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Serracchiani: “Unità e leadership forte per battere la destra”

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L’esponente dem: “Le primarie sono uno strumento che sta nel nostro dna. Dopodiché siamo una coalizione decideremo insieme”
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Onorevole Debora Serracchiani, ha letto Franceschini? Siamo alle solite: tutti insieme appassionatamente per battere Meloni, come ieri Berlusconi. Si ritrova?

«La sua intervista dice molto altro, è una riflessione di respiro sulla necessità di costruire una coalizione la più larga possibile per sconfiggere una destra che, l’abbiamo vista all’opera, è regressiva e pericolosa. Parla dei rischi che potremmo correre se non lo facessimo. Meloni e soci stanno già pensando a chi eleggere presidente della Repubblica che, ricordo, è pure il custode della Costituzione, presiede il Csm e il Consiglio superiore di difesa».

Ma non c’è il rischio accozzaglia che poi vi impedirà, come è già successo, di governare?

«Dobbiamo partire da una premessa: la straordinarietà del moment…

Onorevole Debora Serracchiani, ha letto Franceschini? Siamo alle solite: tutti insieme appassionatamente per battere Meloni, come ieri Berlusconi. Si ritrova?

«La sua intervista dice molto altro, è una riflessione di respiro sulla necessità di costruire una coalizione la più larga possibile per sconfiggere una destra che, l’abbiamo vista all’opera, è regressiva e pericolosa. Parla dei rischi che potremmo correre se non lo facessimo. Meloni e soci stanno già pensando a chi eleggere presidente della Repubblica che, ricordo, è pure il custode della Costituzione, presiede il Csm e il Consiglio superiore di difesa».

Ma non c’è il rischio accozzaglia che poi vi impedirà, come è già successo, di governare?

«Dobbiamo partire da una premessa: la straordinarietà del momento e dei tempi che stiamo vivendo – con una guerra alle porte dell’Europa, il Medioriente in fiamme, la fragilità della Ue – impone al centrosinistra di lavorare insieme mettendo da parte malintesi, incomprensioni e divisioni perché l’unità è necessaria per battere chi sta indebolendo la nostra democrazia e impoverendo gli italiani».

Ma è sufficiente la somma algebrica delle opposizioni per essere credibili agli occhi degli elettori e, in caso di vittoria, non naufragare al primo scoglio?

«Non è una somma algebrica. Da tempo la segretaria Schlein lavora per tenere unito il centrosinistra sulla base di un programma: M5S, Avs e Iv condividono con noi del Pd la stessa idea sulla sanità pubblica, l’istruzione pubblica, il salario minimo, abbiamo presentato proposte di legge comuni, siamo scesi in piazza insieme. E la pensiamo allo stesso modo pure sulla centralità dell’Europa. A fronte di una Meloni che invece nell’Europa non crede».

Veramente sull’Europa, l’Ucraina e il riarmo siete divisissimi.

«Noi non siamo d’accordo su tutto, è vero, ma sappiamo fare sintesi. È già successo. A destra ci sono fratture molto più profonde. Loro non hanno una politica estera. E questo li paralizza. Stanno facendo perdere all’Italia il suo storico ruolo di guida nella Ue».

E veniamo al Pd, Franceschini sostiene che il riformismo va appaltato a una gamba di centro. Ma così non si certifica la morte del partito plurale veltroniano nato dall’Ulivo?

«Io penso che Franceschini prenda atto di un fatto: si è aperta una stagione politica nuova che si nutre di ideologie, dello scontro fra modi opposti di concepire la società e l’economia. Questo impone ai partiti di fare un passo in più. Gli schemi di un Pd diviso fra riformisti e sinistra sono superati. Noi siamo un partito forte, radicato, che ha più anime al suo interno e però deve aggiungere un pezzo: la coalizione vince se mobilita i suoi, li porta a votare, ma si allarga pure ad altri mondi, tenuti insieme da programmi chiari».

Resta il dilemma del candidato premier. Non serve più un federatore, meglio se moderato, com’è stato finora?

«C’è bisogno di leader politici che incarnino il cambiamento e la lotta. In grado di rappresentare una alternativa alla destra e costruire un’alleanza fra le opposizioni e quelle realtà fatte di reti civiche, associazioni laiche e cattoliche, la galassia del volontariato. Avviene già a livello locale: dobbiamo farla diventare un modello nazionale».

E quindi la gara per la leadership sarà fra Elly Schlein e Giuseppe Conte, magari con le primarie?

«Le primarie sono uno strumento che sta nel dna del Pd. Dopodiché siamo una coalizione, decideremo insieme. Mi pare che ormai siamo tutti d’accordo sul fatto che occorre elaborare un progetto per l’Italia. Ora non bisogna aver paura, anzi, accettare e vincere questa sfida».

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