Salvare Giusi Bartolozzi, evitandole di poter essere giudicata dal tribunale ordinario. Ma staccando comunque la sua posizione da quella dei tre ministri imputati, per la cui autorizzazione a procedere la Camera dovrà votare entro i primi giorni di ottobre. Il caso Almasri diventa sempre più il caso via Arenula.
Ieri, davanti alla giunta per le autorizzazioni a procedere, il capogruppo di Fratelli d’Italia, l’avvocato pugliese Dario Iaia, è tornato a parlare della posizione della capo di gabinetto, indagata per false dichiarazioni. «Abbiamo chiesto che venga inoltrata una nota alla Procura di Roma – spiega – con cui formalmente si chiede se è indagata, quale reato è contestato e quando sarebbe stato compiuto ed eventuale capo di imputazione. Chiediamo di avanzare una richiesta di chiarimento anche al tribunale dei ministri in relazione anche alla fattispecie penale che è contestata all’alto funzionario ministeriale».
Si tratta di un atto propedeutico per poi domandare, al presidente della Camera, un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. In modo da allungare i tempi (tra l’altro sovrapponendosi con il referendum sulla separazione delle carriere) e bloccare il processo. Come hanno spiegato anche i ministri nella loro memoria difensiva, il governo ritiene infatti che Bartolozzi non possa essere processata senza l’autorizzazione del Parlamento. «È evidente l’assoluta connessione del reato ipotizzato nei suoi confronti, cioè la falsa testimonianza, e l’inchiesta a carico dei ministri. Le dichiarazioni di Bartolozzi hanno riguardato esattamente il segmento della vicenda Almasri di competenza del ministero della Giustizia».
«Nel testo del Tribunale dei ministri – ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio – c’è quello che si chiama un nesso teleologico tra quello che avrebbe fatto la capo gabinetto e quanto fatto dal ministro, ossia quando si commette un reato per occultarne un altro. Quindi la connessione è evidente».
Domani si voterà sulla richiesta di atti. Ma intanto il procedimento per i ministri va avanti. Ieri il relatore della giunta sul caso Almasri, il deputato del Pd Federico Gianassi, ha sostenuto che «la memoria dei membri del governo trasmessa alla Camera evidenzia che la scelta politica del governo in ordine all’intera vicenda, ossia il mancato arresto, la liberazione, la mancata consegna alla Cpi e il rimpatrio di Almasri, sia stata una scelta politica condivisa e consapevole determinata dalla rappresentazione dei rischi di possibili ritorsioni da parte della milizia Rada nei confronti degli interessi italiani».
«Il governo ha mentito al Parlamento», gli ha fatto eco il collega Marco Lacarra. «Ha detto che si stavano valutando presunti vizi formali e che il ministro Nordio stava verificando la legittimità degli atti della Cpi, quando invece dalla memoria emerge invece con chiarezza che già tra il 19 e il 21 gennaio si era deciso, a livello politico, di non procedere all’arresto né alla consegna alla Corte penale internazionale»,
La prossima settimana si voterà la relazione: quasi certamente verrà respinta e a quel punto, entro il 30, si dovrà votare quella della maggioranza. Che finirà in aula nei primi giorni di ottobre. Se, come appare certo, il Parlamento la respingerà, le parti lese (e cioè i torturati da Almasri costituitisi nel procedimento) potrebbero chiedere l’intervento della Consulta o della Cedu.