Un'intera notte di discussione e bagarre e il coro di "vergogna" dai banchi dell'opposizione, per la mossa della maggioranza di far calare la seduta-fiume a Montecitorio, sulla riforma della giustizia firmata Carlo Nordio e Giorgia Meloni. E oggi in aula è Elly Schlein a ribattere a "un'indecenza": "Assistiamo all'ennesima prova di una destra che, non sapendo dare risposta ai problemi dei cittadini, offre capri espiatori. Oggi è il turno dei giudici, un vizio fin dai tempi di Berlusconi", sottolinea la segretaria Pd. Che legge anche in queste ultime mosse dell'esecutivo "una strategia chirurgica che serve a coprire i suoi insuccessi", che pone la premier "in pessima compagnia: con Trump, Netanyahu e Orban". "C'è solo il desiderio di assestare un colpo all'indipendenza della magistratura".
Il Guardasigilli, intercettato fuori dall’aula da Repubblica, commenta gli interventi arrivati dai partiti di opposizione: “Ripetitivi, scontati, che sembrano scritti con l'intelligenza artificiale” …
Un'intera notte di discussione e bagarre e il coro di "vergogna" dai banchi dell'opposizione, per la mossa della maggioranza di far calare la seduta-fiume a Montecitorio, sulla riforma della giustizia firmata Carlo Nordio e Giorgia Meloni. E oggi in aula è Elly Schlein a ribattere a "un'indecenza": "Assistiamo all'ennesima prova di una destra che, non sapendo dare risposta ai problemi dei cittadini, offre capri espiatori. Oggi è il turno dei giudici, un vizio fin dai tempi di Berlusconi", sottolinea la segretaria Pd. Che legge anche in queste ultime mosse dell'esecutivo "una strategia chirurgica che serve a coprire i suoi insuccessi", che pone la premier "in pessima compagnia: con Trump, Netanyahu e Orban". "C'è solo il desiderio di assestare un colpo all'indipendenza della magistratura".
Il Guardasigilli, intercettato fuori dall’aula da Repubblica, commenta gli interventi arrivati dai partiti di opposizione: “Ripetitivi, scontati, che sembrano scritti con l'intelligenza artificiale” per poi aggiungere “Never give in”, citando Winston Churchill come spesso fa. “Io però ho apprezzato molto l’intervento di Fassino, tecnico, nel merito. Perché non ho difficoltà ad ammettere che delle criticità in questa riforma ci sono”, riconosce il ministro, sollecitato ancora. E allora perché non fermarsi e cambiare: perché la corsa del governo? “Ma non siamo stati noi, eh - ribatte il Guardasigilli - ma c’è stata una chiusura da parte di opposizione e magistrati. Poi culminata in quello sciopero, che non era comprensibile”, conclude il ministro.
La giornata dunque riprende, in aula, com'era finita. L'ira delle opposizioni esplode già alle dieci di sera, con i deputati di Pd, M5S, Avs a protestare di fronte all'espediente di imporre la seduta fiume. Il motivo? Con quella mossa, la norma prevede che si definisca con netto anticipo l'ora del voto - fissato a domani, giovedì, a partire dalle 12 - e la destra così non rischia sorprese. Può quindi evitare di presidiare l'aula: non corre pericolo di andare sotto con i numeri proprio oggi, quando la premier e mezzo governo, con i parlamentari, saranno in missione elettorale nelle Marche.
Alza la voce nella sessione della notte la capogruppo dem Chiara Braga: "Siamo di fronte a una grave e colossale presa in giro, è lo spregio delle istituzioni. Perché qui si ammanta la decisione di fissare la 'fiume' con l'idea di dare "potenzialmente tutto il tempo" a noi delle opposizioni. Un precedente inaccettabile, e grave anche per la presidenza della Camera, attuato solo per dare alla destra la sua protetta vetrina elettorale". A quell'ora ormai il ministro Nordio e il viceministro Francesco Paolo Sisto, rimasti per quasi tutto il giorno tra i banchi del governo, erano ormai andati via. Ma picchiano anche i renziani, pur formalmente non contrari alla separazione delle carriere: "Le regole piegate a proprio piacimento, continue forzature e prepotenze". E incalza Debora Serracchiani, la responsabile dem della giustizia: "Non trovano il tempo di stare due giorni in aula per una riforma costituzionale. Ennesimo sfregio al Parlamento, da una maggioranza e un governo che non rispettano le istituzioni. Vergogna".
Tensione sempre più alta, con il traguardo che si fa più vicino, per il ddl costituzionale che prevede la separazione delle carriere (tra pm e giudici) e soprattutto i due distinti Consigli superiori, i cui membri saranno eletti con il sorteggio, insieme con l'istituzione di un'Alta Corte disciplinare. Quella di domani sarà la terza approvazione, poi mancherà soltanto il secondo (e ultimo) sì del Senato, verosimilmente tra ottobre e novembre. Infine toccherà al referendum previsto nell' aprile 2026, che vedrà maggioranza e opposizione mobilitare i cittadini sulla sfida decisiva.
Per FdI, FI e Lega è "un'autentica rivoluzione", "una riforma di civiltà giuridica", l'"unica vera soluzione alla degenerazione delle correnti in magistratura", ma "capovolta dalla sinistra in un attacco all'autonomia dei magistrati: che non c'è". Il fine invece è proprio quello: ribattono anche da M5S e Avs. "Questo è solo il primo passo verso un unico obiettivo: sottomettere i magistrati al potere politico, eliminare l'obbligatorietà dell'azione penale", ricorda Devis Dori da Avs . E dopo lo scambio di accuse, con il leghista Ziello che addirittura torna ad accusare la giudice Apostolico (già messa alla gogna da Salvini, negli anni, per una vecchia e legittima partecipazione ad una manifestazione pro-diritti dei migranti), dopo il dem Cuperlo che cita De Gasperi per segnalare la siderale distanza "con uno statista che non violò mai il patto repubblicano e l'equilibrio tra poteri anche sotto pressioni fortissime degli americani", ecco che i toni vanno oltre, la rivendicazione scivola in insulto e scontro pubblico. Come quando il leghista Igor Iezzi (già al centro di un episodio di aggressione in aula) accusa il pentastellato Federico Cafiero de Raho (già procuratore nazionale antimafia) di presunte connessioni con il caso Striano, il tenente al centro dell'affaire spionaggio in Direzione nazionale antimafia. E addita de Raho come la toga arrivata ai vertici di via Giulia "grazie al gioco delle correnti". "Lei risponderà di queste gravi calunnie e diffamazioni, uscirò da quest'aula e andrò a querelarla", è la reazione adirata dell'ex procuratore. "Dopo la violenza fisica contro il nostro collega Donno, oggi Iezzi ha messo in scena una vergognosa violenza verbale, di cui si assumerà la responsabilità", grida quasi de Raho, che poi smantella le "fandonie raccontate dalla destra" sulla rivoluzione-giuridica della riforma. "Nel 50 per cento dei casi la parte giudicante smentisce la tesi accusatoria: e questa è la prova che è perfettamente inutile separare le carriere, abbiamo già un giudice indipendente dal Pm". E poi- scandisce - "nessuno dimentichi che la separazione delle carriere venne inserita nel piano eversivo della P2, che lo considerava lo strumento per indebolire la magistratura, renderla attaccabile e condizionabile".La maratona è ancora in corso alla Camera, alle 15 la pausa del question time. Ma forzature e scintille sono dietro l'angolo.