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Cinecittà, Giuli: “Si vada dritto su indagini, ma non credo al conflitto d’interessi di Cacciamani”

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Il ministro della Cultura chiede alla Guardia della finanza di fare tutte le verifiche necessarie: “Non faremo sconti a nessuno”. "Siamo la generazione Atreju e ce la vogliamo giocare. Per una volta: sorte, potere e consenso stanno dalla stessa parte"
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ROMA – Due parole e una linea, forse inevitabile, sul bubbone Cinecittà. “Nessuno sconto”, scandisce il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in relazione alle inchieste che da piazzale Clodio sfiorano anche la nuova governance . “Siamo noi a voler fare chiarezza, siamo stati noi ad aver rafforzato i protocolli con la Guardia di Finanza e a loro ho detto: andate dritti. E se devo essere sincero, dovendo capire e cercare la sporcizia in casa d’altri, mi sento più libero se a casa mia è ben pulito”, ragiona il titolare del Collegio Romano, dal palco del Circo Massimo, ospite della festa del Fatto quotidiano.

Tra i vari filoni d’inchiesta in mano alla Procura di Roma c’è infatti quello sulla posizione della amministratrice delegata degli Studios romani, Manuela Cacciamani,…

ROMA – Due parole e una linea, forse inevitabile, sul bubbone Cinecittà. “Nessuno sconto”, scandisce il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in relazione alle inchieste che da piazzale Clodio sfiorano anche la nuova governance . “Siamo noi a voler fare chiarezza, siamo stati noi ad aver rafforzato i protocolli con la Guardia di Finanza e a loro ho detto: andate dritti. E se devo essere sincero, dovendo capire e cercare la sporcizia in casa d’altri, mi sento più libero se a casa mia è ben pulito”, ragiona il titolare del Collegio Romano, dal palco del Circo Massimo, ospite della festa del Fatto quotidiano.

Tra i vari filoni d’inchiesta in mano alla Procura di Roma c’è infatti quello sulla posizione della amministratrice delegata degli Studios romani, Manuela Cacciamani, ritenuta vicina ad Arianna Meloni, e sui sospetti dei suoi eventuali conflitti di interessi, avendo la manager guidato, fino a poco fa, alcune società di produzione, direttamente o indirettamente in rapporti con Cinecittà. “Cacciamani è una delle prime sotto osservazione, certo, e per me questo è rassicurante. La si definisce anche qui ‘nome nostro’, per chiarezza l’ha nominata il mio predecessore , ma non mi voglio nascondere, l'avrei nominata comunque . È un'ottima produttrice e un ottimo amministratore”.

Quindi, davvero non c’è nessun timore sui suoi potenziali conflitti di interesse? Il ministro risponde anche a margine, a Repubblica: “Ma conflitti, in che periodo? Non credo proprio ci siano problemi, ora. Anche sul pregresso, immagino e credo di no. Ma ribadisco la serenità nel fare chiarezza a vantaggio di tutti. Gli accertamenti andranno per la loro strada”. Una linea che, evidentemente - anche dopo lo scandalo degli 800mila euro erogati nel 2024 per il film fantasma di Charlie Kaufmann, il criminale che ha ucciso la sua compagna e la loro bimba a Villa Phamphilij - è stata condivisa con Palazzo Chigi. Poi Giuli, sollecitato sullo spoil system di destra, l'amichettismo al contrario, e sulle critiche che anche da destra (Veneziani, Cardini) piovono sulla classe dirigente meloniana, sbotta: "A me non frega niente di occupare caselle, al Museo Egizio c'era un'eccellenza, Greco, e l'ho confermato. Vedo che Veneziani e altri vanno giù duro, lì ci sono anche rapporti personali sedimentati, ma ora però fateci mettere alla prova. È la generazione Atreju, sta venendo fuori. Vedo un sacco di assessori alla cultura di FdI che sono preparati , che gestiscono case editrici o scrivono. È la prima volta che sorte, potere, consenso, stanno dalla stessa parte".

Il ministro, all’inizio, fa lo sportivo. Sorridente, giacca di lino ecru e pochette chiara, giocando con la platea che resta freddina sul suo ingresso: “Il clima di rispetto va bene, ma qualche buu ci sta: sennò mi accusano di intelligenza col nemico”. E i buu arriveranno. “Io non ho mai usato espressioni come ‘spazzare via’, fare ‘piazza pulita’, i nostri i loro…” . La platea rumoreggia: accanto a lui, il patron di Lucky Red Andrea Occhipinti si torce un po’ sulla sedia, il regista Marco Bellocchio immobile. Ma come, gli ricordano, lei aveva detto: “Noi abbiamo tolto l’Unione sovietica da Cinecittà”. E lui, sornione: “Ma io mi riferivo alla desolazione alle lentezze, al clima di abbandono, di un regime in decadenza”. E dal pubblico: questa è una supercazzola.

Giuli torna serio sul tema dei film dallo scarso esito o delle produzioni che esistono solo sulla carta.

‘’Capisco che l’unità di misura del cinema non sia la quantità, ma la qualità. E che ci debba essere una valutazione complessiva - concede - ci sono film che vanno malissimo, ma poi si riprendono sulla piattaforma. Almeno quelli sono film che hanno dato cattiva prova di sé, ma esistono. Ma poi abbiamo visto film inesistenti . Ecco, vi dico una cosa di destra: non si può giocare con i fondi pubblici”. Altro buu, lui va avanti: “L’erogazione del tax credit è stata straordinaria negli ultimi anni, si era arrivati dai 250 milioni fino a 690 milioni. Ma ora ci sarà un rigore implacabile nella rendicontazione. Noi cerchiamo di far buon cinema e di non scassare i fondi pubblici, dobbiamo insieme monitorare e restringere le maglie della potenziale truffa, delle furbizie, degli illeciti. Ma dobbiamo anche sapere che ogni accertamento significa un rallentamento, bisogna avere questa consapevolezza”. Interviene Occhipinti a difendere dati storici e immagine del cinema, pungendo ul ministro: “Innanzitutto io credo che lo Stato non debba fare l’editore, bisognerebbe che decidesse il mercato, che le idee fossero valutate e misurate in questo modo”. E poi, aggiunge il produttore, “sembra che Cinecittà fosse diventato solo un luogo di moltiplicazione di fondi. Va chiarito che, essendo il tax credit all’11 per cento delle produzioni, le maggiori erogazioni erano legate al boom enorme che c’era stato in epoca Covid. Con un’impennata di domanda di prodotti, di serie, di fruzioni di film sulle piattaforme. E quindi il cinema ha partecipato e si è fatto motore attivo dell’economia italiana. Se non diciamo questo, non diciamo tutto”. Applausi.

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