Roma – Non è stata citata da Mark Rutte, perché non ha ancora fornito i dettagli alla Nato. Ma l’Italia, secondo quanto apprende Repubblica da fonti di massimo livello del governo, intende partecipare all’operazione Sentinella orientale. È una valutazione che l’esecutivo sta portando avanti in queste ore, ma l’esito sembra ormai scontato: Roma sarà a bordo della nuova missione continentale per difendere il fronte Est. Lo farà con due caccia in più di quelli attualmente schierati lungo il confine più caldo dell’Europa. Non solo: gli italiani offriranno la propria disponibilità ad allungare il tempo di permanenza del Samp-T già presente in Estonia. E garantiranno che il jet-radar Caew, fondamentale per pattugliare i cieli che guardano a levante, resterà operativo più del previsto.
Roma – Non è stata citata da Mark Rutte, perché non ha ancora fornito i dettagli alla Nato. Ma l’Italia, secondo quanto apprende Repubblica da fonti di massimo livello del governo, intende partecipare all’operazione Sentinella orientale. È una valutazione che l’esecutivo sta portando avanti in queste ore, ma l’esito sembra ormai scontato: Roma sarà a bordo della nuova missione continentale per difendere il fronte Est. Lo farà con due caccia in più di quelli attualmente schierati lungo il confine più caldo dell’Europa. Non solo: gli italiani offriranno la propria disponibilità ad allungare il tempo di permanenza del Samp-T già presente in Estonia. E garantiranno che il jet-radar Caew, fondamentale per pattugliare i cieli che guardano a levante, resterà operativo più del previsto.
Non è una scelta banale. Ma è per Giorgia Meloni una mossa militare, politica e diplomatica quasi obbligata. La pressione europea per sostenere lo sforzo di Varsavia e dei baltici nella difesa da nuove potenziali offensive russe a colpi di droni – e per contrastare altri sconfinamenti di aerei di Mosca nei cieli Nato – è forte. Germania, Francia, Gran Bretagna e gli scandinavi sono ufficialmente a bordo dell’operazione. I polacchi schiereranno 40 mila uomini in più. Complesso restare fuori, per Roma. Soprattutto se gli americani continuano a defilarsi. La premier ha quindi necessità di mandare segnali per mantenere Roma nel gruppo europeo di testa. Lo stesso sforzo di Guido Crosetto, che ha assicurato di recente nel vertice E5 a Londra il massimo supporto all’alleanza.
Torniamo al dettaglio del contributo a “Eastern Sentry”. Mentre i francesi stanno già trasferendo i propri Rafale sull’aeroporto Minsk Mazowiecki, non lontano da Varsavia, Palazzo Chigi e la Difesa studiano le strade percorribili. Per quanto riguarda i due caccia, il governo ha due opzioni: impegnare gli Eurofighter o gli F-35. L’opzione più probabile è la seconda: nella base estone di Amari sono già schierati quattro F-35 e proprio lì dovrebbero arrivare i “rinforzi”. L’alternativa, quella degli Eurofighter, prevede il trasferimento dei due caccia a Costanza, in Romania, dove è già schierata una squadriglia tedesca. In queste ore si ipotizza che gli Eurofighter di Berlino e Londra costituiscano squadriglie comuni e decollino però da un aeroporto militare polacco a pochi minuti di volo da Kaliningrad. È il punto più sensibile dell’area, lo spicchio di terra controllato dai russi nel cuore dell’Europa. A questa operazione “mista” anglo-tedesca potrebbero associarsi gli italiani. Anche se, come detto, la soluzione favorita è quella degli F-35. Roma intende assicurare anche la proroga dell’impegno del Samp-T già schierato in Estonia e quello del Caew: si tratta del jet radar (dal valore di mezzo miliardo di euro) che per sei ore ha coordinato la difesa della Nato dall’incursione dei droni russi sui cieli polacchi.
Resta un nodo politico e giuridico, che si può sintetizzare così: l’eventuale incremento degli impegni militari italiani va autorizzato dal Parlamento? Dipende. La legge prevede infatti che ogni anno le Camere autorizzino un massimo di uomini e mezzi per le missioni italiane all’estero, distinguendo anche i paletti per ogni singola spedizione. Nel caso del contributo italiano alla Nato air policing sul fronte orientale – una missione che racchiude l’impegno in Romania, Polonia e paesi baltici – è indicato un massimo di dodici aerei (i quattro F-35 e il Caew). Anche includendo altri due velivoli da trasporto, necessari al supporto logistico, arriviamo a sette (fino a trecento è invece il numero di militari che è possibile schierare). Dunque, il margine esiste e permetterebbe l’invio dei due caccia in più. L’esecutivo, si apprende, sta però valutando se queste decisioni necessitino comunque di un ulteriore via libera parlamentare.