Assunzioni di esperti in hackeraggi, la possibilità di consentire ai militari di intervenire in caso di attacco esterno a difesa delle reti infrastrutturali e informatiche sensibili, prevedendo contrattacchi. Ma anche la nascita di un quarto ramo delle forze armate per la cybersicurezza, da affiancare a esercito, marina e aeronautica, e l’equiparazione dei militari che vi andranno a lavorare agli agenti dei servizi segreti. Ecco cosa prevede il disegno di legge in lavorazione in commissione Difesa e che a breve sarà discusso accogliendo le proposte anche di FdI e Forza Italia. L’intenzione è quello di accelerare l’iter incardinandolo a breve visti anche gli «scenari» di guerra che contemplano ormai anche la parte dei sabotaggi informatici.
Assunzioni di esperti in hackeraggi, la possibilità di consentire ai militari di intervenire in caso di attacco esterno a difesa delle reti infrastrutturali e informatiche sensibili, prevedendo contrattacchi. Ma anche la nascita di un quarto ramo delle forze armate per la cybersicurezza, da affiancare a esercito, marina e aeronautica, e l’equiparazione dei militari che vi andranno a lavorare agli agenti dei servizi segreti. Ecco cosa prevede il disegno di legge in lavorazione in commissione Difesa e che a breve sarà discusso accogliendo le proposte anche di FdI e Forza Italia. L’intenzione è quello di accelerare l’iter incardinandolo a breve visti anche gli «scenari» di guerra che contemplano ormai anche la parte dei sabotaggi informatici.
Possibilità di attacco
A oggi la normativa non consente all’Italia di avviare attacchi hacker o di operare in caso di attacco esterno a difesa delle nostre reti con meccanismi «militari». Nel testo del ddl si prevede, che «le forze armate svolgano compiti specifici, oltre che in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza anche in circostanze di crisi avvalendosi degli strumenti cibernetici e spaziali». In soldoni si consente ai nostri militari di avviare attacchi hacker e di difendersi da attacchi esterni in caso di guerra.
Quarto ramo forze armate
Accogliendo la proposta dei meloniani, e segnatamente della deputata Paola Chiesa, che «include nel novero dei comandi ed enti alle dipendenze del capo di Stato maggiore della difesa, il Comando per le operazioni in rete», verrebbe creata una struttura ad hoc con un vertice autonomo che risponderebbe solo al comandante di Stato maggiore.
Assunzioni di esperti
Oggi le nostre forze armate non dispongono di militari formati per la guerra informatica. L’articolo 4 del ddl Minardo «consente al personale delle forze armate, quando conduce operazioni nel dominio cyber che richiedono specifiche competenze tecniche, di avvalersi del supporto di soggetti, persone fisiche o giuridiche, specializzati nel settore».
Accesso agli elenchi dei Servizi
La norma prevede poi che la Difesa abbia pieno accesso agli elenchi dei sistemi informatici al momento di competenza dei Servizi e di Palazzo Chigi. Il ddl inserisce il «ministero della Difesa nel novero delle amministrazioni (Dis, Aise, Aisi e ministero dell’Interno) che accedono agli elenchi delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici da cui dipende l’esercizio di una funzione essenziale dello Stato e la sicurezza nazionale».
Militari come agenti Servizi
Nelle proposte di legge che confluiranno in un unico ddl c’è anche quella di equiparare i militari che andranno a lavorare nel quarto ramo delle forze armate per la cybersicurezza agli agenti dei servizi segreti, che possono operare in un ampio raggio di azione e “in segreto” appunto. Anche questa una proposta che non piace molto agli attuali vertici dei Servizi ma che la maggioranza vuole approvare in Parlamento.