"Dario Franceschini sottolinea il buon senso di un sentimento reale sia nel Pd, sia nel Paese: la prima cosa che conta e che guarda la “gente normale” quando va a votare è se si è uniti o meno”. Andrea Gnassi, deputato democratico per dieci anni sindaco di Rimini, fa parte di quella folta schiera di amministratori che, fuori dalle correnti, lavora con pazienza e tenacia per tenere vivo il dialogo con le altre opposizioni.
Onorevole Gnassi, Franceschini dice che occorre mettere da parte i rancori del passato e costruire una coalizione la più larga possibile per battere la destra alle politiche: quanto è realizzabile questo obiettivo?
“Ma guardi che lo stiamo già facendo. In tantissimi comuni abbiamo vinto e governiamo insieme, in diversi casi – e penso a Genova, il più recente – abbiamo strappato città importanti al centrodestra. Alle prossime regionali, come era già successo in Umbria o in Emilia Romagna, corriamo insieme nelle sei regioni chiamate al voto. Il percorso cosiddetto dal …
"Dario Franceschini sottolinea il buon senso di un sentimento reale sia nel Pd, sia nel Paese: la prima cosa che conta e che guarda la “gente normale” quando va a votare è se si è uniti o meno”. Andrea Gnassi, deputato democratico per dieci anni sindaco di Rimini, fa parte di quella folta schiera di amministratori che, fuori dalle correnti, lavora con pazienza e tenacia per tenere vivo il dialogo con le altre opposizioni.
Onorevole Gnassi, Franceschini dice che occorre mettere da parte i rancori del passato e costruire una coalizione la più larga possibile per battere la destra alle politiche: quanto è realizzabile questo obiettivo?
“Ma guardi che lo stiamo già facendo. In tantissimi comuni abbiamo vinto e governiamo insieme, in diversi casi – e penso a Genova, il più recente – abbiamo strappato città importanti al centrodestra. Alle prossime regionali, come era già successo in Umbria o in Emilia Romagna, corriamo insieme nelle sei regioni chiamate al voto. Il percorso cosiddetto dal basso, quello che si fa per le amministrative, oggi non può essere solo un valore locale ma una guida a cui i vertici nazionali devono guardare”.
Però una cosa è gareggiare per guidare una città, un’altra per governare il Paese, o no?
“Ma i processi di costruzione di una coalizione basata sul programma sono gli stessi. Non è così vero, come si semplifica a volte, che “a livello nazionale è tutto diverso“. Certo, il percorso non sempre è agevole, siamo forze con storie e sensibilità differenti, ma dando priorità ai temi concreti, ai problemi veri che interessano ai cittadini, le convergenze si trovano. E lo abbiamo dimostrato”.
Il problema sono i protagonisti: Renzi e Conte non si sopportano, Calenda li detesta entrambi, Fratoianni e Bonelli sono allergici ai centristi. Come si fa?
“Il fatto che tutti o quasi i leader di opposizione si siano detti disponibili a elaborare insieme un progetto per l’Italia a difesa della sanità e dell’istruzione pubblica, del lavoro di qualità, delle politiche industriali sostenibili che questa destra sta smantellando mi sembra già un gigantesco passo in avanti. Ci sarà molto lavoro da fare. Ma ormai mi pare che il “basta veti” pronunciato da Elly Schlein sia diventato patrimonio comune”.
Resta il problema del candidato premier. Franceschini dice che, a differenza del passato, non serve un moderato alla Prodi. È d’accordo?
“Conosco il professore fin dalle sue lezioni all’università. Non era certo un moderato nel senso, ad esempio, delle analisi sulle derive del capitalismo finanziario, della necessità della partecipazione dei lavoratori alla visione e governance delle imprese, del coraggio sull’indicare la via europea. Oggi il mondo è quello dei processi radicali e veloci: mai come in questo momento ci vuole radicalità, ma a 360 gradi non solo identitaria. Dai diritti civili al lavoro al mondo diffuso produttivo italiano. Anche quello che solo in senso corporativo poteva guardare a destra. Serve nella stesura del programma, ma anche nella scelta dell’interprete”.
E come farete a sceglierlo il candidato premier?
“Prima dei criteri, bisogna capire di cosa abbiamo bisogno. Oggi non servono più, se mai sono servite in passato, le figurine, i richiami simbolici a una politica che ormai è totalmente cambiata. Occorrono invece leader capaci di essere riconoscibili da una platea che ormai non è solo di sinistra o di centro, ma un'Italia in stragrande maggioranza stanca di avere meno soldi in tasca, disillusa da promesse tradite, arrabbiata per un clima di conflitto continuo che la destra alimenta”.
E quindi, nella contesa Schlein-Conte il candidato premier lo sceglierete con le primarie?
“Non sta a me dirlo. Ma certo, se non riesce a trovare un accordo, per il Pd le primarie sono sempre state una strada che ha portato a individuare leader capaci e vincenti”.