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Salvini a Pontida: “No all’esercito e al debito europeo”. Vannacci: “Giuramento e X Mas a scuola”

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Le promesse e il dualismo tra il segretario e il suo vice nell’ultimo giorno del raduno. Umberto Bossi firma la Carta della Lombardia, il documento federalista di Romeo
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PONTIDA (BERGAMO) – La due giorni della Lega a Pontida si chiude così: annunci e promesse (come se il partito fosse all'opposizione) e sullo sfondo un dualismo destinato a diventare un tormentone, tra Matteo Salvini e il vice Roberto Vannacci. Col primo insediato a destra dal secondo, e allo stesso tempo puntellato dalla parte federalista del partito che è risuonata forte negli interventi di Attilio Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti, Massimiliamo Romeo, Riccardo Molinari.

Sabato 14 febbraio, per intanto, «saremo tutti insieme saremo protagonisti della più grande manifestazione che si ricordi per la difesa dei valori, diritti e confini e libertà della civiltà occidentale. A testa alta con le proprie famiglie e amici», annuncia Salvini dal palco, lanciando quindi un'iniziativa senza aggiungere altri dettagli. Con queste parole il segretario della Lega chiude la 38esima edizione di Pontida: «Vi chiedo impegno e, in cambio, vi offro la mia vita e libertà. Voi non …

PONTIDA (BERGAMO) – La due giorni della Lega a Pontida si chiude così: annunci e promesse (come se il partito fosse all'opposizione) e sullo sfondo un dualismo destinato a diventare un tormentone, tra Matteo Salvini e il vice Roberto Vannacci. Col primo insediato a destra dal secondo, e allo stesso tempo puntellato dalla parte federalista del partito che è risuonata forte negli interventi di Attilio Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti, Massimiliamo Romeo, Riccardo Molinari.

Sabato 14 febbraio, per intanto, «saremo tutti insieme saremo protagonisti della più grande manifestazione che si ricordi per la difesa dei valori, diritti e confini e libertà della civiltà occidentale. A testa alta con le proprie famiglie e amici», annuncia Salvini dal palco, lanciando quindi un'iniziativa senza aggiungere altri dettagli. Con queste parole il segretario della Lega chiude la 38esima edizione di Pontida: «Vi chiedo impegno e, in cambio, vi offro la mia vita e libertà. Voi non dovete cambiare mai. Liberi, forti e senza paura». Il vicepremier chiede che le grandi banche contribuiscano a un piano casa, di estendere la flat tax a tutti i lavoratori, poi ribadisce «un chiaro no a un esercito europeo e al debito europeo».

L'ex generale invece ha invocato la "remigrazione", parola d'ordine dell'estrema destra continentale. Cioè rimandare a casa con la forza «coloro che non si integrano e non rispettano i nostri valori», perché «non ci rassegniamo alla società meticcia». Proposta quasi impossibile da realizzare, se non tramite delle vere e proprie deportazioni. Sottigliezze per la platea, che ha applaudito convinta, sia a lui che all'altra vicesegretaria Silvia Sardone, anche lei propugnatrice della remigrazione. Tra le proposte dell'eurodeputato, anche quella di insegnare il giuramento di Pontida e l'esperienza della X Mas - gruppo militare che perseguitò i partigiani ai tempi della Repubblica sociale - nelle scuole.

Ospite internazionale, Jordan Bardella: «Una battaglia che ci unisce è la libertà di espressione che è il cuore della civiltà occidentale che prevede verità e democrazia, ma oggi quella libertà è minacciata e in Europa si può rischiare la vita per una vignetta o per aver criticato l'islamismo radicale. E mentre i Patrioti difendono la libertà, la sinistra radicale sceglie la violenza, giustifica il fanatismo e demonizza chi ama la propria patria», dice il presidente francese del Rassemblement National.

La partecipazione numerica, rispetto agli anni scorsi, è stata decisamente contenuta. L'effetto ottico del minor afflusso di militanti è stato mitigato dalla presenza in mezzo al pratone del gazebone una volta posto di lato. Da registrare la firma di Umberto Bossi (da remoto, ovviamente, visto il suo stato di salute) sulla Carta della Lombardia, il documento federalista preparato da Romeo e firmato da centinaia di persone. E anche una scritta apparsa sulla strada tra i mezzi della giovanile del partito, con la bomboletta verde: "Leghisti, mai fascisti". Flebile protesta contro la vannaccizzazione del partito.

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