Camera, ok alla separazione delle carriere: ora passa al Senato. Bagarre in aula dopo il voto
di Conchita SanninoLa riforma della separazione delle carriere è stata approvata alla Camera e la maggioranza si alza in segno di esultanza. La sinistra grida: "Indecente. Qui si festeggia questo provvedimento, mentre non si risponde su Gaza, con il ministro degli Esteri che partecipa alla gioia" e il vicepresidente di turno, Sergio Costa, costretto a dire: "No ministro, no la prego", di fronte alle reazioni di governo ed esponenti della destra e di fronte, proprio, a Tajani che sembra partecipare ai cori su “Viva Silvio, viva Silvio”. Fino a quando si sfiora la rissa e l'aggressione fisica in aula. Il vicepremier forzista replica alle accuse dell’opposizione, che intanto viene convocata dal presidente della Camera Lorenzo Fontana: “Io non ho applaudito, e non sono andato a minacciare nessuno come invece hanno fatto altri, deputati del Pd e dei 5 Stelle che sono venuti sotto i banchi del governo”.
Giustizia, alla Camera votazione f…
La riforma della separazione delle carriere è stata approvata alla Camera e la maggioranza si alza in segno di esultanza. La sinistra grida: "Indecente. Qui si festeggia questo provvedimento, mentre non si risponde su Gaza, con il ministro degli Esteri che partecipa alla gioia" e il vicepresidente di turno, Sergio Costa, costretto a dire: "No ministro, no la prego", di fronte alle reazioni di governo ed esponenti della destra e di fronte, proprio, a Tajani che sembra partecipare ai cori su “Viva Silvio, viva Silvio”. Fino a quando si sfiora la rissa e l'aggressione fisica in aula. Il vicepremier forzista replica alle accuse dell’opposizione, che intanto viene convocata dal presidente della Camera Lorenzo Fontana: “Io non ho applaudito, e non sono andato a minacciare nessuno come invece hanno fatto altri, deputati del Pd e dei 5 Stelle che sono venuti sotto i banchi del governo”.
Giustizia, alla Camera votazione finale: ed è subito rissa
Ok alla Camera, ora passa al Senato
Ecco in quale clima passa alla Camera il ddl sulla separazione carriere: con 243 si' e 109 no, per il disegno di legge costituzionale, varato da Nordio-Mantovano-Meloni, che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici, l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare e la creazione di due Csm, i cui esponenti saranno scelti - se passa la legge - con il sorteggio. Si tratta della terza approvazione: ora manca soltanto il sì del Senato, previsto entro novembre, poi la vera partita si giocherà al referendum, cui tocca l'ultima parola. A favore hanno votato, oltre alle forze politiche del centrodestra, anche Azione. Contro Pd, M5S e Avs. Mentre si sono astenuti, quasi tutti, tra i renziani di Iv e Più Europa.
A distanza gioisce per l’approvazione alla Camera anche la premier Giorgia Meloni: “Portiamo avanti il percorso della riforma della giustizia. Continueremo a lavorare per dare all'Italia e agli italiani un sistema giudiziario sempre più efficiente e trasparente. In attesa dell'ultimo ok da parte del Senato, avanti con determinazione per consegnare alla Nazione una riforma storica e attesa da anni", scrive sui social.
Per l’opposizione e Elly Schlein, però, la battaglia non si ferma qui. “È una riforma fatta di propaganda e ossessione per il potere perché la maggioranza per nascondere la propria incapacità di dare risposta ai bisogni dei cittadini hanno bisogno ogni giorno di un nemico, di un capro espiatorio a cui addossare ogni colpa e ogni male anche dei loro fallimenti e oggi tocca ai giudici e non è la prima volta che succede. Per questa destra i giudici sono ostacoli da abbattere – dice la leader del Pd – Una riforma che si intitola alla giustizia ma non affronta neanche uno degli aspetti cruciali che riguardano i cittadini: tempi lenti per mancanza di mezzi, di magistrati, di cancellieri, processi informatici al palo, sovraffollamento carcerario inumano con record di suicidi. Bene abbiamo fatto a esigere risposte su Gaza. Vogliamo che la presidente del Consiglio venga in questo Parlamento e dia a questo Parlamento modo di esprimersi, votando, per arrivare a usare ogni leva disponibile e fermare i crimini di Netanyahu a Gaza come in Cisgiordania. Abbiamo chiesto al governo, insieme alle altre opposizioni, una comunicazione di Meloni che è in partenza per New York, senza sapere che cosa andrà a dire, tradisce le storica vocazione italiana di ponte e attenzione al Mediterraneo. E prende ordini dalla Germania – conclude la segretaria dem.
La protesta dell’opposizione
Ma lo scarto tra le risate e l'allegria per un altro step conquistato dal ddl sulla giustizia e quello che accade a Gaza, è "indecente" per il centrosinistra. La tensione sale intorno ai banchi del governo, dove naturalmente siede soddisfatto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Ma, dopo le prime domande su Gaza e la destra che reagisce con indifferenza, i parlamentari dell'opposizione lasciano il loro posto, scendono giù, circondano i banchi del governo dove siede il vicepremier Tajani, bene "avvolto" dai commessi della Camera. "Mentre finalmente l’Europa si muove, il governo italiano non partecipa al voto su misure e sanzioni contro il governo Netanyahu. È così? Abbiamo chiesto che la presidente Meloni venga in aula per consentire al Parlamento di discutere e di prendere decisioni su vicende che stanno sconvolgendo l’intero pianeta. Sono trascorse ore preziose e ancora non ci avete fatto sapere nulla", attacca in aula la capogruppo dem Chiara Braga. "Vogliamo sentire la premier. Ma invece di venire in aula su Gaza venite in aula con la mozione sulla festività da ripristinare per San Francesco. Quanta ipocrisia e quanto schifo c'è in questo? Siete complici – grida dal M5S Riccardo Ricciardi –Non siamo interessati alle informative. Con le altre opposizioni abbiamo occupato l'aula perché vogliamo delle comunicazioni da votare. Vogliamo che il governo ci dica concretamente cosa intende o non intende fare per fermare questa vergogna. Dicono di non essere complici del genocidio. Ma per noi lo sono a tutti gli effetti. "Se il governo non vuole intervenire non posso costringerlo", allarga le braccia il vicepresidente di turno Sergio Costa. Che a quel punto stoppa i lavori.
La riforma è "una rivoluzione, una svolta" per governo e maggioranza. "Una vendetta inaccettabile contro i magistrati" tuona ancora la sinistra. Una contrapposizione che non potrà che salire di tono, in vista del referendum.
Replica Tajani
Accuse a cui risponde il titolare della Farnesina, Tajani: se c'era una certa euforia è perché "per noi è una riforma storica, è una battaglia che Forza Italia conduce dal 1994. La riforma della giustizia per noi è la quintessenza delle riforme", dice, altri invece "hanno minacciato: non è che mi faccio intimidire da dieci deputati dei 5 Stelle o del Pd che vengono sotto i banchi del governo. Perché io non ho applaudito, e l'ho detto a Braga (la capogruppo dem, ndr), ho dato solo una pacca sulla spalla a Nordio, insomma, una cosa normalissima, ma non ho non ho applaudito". L’entusiasmo, comunque, non manca. Le proteste delle opposizioni "sono pretestuose. C'è stata una maggioranza schiacciante, vedremo come giudicheranno gli italiani. Era nel programma di governo votato dalla maggioranza degli italiani”, chiude il discorso Tajani.
Il deputato del M5S, Leonardo Donno, ci tiene a fare chiarezza e rispondere a Tajani che lo ha chiamato in causa insieme ad altri colleghi del Movimento 5 Stelle e delle opposizioni, di aver “minacciato il ministro e istigato alla violenza cercando di generare una rissa. Ennesima falsità della maggioranza”. E prova a ricostruire i fatti: “Nei banchi della maggioranza e del governo c’era euforia a seguito dell’approvazione della legge sulla separazione delle carriere. Mentre l’opposizione interveniva chiedendo un’informativa sul genocidio a Gaza, il ministro, insieme ad altri esponenti, ancora ridevano e festeggiavano. Siamo scesi dai banchi per contestare l’atteggiamento ma senza minacciare nessuno, dicendo a Tajani di vergognarsi per il suo atteggiamento mentre si parlava del genocidio a Gaza. Il capogruppo di Forza Italia, Barelli, mi si è avvicinato con un atteggiamento violento provando a mettermi le mani in faccia e dicendo ‘Mo te meno’. Fortunatamente non mi ha toccato, questa è la vera violenza – incalza Donno –Ricordo quanto mi è accaduto quando provando a consegnare la bandiera dell’Italia sono stato pestato da esponenti di Fratelli d’Italia e Lega. Noi del M5S non abbiamo mai usato violenza né verbale né fisica, e mai mi sono permesso di minacciare o picchiare qualcuno. I provvedimenti verso i deputati responsabili del pestaggio nei miei confronti sono stati leggeri; deputati che siedono in Parlamento, a differenza di lavoratori che sarebbero stati licenziati per un atteggiamento del genere. Vorrei che si verificassero i fatti, è inaccettabile che dentro l’aula si usino toni e atteggiamenti violenti. Chiedo che si prendano provvedimenti seri, la smettano col vittimismo, i violenti sono loro”.
Per il Pd interviene il deputato Enzo Amendola: “Siamo veramente al vittimismo e al ridicolo. Tajani dimostra ancora una volta di non sapere come ci si comporta al tavolo del governo. Dopo i balli e le esultanze per la riforma della giustizia, mentre la capogruppo del Pd interveniva su Gaza si è alzato in modo provocatorio, puntando il dito contro l'opposizione". E aggiunge: "Nessuno lo ha minacciato: abbiamo solo cercato di spiegargli quali sono le regole di rispetto e serietà che dovrebbero valere nel parlamento italiano''.
Dopo il deserto delle ultime ore, e la lunga notte di seduta fiume bollata come "forzatura gravissima" dalle opposizioni, stavolta il Transatlantico era naturalmente affollato come nelle grandi occasioni. I deputati di centrodestra tutti precettati, aria di vittoria che aleggia anche tra le figure più controverse e sotto la lente della magistratura: come dimostrano, ad esempio, i sorrisi e gli abbracci tra il sottosegretario Andrea Delmastro, e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, al centro dello scandalo Almasri. Che infatti si ritrae alla prima domanda sull'indagine a suo carico, perché accusata dai pm di Roma di aver coperto, con le sue bugie, la volontà del ministero di sottrarre il generale libico arrestato alla consegna dovuta alla Corte penale internazionale. Delmastro preferisce celebrare il terzo sì alla riforma: "Separare le carriere è una battaglia di civiltà : accusa e difesa sullo stesso piano, davanti a un giudice realmente terzo e imparziale. E il doppio Csm garantisce e non limita l'autonomia dei magistrati, liberandoli dal peso delle correnti".
Tra i banchi dell'esecutivo, oltre a Tajani, che come tutta Forza Italia solleva la riforma come omaggio postumo a Berlusconi (“Sarà felice, la dedichiamo a lui”, dirà poco dopo sempre Tajani a margine del question time al Senato), ecco anche il ministro degli Affari europei, Tommaso Foti e quello dell'Economia Giorgetti. Si rivede, a proposito di memorie del fu Cavaliere, in tailleur pantaloni azzurro anche la deputata azzurra Marta Fascina (in media, tra le più assenti ai lavori di Montecitorio).