Ue: sanzioni a Israele su coloni, ministri e scambi. “Questo orrore deve finire”
dal nostro corrispondente Claudio TitoSospensione parziale degli accordi commerciali, sanzioni contro Hamas e due ministri israeliani. E anche contro i coloni violenti. La Commissione europea muove il primo passo contro il governo israeliano e avanza un pacchetto di sanzioni e provvedimenti. Ma si tratta di misure con un punto interrogativo: perché molte di queste proposte dovranno essere approvate dal Consiglio, ossia dai governi nazionali. Alcune all’unanimità e altre con una maggioranza qualificata. E viste le differenze emerse tra i 27, l’obiettivo appare molto difficile. Italia, Germania, Ungheria e Bulgaria, ad esempio, hanno già espresso in passato molti dubbi a questo proposito. Tanto che persino nell’esame dei provvedimenti in Commissione il via libera non è stato all’unanimità e diversi commissari hanno espresso informalmente la loro opposizione. Il rischio dunque che si riveli un buco nell’acqua è molto alto.
Il primo obiettivo dell’esecutivo europeo comunque è colpire sul piano commerciale la zona di libero sc…
Sospensione parziale degli accordi commerciali, sanzioni contro Hamas e due ministri israeliani. E anche contro i coloni violenti. La Commissione europea muove il primo passo contro il governo israeliano e avanza un pacchetto di sanzioni e provvedimenti. Ma si tratta di misure con un punto interrogativo: perché molte di queste proposte dovranno essere approvate dal Consiglio, ossia dai governi nazionali. Alcune all’unanimità e altre con una maggioranza qualificata. E viste le differenze emerse tra i 27, l’obiettivo appare molto difficile. Italia, Germania, Ungheria e Bulgaria, ad esempio, hanno già espresso in passato molti dubbi a questo proposito. Tanto che persino nell’esame dei provvedimenti in Commissione il via libera non è stato all’unanimità e diversi commissari hanno espresso informalmente la loro opposizione. Il rischio dunque che si riveli un buco nell’acqua è molto alto.
Il primo obiettivo dell’esecutivo europeo comunque è colpire sul piano commerciale la zona di libero scambio tra Ue e Israele. Non si tratta di un blocco, ma il ritiro delle agevolazioni sui dazi per frutta, verdura, frutta secca e datteri. Quindi principalmente sul settore agroalimentare, ma non solo. Secondo Bruxelles, l’impatto dovrebbe aggirarsi sui 227 milioni di euro l’anno. A carico però degli acquirenti europei. Da considerare che l’export israeliano ammonta a circa 16 miliardi di euro e un terzo di esso sarà sottoposto a tariffe più alte. Rimangono soggetti a zero dazi anche le armi e gli equipaggiamenti militari.
L’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, ha riproposto l’inserimento nella lista nera dei ministri Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, accusati di incitamento all’odio e di guidare la politica di espansione delle colonie. Stessa misura per 10 membri del politburo di Hamas, distribuiti tra Gaza, Cisgiordania e Paesi terzi. Una nuova lista prevede misure contro 3 coloni violenti e 6 organizzazioni a loro collegate.
Il terzo pilastro riguarda la cooperazione bilaterale: saranno sospesi circa 14 milioni di euro di fondi del periodo 2020-2024, e altri sei verranno bloccati. Restano invece i fondi per la società civile israeliana e palestinese, per le iniziative di pace (5 milioni), per la lotta all’antisemitismo (20 milioni) e per il memoriale Yad Vashem.
I provvedimenti non hanno una durata e quindi saranno le istituzioni europee a stabilire quando ritirarli.
«Gli orribili eventi che si verificano quotidianamente a Gaza — ha detto la presidente della Commissione. Ursula von der Leyen — devono cessare. È necessario un cessate il fuoco immediato, un accesso illimitato a tutti gli aiuti umanitari e il rilascio di tutti gli ostaggi tenuti da Hamas». Ha poi ricordato che «l’Ue rimane il principale donatore di aiuti umanitari e un incrollabile sostenitore della soluzione dei due Stati» e quindi le sanzioni non mirano a «compromettere il nostro lavoro con la società civile israeliana». «L’obiettivo — ha spiegato infatti Kallas — non è punire Israele ma agevolare gli aiuti umanitari». E il commissario al Commercio Sefcovic si è dichiarato «rammaricato» per questi provvedimenti però necessari.
La risposta di Israele ovviamente non si è fatta attendere. «La raccomandazione della Commissione Ue, guidata dalla presidente Ursula von der Leyen — ha avvertito il ministro degli Esteri, Gideon Saar — è distorta dal punto di vista morale e politico, e si spera che — come in passato — non venga adottata. Eventuali provvedimenti contro Israele riceveranno una risposta adeguata, anche se speriamo che non si arrivi a quel punto». A suo giudizio, «azioni contro Israele danneggerebbero gli stessi interessi europei. Israele continuerà a lottare, con l’aiuto dei suoi amici in Europa». Intanto, però, secondo fonti del Times, il premier britannico Keir Starmer riconoscerà formalmente lo stato palestinese al termine della visita nel Regno Unito di Donald Trump.