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Meloni insiste: “Sappiamo da che parte sta la violenza”

Giorgia Meloni all'evento di Vox

 

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Piantedosi predica cautela: “L’Italia ha anticorpi, non è gli Usa”. Renzi: “Ci paragonano alle Br, ma ignorano la storia, la Dc le ha combattute”
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ROMA – La nuova tappa della campagna di Giorgia Meloni si consuma durante la convention dell’ultradestra spagnola di Vox in corso a Madrid. Con un video-messaggio, e per il terzo giorno consecutivo, la presidente del Consiglio torna a parlare dell’assassinio del trumpiano Charlie Kirk. «Voglio rendere omaggio a un giovane coraggioso. Il suo sacrificio — è la premessa — ci ha ricordato un’altra volta da che lato stanno la violenza e l’intolleranza». A sinistra, lascia intendere. Ma non basta. La premier torna a puntare il dito contro gli avversari: «Voglio dire alto e chiaro a tutti quegli odiatori ed estremisti nascosti per strada e a quei falsi maestri in giacca e cravatta nascosti nei salotti che non cadremo nella loro trappola, di chi vuole trascinare le nostre nazioni in una spirale di violenza». Un allarme grave, se pronunciato da chi guida un governo. «Ma voglio anche dire loro che non ci faremo intimidire e andremo avanti a batterci senza sosta per la libertà dei nostri popoli»…

ROMA – La nuova tappa della campagna di Giorgia Meloni si consuma durante la convention dell’ultradestra spagnola di Vox in corso a Madrid. Con un video-messaggio, e per il terzo giorno consecutivo, la presidente del Consiglio torna a parlare dell’assassinio del trumpiano Charlie Kirk. «Voglio rendere omaggio a un giovane coraggioso. Il suo sacrificio — è la premessa — ci ha ricordato un’altra volta da che lato stanno la violenza e l’intolleranza». A sinistra, lascia intendere. Ma non basta. La premier torna a puntare il dito contro gli avversari: «Voglio dire alto e chiaro a tutti quegli odiatori ed estremisti nascosti per strada e a quei falsi maestri in giacca e cravatta nascosti nei salotti che non cadremo nella loro trappola, di chi vuole trascinare le nostre nazioni in una spirale di violenza». Un allarme grave, se pronunciato da chi guida un governo. «Ma voglio anche dire loro che non ci faremo intimidire e andremo avanti a batterci senza sosta per la libertà dei nostri popoli».

Da giorni, la destra italiana prende spunto dall’omicidio avvenuto in un campus nello Utah per evocare il rischio di un clima simile agli anni di piombo — l’ha fatto esplicitamente il ministro Luca Ciriani, citando le Br — e per attaccare l’opposizione. Contestualmente, il Viminale ha inoltrato ai prefetti una circolare con la richiesta di verificare ed eventualmente rafforzare le scorte, in particolare di chi siede al governo.

Allo stesso tempo, però, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi predica «toni bassi». Un antidoto, è la posizione che trapela, utile anche a non incoraggiare emulatori.

È il contrario della strategia scelta dalla premier e da parte dell’esecutivo. In questa chiave vanno lette le parole pronunciate proprio ieri dal responsabile del Viminale. «Non sottovalutiamo mai nessun segnale. E pur in assenza di avvisaglie concrete, lavoriamo alla massima precauzione». Allerta, è insomma la linea, senza allarmismo. Non a caso, quando gli chiedono dell’escalation verbale denunciata da Meloni, Piantedosi replica: «Da un punto di vista politico e sociale, l’Italia non è gli Stati Uniti. E quindi tenderei a dire che grazie a Dio siamo una società che ha ancora degli anticorpi».

Come detto, sono toni distanti da quelli scelti dalla destra italiana. Lo rileva anche Matteo Renzi. Il leader di Iv posta il video di Meloni che parla alla festa dell’Udc, alle spalle uno scudo crociato: «La premier usa quel simbolo per evocare lo scontro, aggredire gli avversari, evocare nemici». E ancora: «Il governo ha paragonato Italia Viva alle Brigate Rosse. Non conoscono la storia. La Dc ha combattuto contro le Br alleandosi con tutte le forze dell’arco costituzionale. Meloni continua a seminare odio. Ma il Paese non ha bisogno di questo clima infame».

A sera e dopo giorni di accuse lanciate contro la sinistra, Meloni sembra rivedere i toni. Di certo, prende spunto dalla solidarietà al ministro Paolo Zangrillo per la contestazione subita alla festa del Pd a Torino per lanciare un appello alla moderazione: «Il confronto politico, anche acceso, non deve mai trasformarsi in aggressione verbale. Serve da parte di tutti la responsabilità di abbassare i toni e di contribuire a un dibattito pubblico civile e costruttivo».

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