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Pontida, il giorno di Vannacci: “Siamo gli eredi di Charlie”. Salvini: se serve, soli contro tutti

Roberto Vannacci a Pontida

 

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Alla vigilia del raduno, il generale suona la carica. I giovani attaccano Calenda e FI. Il leader anticipa a sorpresa l’arrivo. Oggi sul palco anche Bardella e Abascal
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PONTIDA (BERGAMO) – Il coro da stadio, “un generale - c’è solo un generale”: eccola l’accoglienza di Roberto Vannacci alla Pontida dei giovani, il pre-raduno degli juniores. Poi dopo di lui arriva Matteo Salvini che non stava bene di salute e sarebbe dovuto restare a riposo ma alla fine s’è preso l’antibiotico, “un capitano - c’è solo un capitano”. Piccolo particolare: le gerarchie così sono capovolte. Il vicesegretario è un generale, il segretario un capitano.

Da comiziante consumato, Vannacci tocca le corde della platea che poco prima aveva sfilato con le parole d’ordine della destra più dura: per la remigrazione, per “l’Europa cristiana e non musulmana”, contro Ilaria Salis, il “woke”, i “maranza”, gli “antifa” e Carlo Calenda, a cui hanno dedicato svariati cori di vaffa. Una bella marmellata. «Non dobbiamo solo parlare di Charlie Kirk, dobbiamo essere suoi eredi nei palazzetti dello sport, nelle scuole, nelle piazze», dice l’autore del Mondo al contrario, novello pacifista contro …

PONTIDA (BERGAMO) – Il coro da stadio, “un generale - c’è solo un generale”: eccola l’accoglienza di Roberto Vannacci alla Pontida dei giovani, il pre-raduno degli juniores. Poi dopo di lui arriva Matteo Salvini che non stava bene di salute e sarebbe dovuto restare a riposo ma alla fine s’è preso l’antibiotico, “un capitano - c’è solo un capitano”. Piccolo particolare: le gerarchie così sono capovolte. Il vicesegretario è un generale, il segretario un capitano.

Da comiziante consumato, Vannacci tocca le corde della platea che poco prima aveva sfilato con le parole d’ordine della destra più dura: per la remigrazione, per “l’Europa cristiana e non musulmana”, contro Ilaria Salis, il “woke”, i “maranza”, gli “antifa” e Carlo Calenda, a cui hanno dedicato svariati cori di vaffa. Una bella marmellata. «Non dobbiamo solo parlare di Charlie Kirk, dobbiamo essere suoi eredi nei palazzetti dello sport, nelle scuole, nelle piazze», dice l’autore del Mondo al contrario, novello pacifista contro «la guerra a oltranza che questa Europa socialdemocratica ci propina». E ancora: «La sinistra si presenta come democratica, liberale e tollerante, peccato che sono liberali e democratici solo con chi la pensa come loro», continua lui, che per dieci minuti si racconta ostracizzato solo per aver espresso le proprie idee. Eppure, ribalta subito dopo, «il vittimismo non appartiene alla destra, è Roberto Saviano che ha la scorta, non io...».

Dopodiché a margine Vannacci ha giurato che non aspira a fare il segretario della Lega: «Voglio fare l’europarlamentare al meglio delle mie possibilità. È il mandato che mi hanno dato 563 mila elettori». Vero, falso? A vedere la sua espressione quando glielo si richiede («ma dice davvero?»), parrebbero dichiarazioni di rito. Rispetto alla critiche che gli ha rivolto il presidente della Lombardia Attilio Fontana, risponde così: «Normalmente quando ho un problema con una persona mi rivolgo a quella persona, non mi rivolgo alla stampa. Sono venuto qua a portare me stesso. Io vannaccizzo, Fontana fontanizza, Romeo romeizza e faremo la Lega grande».

La Pontida che andrà in scena oggi può sicuramente confermare la mutazione cominciata anni fa da Salvini: da movimento federalista a partito nazionalista e di destra radicale. «Ma i discorsi che sento anche da Vannacci sono gli stessi che faceva Umberto Bossi, io ci vedo un filo conduttore», commenta soddisfatto Gianluca Savoini, l’ex giornalista della Padania che aveva in mano il dossier Russia poi incappato nel famoso caso Metropol. Ma sarà anche un pratone dimezzato: il tendone che una volta stava di lato rispetto al palco è stato messo proprio al centro dello spazio che una volta accoglieva i militanti. Riempire il “sacro pratone” così sarà molto più facile (mentre l’area una volta destinata al tendone ora è stata occupata dai giochi gonfiabili per i bambini).

Quanto a Salvini, affiancato dalla compagna Francesca Verdini, dopo il suo intervento a sorpresa si è preso la briga di fare il giro delle sette chiese, stand dopo stand, esattamente come Vannacci. «I collettivi degli studenti, i grandi finanzieri, le grandi banche, i grandi sindacati e gli amici potenti a Roma e Bruxelles ci vedono come un corpo estraneo da cancellare da 30 anni, un imprevisto da cancellare. Non ci riusciranno oggi né mai. Se serve sola contro tutti, ma la Lega è la Lega», aveva spiegato dal palco. Prima di lui era intervenuto anche Alberto Stefani, altro vicesegretario, ma arrivato dal Veneto: «Spero che il prossimo anno parlerà ancora qui da presidente della sua regione», ha sottolineato il vicepresidente del Consiglio rilanciando quindi la volontà della Lega di guidare la coalizione dopo Luca Zaia e con appunto Stefani. Molto dipenderà dall’esito delle Marche, la campagna lì per il Carroccio la sta seguendo Andrea Crippa, ex vicesegretario che ha lasciato il posto proprio a Vannacci, si dice a malincuore. «Vinciamo noi e così poi sistemiamo il Veneto», assicura Crippa. Dal gazebo-bar col Leone di San Marco il dj mandava a tutto volume un brano dance del 2018: Il terrone va di moda. Sembrava il mondo al contrario: un’ora dopo parte un altro coro stavolta dei lumbard, “il Vesuvio erutta - tutta Napoli è distrutta”.

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