Nel giorno del voto sulla separazione delle carriere, la maggioranza di governo spinge il parlamento verso un altro scontro con la magistratura: il conflitto di attribuzione, davanti alla Corte costituzionale, sul caso di Giusi Bartolozzi. La capa di gabinetto del ministro della Giustizia è indagata con l’accusa di false comunicazioni ai pm nella vicenda della scarcerazione ed espulsione del torturatore libico Almasri: notificato un avviso di garanzia, il processo probabilmente si bloccherà prima ancora di cominciare.
Ieri infatti la maggioranza di governo ha votato in giunta per le autorizzazioni a procedere per chiedere alla presidenza della Camera un’interlocuzione formale con la procura di Roma (che indaga su Bartolozzi) e il tribunale dei ministri. Dovranno essere domandate ufficialmente informazioni sull’iscrizione nel registro degli indagati, quale reato le viene contestato e quando è stato compiuto. La domanda è pleonastica, visto che la risposta del tribunale c’è già stata. I…
Nel giorno del voto sulla separazione delle carriere, la maggioranza di governo spinge il parlamento verso un altro scontro con la magistratura: il conflitto di attribuzione, davanti alla Corte costituzionale, sul caso di Giusi Bartolozzi. La capa di gabinetto del ministro della Giustizia è indagata con l’accusa di false comunicazioni ai pm nella vicenda della scarcerazione ed espulsione del torturatore libico Almasri: notificato un avviso di garanzia, il processo probabilmente si bloccherà prima ancora di cominciare.
Ieri infatti la maggioranza di governo ha votato in giunta per le autorizzazioni a procedere per chiedere alla presidenza della Camera un’interlocuzione formale con la procura di Roma (che indaga su Bartolozzi) e il tribunale dei ministri. Dovranno essere domandate ufficialmente informazioni sull’iscrizione nel registro degli indagati, quale reato le viene contestato e quando è stato compiuto. La domanda è pleonastica, visto che la risposta del tribunale c’è già stata. I magistrati ritengono che il reato di Bartolozzi sia stato commesso durante la sua testimonianza davanti al tribunale dei ministri, con dichiarazioni «da ritenere sotto diversi profili inattendibili e, anzi, mendaci». E che quel reato sia però del tutto slegato dalle condotte dei ministri.
Una versione che non convince affatto il governo, come hanno scritto i ministri nella loro memoria difensiva inviata alla giunta. «È evidente — dicono — l’assoluta connessione del reato ipotizzato nei suoi confronti: le dichiarazioni di Bartolozzi hanno riguardato esattamente il segmento della vicenda Almasri di competenza del ministero della Giustizia». Non è, dunque, dicono, un «imputato laico», come sostiene il tribunale in una decisione definita «da un lato un oggettivo errore, dall’altro l’emblema del pregiudizio, perché manifesta l’obiettivo di far celebrare un processo ordinario per una ipotesi di reato ministeriale, nel quale far sfilare, mediaticamente prima ancora che giudizialmente, co-imputati e testimoni».
«Il caso Bartolozzi per noi non c’è», ha detto però ieri il presidente della Giunta, il deputato di Avs, Devis Dori. «La richiesta avanzata oggi appare assolutamente ultronea – dice – rispetto all’oggetto della domanda di autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri nonché del sottosegretario» e cioè «estranea all’oggetto del contendere». Tradotto: secondo Dori la giunta non ne avrebbe nemmeno dovuto discutere.
E se lo ha fatto, attacca la capogruppo in giunta del Pd (che come il resto delle opposizioni non ha partecipato al voto), Antonella Forattini, è stato soltanto per «un’ostinazione incomprensibile e pericolosa nel voler insabbiare e bloccare tutto, impedendo alla giustizia di fare il proprio corso. Un atteggiamento che non ha altre giustificazioni, se non quello di coprire responsabilità politiche sempre più evidenti».
Per il capogruppo di Fratelli d’Italia, Dario Iaia, l’approfondimento in questione non è «lesa maestà nei confronti dell’autorità giudiziaria» ma serve, invece, «a sancire un principio che è stato consacrato dalla Corte costituzionale: cioè che l’autorità giudiziaria qualifica il reato».
L’approfondimento su Bartolozzi, in ogni caso, procederà in parallelo, ma più lentamente rispetto al voto sull’autorizzazione a procedere per i ministri. Il voto finale è previsto per il 30 settembre, con la prossima seduta da fissare tra il 23 e il 24 settembre. L’aula ne discuterà nei primi giorni di ottobre. «E spero — ha detto Nordio — che nessuno esca con le solite favole vuote che ci si difende dal processo e non nel processo. La Costituzione rende irrinunciabile questa sorta di immunità».