REGGIO EMILIA – «Forza e buon vento!» urla Elly Schlein dal palco della festa nazionale dell’Unità ai due parlamentari dem imbarcati sulla Flotilla. Un augurio a sorpresa, lanciato in collegamento video dal cuore della pianura padana, che la segretaria del Pd sembra rivolgere innanzitutto a sé stessa, all’ala riformista del suo partito che ricomincia a ribollire, a una coalizione progressista che non è mai stata più larga e unita di così: capace alle prossime elezioni di assestare una spallata al governo e, lei ne è convinta, portare lontano. Con un’avvertenza però: indietro non si torna, ora bisogna correre. «Arrivare all’ultimo», troppo a ridosso delle politiche per siglare un’intesa ,«sarebbe un errore».
Ci crede, Schlein. E invita tutti a fare lo stesso. Chi nel Pd è preoccupato per una postura troppo sbilanciata a sinistra. E chi, fra gli alleati, ancora si esercita in distinguo. Lo dice quasi subito, in apertura di un discorso fluviale in cui elencherà tutti i fallimenti del g…
REGGIO EMILIA – «Forza e buon vento!» urla Elly Schlein dal palco della festa nazionale dell’Unità ai due parlamentari dem imbarcati sulla Flotilla. Un augurio a sorpresa, lanciato in collegamento video dal cuore della pianura padana, che la segretaria del Pd sembra rivolgere innanzitutto a sé stessa, all’ala riformista del suo partito che ricomincia a ribollire, a una coalizione progressista che non è mai stata più larga e unita di così: capace alle prossime elezioni di assestare una spallata al governo e, lei ne è convinta, portare lontano. Con un’avvertenza però: indietro non si torna, ora bisogna correre. «Arrivare all’ultimo», troppo a ridosso delle politiche per siglare un’intesa ,«sarebbe un errore».
Ci crede, Schlein. E invita tutti a fare lo stesso. Chi nel Pd è preoccupato per una postura troppo sbilanciata a sinistra. E chi, fra gli alleati, ancora si esercita in distinguo. Lo dice quasi subito, in apertura di un discorso fluviale in cui elencherà tutti i fallimenti del governo — dai salari fermi alla produzione industriale in calo, dalle liste d’attesa infinite sino alla politica estera — illustrando le linee programmatiche per l’alternativa. «È con emozione che possiamo affermare oggi che, grazie al lavoro paziente con le altre opposizioni, siamo riusciti a chiudere la stessa alleanza progressista in tutte le regioni. Avanti insieme, non succedeva da 20 anni», esordisce soddisfatta. «Dico a Giorgia Meloni: abituatevi perché non vi faremo più il favore di dividerci. E uniti vi batteremo, prima alle regionali, poi alle politiche. Sono certa che ce la faremo».
Eccola la parola chiave che la segretaria recita come una preghiera: «Unità, unità, unità», ripete per tre volte. «Unità dentro il Pd per continuare a costruire un partito plurale, figlio di culture diverse, che sia accogliente, non resti chiuso nelle stanze ma si immerga nella società, nelle scuole, negli ospedali», scandisce all’indirizzo dei riformisti presenti, da Simona Bonafè a Filippo Sensi. «E unità di forze che non si mettono insieme semplicemente contro qualcuno, né per il potere come fanno loro, ma per una visione condivisa su quello che vogliono fare per il Paese».
E la prova che ha colto nel segno arriva a stretto giro, nella replica piccata della presidente del Consiglio: «La differenza è semplice: noi siamo uniti da valori comuni e da una visione, loro solo dall’ossessione di battere noi», graffia Meloni sui social. Punta sul vivo, anche, dalla ferocia con cui Schlein ha appena demolito, una per una, le politiche del suo esecutivo, rilanciando le cinque priorità che il centrosinistra realizzerà dopo averla sfrattata. Impietosa, la segretaria dem, non solo su quanto la maggioranza ha fatto, ma pure su quello che si appresta a fare: «La prossima manovra sarà probabilmente la terza senza respiro», affonda Schlein. «L’Italia ha il Pil più basso d’Europa, questo trimestre registra il segno meno. Speriamo che non duri. Senza il Pnrr saremmo in recessione. In questo quadro economico e sociale così fragile, il governo dimostra di non avere una visione». Parole che fanno letteralmente infuriare l’inquilina di Palazzo Chigi. Campionessa mondiale, per l’avversaria, di scaricabarile: «Per la destra c’è un nemico al giorno, un capro espiatorio al giorno. Se c’è qualche problema è sempre colpa di qualcun altro. Ma sono al governo da tre anni. Non attacca più».
È la ragione per cui ora bisogna darsi una mossa. Tutti, non solo il Pd. Schlein sul punto è chiarissima, sembra rispondere a Conte che al mattino, alla festa del Fatto, aveva ribadito i suoi paletti sulla prospettiva di un’alleanza stabile. «Alle forze della coalizione dico: andiamo a vincere le regionali e poi continuiamo a lavorare insieme sui temi concreti. Unità e coerenza di progetto, diamoci il tempo giusto per farlo maturare», conclude. «Ma non facciamo l’errore di arrivare all’ultimo perché sarebbe tardi. Non perdiamo tempo in competizioni tra noi», avverte. «Dobbiamo riaccendere la speranza parlando di quello che vogliamo fare». A buon intenditor...