Nell’alba più complessa, quella dei droni scagliati oltre il confine Est della Nato, sul tavolo del governo italiano si è valutato di tutto: anche l’ipotesi di cancellare alcuni voli in partenza per gli aeroporti della Polonia occidentale, quelli rimasti aperti nonostante l’attacco. In quelle ore l’allerta era massima, la difesa e l’intelligence in fibrillazione. Sono dettagli che emergono con il passare delle ore. E di cui avrà modo di parlare il capo dell’Aise Giovanni Caravelli, martedì prossimo in un’audizione al Copasir.
Lo sconcerto, d’altra parte, è lo stesso vissuto in queste ore dai leader continentali. Parallelamente, si fa spazio la necessità di reagire, in qualche modo. Per mostrare che l’Europa è compatta, o almeno prova a esserlo, nonostante i silenzi della Casa Bianca. Per rispondere al disimpegno di Donald Trump verso la Polonia (novità enorme, dopo vent’anni di giganteschi investimenti di Washington in quell’area). Bisogna rassicurare il continente, concordano i princ…
Nell’alba più complessa, quella dei droni scagliati oltre il confine Est della Nato, sul tavolo del governo italiano si è valutato di tutto: anche l’ipotesi di cancellare alcuni voli in partenza per gli aeroporti della Polonia occidentale, quelli rimasti aperti nonostante l’attacco. In quelle ore l’allerta era massima, la difesa e l’intelligence in fibrillazione. Sono dettagli che emergono con il passare delle ore. E di cui avrà modo di parlare il capo dell’Aise Giovanni Caravelli, martedì prossimo in un’audizione al Copasir.
Lo sconcerto, d’altra parte, è lo stesso vissuto in queste ore dai leader continentali. Parallelamente, si fa spazio la necessità di reagire, in qualche modo. Per mostrare che l’Europa è compatta, o almeno prova a esserlo, nonostante i silenzi della Casa Bianca. Per rispondere al disimpegno di Donald Trump verso la Polonia (novità enorme, dopo vent’anni di giganteschi investimenti di Washington in quell’area). Bisogna rassicurare il continente, concordano i principali leader Ue nel corso di contatti informali. Va ridimensionata l’impressione di una paralisi decisionale. Giorgia Meloni non è coinvolta nella telefonata tra Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz, ma ha voglia e necessità di restare nella partita europea. Si stabilisce dunque che i principali Paesi dell’Unione - quelli tradizionalmente racchiusi nel formato E4, innanzitutto – porteranno avanti contromosse politiche e diplomatiche. E lo faranno già a partire dalle prossime ore, rafforzando il loro coordinamento. Provando a renderlo stabile, evidente, quasi plasticamente strutturale. Mossi da una necessità ormai esistenziale: sostenere Varsavia, ma soprattutto Kiev, l’avamposto europeo di questa resistenza obbligata. Mostrando a Mosca che, nonostante tutte le debolezze ormai evidenti, il nucleo fondativo dell’Europa manterrà comunque i suoi impegni.
O almeno: ci proverà. Perché alcune diverse criticità discusse dai leader in queste ore fanno paura. I droni, ad esempio: quelli russi sono tanti, i missili per abbatterli assai meno e dal costo elevatissimo. Ma soprattutto: non c’è in Europa una capitale con capacità industriale utile a produrre un numero sufficiente di droni intercettori. Ad eccezione di Kiev, ovviamente. Da qui discende l’idea di Palazzo Chigi (e di altri governi Ue) di costruirli direttamente in Ucraina, affidando il lavoro alle principali industrie italiane del settore.
Meloni deve però fare i conti con un altro nodo, che sembra militare e in realtà è soprattutto politico: Parigi e Berlino, Londra, i Paesi Bassi, svedesi e cechi hanno già promesso di rafforzare la missione Nato sul fianco Est con più uomini e altri mezzi. Ecco il dilemma di Roma: è possibile (e sostenibile con la Lega) rafforzare anche l’impegno italiano? L’Italia partecipa già con l’azione di air policing. Dalla base di Amari, in Estonia, può decollare il jet-radar Gulfstream Caew (un altro, se necessario, può partire dall’Italia). Sempre in territorio estone è schierato un Samp-T. Quattro caccia utilizzati per il pattugliamento aereo di quei confini. E sempre a Est possono essere schierati fino a 375 uomini sul terreno. Per aumentare questi numeri, già approvati dal Parlamento, servirebbe un nuovo via libera delle Camere. Palazzo Chigi potrebbe decidere però di mobilitare il numero massimo di soldati e mezzi già autorizzati. Ed è proprio questa l’opzione che si sta valutando, anche se mancano conferme ufficiali - per dare nelle prossime ore un segnale agli alleati.