Il Papa: “Musk trilionario è il sintomo che siamo nei guai”
di Iacopo ScaramuzziCITTA’ DEL VATICANO – Sono passate solo poche ore dallo spettacolo dei droni di Kimbal Musk che hanno disegnato figure di luce sopra la cupola di San Pietro, sabato sera, e viene fuori tutta la perplessità di Leone XIV nei confronti del più noto fratello, Elon Musk, proiettato a diventare il primo trilionario del mondo, e preso a modello della disparità di redditi tra classi lavoratrici e super ricchi: «Se questa è l’unica cosa che ha ancora valore, allora siamo nei guai...», dice il Papa nato a Chicago nella prima intervista del pontificato, concessa questa estate alla giornalista statunitense Elise Ann Allen, sua vecchia conoscenza. Nelle anticipazioni del colloquio, che uscirà nei prossimi giorni all’interno di un libro biografico pubblicato da Penguin in Perù, León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI, Robert Francis Prevost parla di come sta imparando a fare il Papa, di pace in Ucraina, confessa che se dovesse scegliere per chi tifare tra Stati Uniti e Perù, il paes…
CITTA’ DEL VATICANO – Sono passate solo poche ore dallo spettacolo dei droni di Kimbal Musk che hanno disegnato figure di luce sopra la cupola di San Pietro, sabato sera, e viene fuori tutta la perplessità di Leone XIV nei confronti del più noto fratello, Elon Musk, proiettato a diventare il primo trilionario del mondo, e preso a modello della disparità di redditi tra classi lavoratrici e super ricchi: «Se questa è l’unica cosa che ha ancora valore, allora siamo nei guai...», dice il Papa nato a Chicago nella prima intervista del pontificato, concessa questa estate alla giornalista statunitense Elise Ann Allen, sua vecchia conoscenza. Nelle anticipazioni del colloquio, che uscirà nei prossimi giorni all’interno di un libro biografico pubblicato da Penguin in Perù, León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI, Robert Francis Prevost parla di come sta imparando a fare il Papa, di pace in Ucraina, confessa che se dovesse scegliere per chi tifare tra Stati Uniti e Perù, il paese dove è stato missionario e vescovo per venti anni, opterebbe per quest’ultimo, e sostiene l’importanza di proseguire il Sinodo voluto da papa Francesco, il che non significa trasformare la Chiesa in una democrazia, dice, anche perché «se guardiamo a molti paesi del mondo oggi, la democrazia non è necessariamente la soluzione perfetta a tutto».
Ricchi e poveri
Rispondendo ad una domanda sulla polarizzazione nel mondo di oggi, il Papa dice che è la conseguenza di cause più recenti, come la pandemia, e di fenomeni più strutturali, come l’affievolirsi del «valore della vita umana, della famiglia e il valore della società», nonché «il divario sempre più ampio tra i livelli di reddito della classe operaia e il denaro che ricevono i più ricchi. Ad esempio, gli amministratori delegati che 60 anni fa guadagnavano dalle quattro alle sei volte di più di quanto guadagnano i lavoratori, l’ultimo dato che ho visto è 600 volte di più di quanto guadagna il lavoratore medio. Ieri la notizia che Elon Musk diventerà il primo trilionario al mondo. Cosa significa e di cosa si tratta? Se questa è l’unica cosa che ha ancora valore, allora siamo nei guai...».
Papa Leone XIV festeggia il suo settantesimo compleanno
Sinodo e democrazia
Il sinodo fortemente voluto da papa Francesco è «una sorta di antidoto» alla polarizzazione presente anche nella Chiesa, e bisogna «continuare a costruire» su quell’esperienza, «non per cercare di trasformare la Chiesa in una sorta di governo democratico (anche perché) se guardiamo a molti paesi del mondo oggi, la democrazia non è necessariamente la soluzione perfetta a tutto».
Diventare Papa
«Ho ancora un lungo percorso di apprendimento davanti a me», dice Leone XIV sul fatto di essere stato eletto Papa: «C’è una parte importante in cui sento di essere riuscito a muovermi senza troppe difficoltà, ovvero la parte pastorale», mentre «l’aspetto totalmente nuovo di questo lavoro è essere catapultato al livello di leader mondiale (…) Sto imparando molto su come la Santa Sede abbia avuto un ruolo nel mondo diplomatico per molti anni. Queste cose sono tutte nuove per me, in termini di esperienza diretta. Seguo l’attualità da molti, molti anni. Ho sempre cercato di rimanere aggiornato sulle notizie, ma il ruolo del Papa è certamente nuovo per me. Sto imparando molto e mi sento molto stimolato, ma non sopraffatto. Ho dovuto buttarmi in piscina, dove non si tocca, molto rapidamente».
Ucraina senza mediazione
Quanto all’Ucraina, la pace «è l’unica risposta» e «dinanzi alle inutili uccisioni di questi anni da entrambe le parti, in quel conflitto in particolare, ma anche in altri conflitti» le persone dovrebbero «svegliarsi» e cercare «un altro modo per risolvere le divergenze». Ma «pensare al Vaticano come a un mediatore» non è scontato, «anche nelle due volte in cui ci siamo offerti di ospitare incontri di negoziazione tra Ucraina e Russia, in Vaticano o in altre proprietà della Chiesa, mi sono reso conto perfettamente di quali sono le implicazioni». Quanto alle Nazioni Unite, «almeno in questo momento, hanno perso la loro capacità di unire le persone sulle questioni multilaterali».
Statunitense o peruviano
«Sono ovviamente americano e mi sento profondamente americano, ma amo anche molto il Perù, il popolo peruviano, che è parte di me», dice Prevost. Ma se ai mondiali di calcio si giocasse Stati Uniti contro Perù per chi tifa il Papa? «Bella domanda. Probabilmente il Perù, e solo per via dei legami affettivi. Sono anche un grande tifoso dell’Italia...». Prevost racconta che nel baseball è tifoso dei White Sox, mentre la madre tifava i Cubs: «Abbiamo imparato, anche nello sport, ad avere un atteggiamento aperto, dialogico, amichevole e non rabbioso e competitivo su cose del genere, perché altrimenti non avremmo potuto cenare!». Leone XIV ammette anche che da cardinale tifava per la Roma, ma da Papa ha ricevuto il Napoli fresco di scudetto perché «come Papa, sono un tifoso di tutte le squadre».