluzione, spacca in tre la maggioranza del governo italiano e in due il centrosinistra. Nel centrodestra ha votato a favore Forza Italia, Fratelli d’Italia si è astenuto e la Lega contro. Nell’opposizione il Pd ha approvato il testo, il M5S no.
Per la prima volta dal 7 ottobre 2023, dunque, dopo una lunga trattativa e una serie di emendamenti (è stata ad esempio cancellata la parola «genocidio»), l’Eurocamera, con il voto favorevole di Ppe (anche tra i popolari si sono registrati dei dissensi), S&D e Renew, ha acceso il disco verde (305 sì, 151 no e 122 astensioni) a una mozione in cui si condanna «con forza il blocco degli aiuti umanitari a Gaza da parte del governo israeliano».
Un testo, insomma, in cui si critica con forza l’esecutivo Netanyahu, e si chiede di ripristinare il mandato e i finanziamenti dell’Unrwa, l’Agenzia Onu per il soccorso dei palestinesi. Ma soprattutto gli eurodeputati invitano a valutare «la possibilità di riconoscere lo Stato di Palestina per sostenere la soluzione dei due Stati». Una opzione, in realtà, che non trova consensi unanimi nell’Ue e che mostra la profonda diversità di opinioni nell’Unione. E infatti anche in questo caso il compromesso ha portato all’uso della parola «possibilità» senza esortare direttamente al riconoscimento. Del resto senza queste mediazioni probabilmente il Ppe non avrebbe potuto accettare il testo e quindi non ci sarebbe stato il via libera alla risoluzione. Nella quale si sostiene la decisione della presidente della Commissione europea di sospendere il sostegno bilaterale dell’Ue a Israele e parzialmente l’accordo Ue-Israele in materia commerciale.
L’obiettivo intermedio, secondo l’aula di Strasburgo, dovrebbe poi essere «un cessate il fuoco immediato e permanente e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi israeliani detenuti a Gaza» condannando «i crimini barbari di Hamas».
Ma appunto, come spesso accade sulle questioni internazionali, questo voto ha spaccato le coalizioni e i partiti. La maggioranza di governo si è divisa in tre e il centrosinistra in due. Si è divisa anche Avs con Ilaria Salis astenuta e Leoluca Orlando contro. E persino il Ppe, solitamente granitico, ha dovuto fare i conti con ben 62 dissidenti. I Conservatori di Ecr, il gruppo di cui fa parte il partito di Giorgia Meloni, che ha optato per l’astensione, ha comunque registrato 22 contrari e molte assenze.
Carlo Fidanza, di Fdi, ha motivato così l’astensione: «Il testo della risoluzione su Gaza, nonostante la bocciatura di molti emendamenti inaccettabili dell’estrema sinistra e l’approvazione di emendamenti migliorativi, non ha raggiunto l’equilibrio che avremmo voluto e che il dramma di Gaza avrebbe richiesto». Per il dem Nicola Zigaretti è stato invece un «voto storico». Per i Cinque Stelle è stato «debole» perché non riconosce «il genocidio dei palestinesi».
La Commissione ha ieri confermato l’intenzione di von der Leyen di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per porre fine al dramma di Gaza e soprattutto vuole mettere i governi nazionali di fronte alla necessità di compiere una scelta in Consiglio: «È chiaro – ha detto una portavoce di Palazzo Berlaymont - che bisogna mettere più opzioni sul tavolo e che ciascuna delle istituzioni, anche in questo ambito, deve assumersi la propria parte di responsabilità».