Praticamente in tutte le Regioni si sta lavorando su una legge sul fine vita. Dopo la Toscana e la Sardegna, altre amministrazioni locali potrebbero approvare una norma sul suicidio medicalmente assistito. Una serie di “fughe in avanti” dettate dalla lentezza del Parlamento. Quando nel 2019 la Corte Costituzionale ha scritto la sentenza “Cappato-dj Fabo” che ha escluso la punibilità del medico che assiste il suicida quando ci sono quattro condizioni (malattia irreversibile, sofferenza insopportabile, assistenza vitale anche farmacologica, capacità di esprimere la propria volontà) ha chiesto anche al Parlamento di legiferare. Da allora sono stati fatti alcuni tentativi assai poco convinti. Più di recente al Senato è stato avviato il lavoro di scrittura nelle Commissioni Giustizia e Sanità. Una prima bozza di legge sembrava destinata ad andare in aula prima dell’estate, cosa che non è avvenuta. Ancora si discute di emendamenti e quelli presentati dalla maggioranza sono restrittivi rispe…
Praticamente in tutte le Regioni si sta lavorando su una legge sul fine vita. Dopo la Toscana e la Sardegna, altre amministrazioni locali potrebbero approvare una norma sul suicidio medicalmente assistito. Una serie di “fughe in avanti” dettate dalla lentezza del Parlamento. Quando nel 2019 la Corte Costituzionale ha scritto la sentenza “Cappato-dj Fabo” che ha escluso la punibilità del medico che assiste il suicida quando ci sono quattro condizioni (malattia irreversibile, sofferenza insopportabile, assistenza vitale anche farmacologica, capacità di esprimere la propria volontà) ha chiesto anche al Parlamento di legiferare. Da allora sono stati fatti alcuni tentativi assai poco convinti. Più di recente al Senato è stato avviato il lavoro di scrittura nelle Commissioni Giustizia e Sanità. Una prima bozza di legge sembrava destinata ad andare in aula prima dell’estate, cosa che non è avvenuta. Ancora si discute di emendamenti e quelli presentati dalla maggioranza sono restrittivi rispetto alla sentenza, nel senso che rendono più difficile arrivare al suicidio assistito per i pazienti.
Così si muovono le Regioni. La base di partenza è la proposta di legge popolare dell’associazione Coscioni. Da lì sono partite Toscana e Sardegna e su quella stanno lavorando le altre amministrazioni locali. Le fasi cambiano a seconda delle zone d’Italia. Dalla Coscioni spiegano che in Provincia di Trento si stanno raccogliendo le firme, che invece sono già depositate in Umbria. Si sta discutendo su quale iter adottare per portare in aula in consiglio regionale la norma in Lazio, Campania, Sicilia, Liguria, Puglia e Molise. Il testo è in commissione, invece, in Emilia-Romagna (dove si era provato a regolamentare la procedura con una delibera di giunta), in Veneto (dove per un voto in aula è saltata l’approvazione), Piemonte, Abruzzo, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano e Valle d’Aosta. Ci vorrà ancora tempo perché un’altra Regione si aggiunga alle due che hanno già una legge, ma comunque potrebbe arrivare prima del Parlamento, che procede lentamente e con scarsa possibilità di trovare accordi tra maggioranza e opposizione.
Va ricordato che le norme locali sono procedimentali. Cioè, dettano temi e modi del suicidio assistito ma non lo autorizzano. Il via libera a questa pratica è infatti arrivato già con la sentenza della Corte Costituzionale, che basta per procedere. E infatti ci sono già stati casi, anche in Regioni dove ancora non è stata approvata una norma specifica. Il punto è che non ci sono certezze, ad esempio, su quanto tempo deve impiegare una Asl a rispondere all’istanza del cittadino che chiede il suicidio. La situazione è disomogenea, ci può essere chi aspetta mesi e chi solo qualche settimana. Mancano inoltre anche indicazioni su chi debba pagare i farmaci, che non sono costosi, ma non possono essere reperiti in farmacia. Si tratta infatti di prodotti ospedalieri. Toscana, dove dopo l’approvazione della legge nel febbraio scorso ci sono stati tre casi di persone assistite, e Sardegna hanno dato un mese di tempo alle commissioni delle aziende sanitarie per dare una risposta ai malati e stabilito che tutto il percorso del paziente debba essere seguito dalla sanità pubblica. il personale delle Asl, su base volontaria, ad assistere il cittadino, durante il normale orario di lavoro. E il medicinale viene fornito sempre dall’azienda pubblica.