PONTIDA (BERGAMO) – Per capire dove punta la bussola della Lega basta fare un salto al bancone dove Alice vende le t-shirt dell’evento. Ce ne sono di due tipi: quella con lo slogan di Pontida 2025, rubato all’incolpevole De André («In direzione ostinata e contraria»), che resta mestamente impilata negli scatoloni, e l’altra, nera a lutto, con la faccia di Charlie Kirk e la scritta “freedom”. «Queste di Kirk – confida Alice – vanno a ruba anche se costano di più, le altre no». È un piccolo segnale dell’operazione in corso, la competizione scatenata tra Lega e Fratelli d’Italia a chi ha più diritto di intestarsi l’eredita di Kirk e poco importa se una settimana fa nessuno, tra quelli venuti a rosolarsi sul “sacro” pratone della bergamasca, lo conoscesse. Ora che l’estrema destra mondiale, sulla scia di quella Maga, ha trovato il suo Che Guevara, l’importante è arrivarci prima e meglio dell’«amica Giorgia». Per questo sono indispensabili due ingredienti – Vannacci e i giovani – entrambi …
PONTIDA (BERGAMO) – Per capire dove punta la bussola della Lega basta fare un salto al bancone dove Alice vende le t-shirt dell’evento. Ce ne sono di due tipi: quella con lo slogan di Pontida 2025, rubato all’incolpevole De André («In direzione ostinata e contraria»), che resta mestamente impilata negli scatoloni, e l’altra, nera a lutto, con la faccia di Charlie Kirk e la scritta “freedom”. «Queste di Kirk – confida Alice – vanno a ruba anche se costano di più, le altre no». È un piccolo segnale dell’operazione in corso, la competizione scatenata tra Lega e Fratelli d’Italia a chi ha più diritto di intestarsi l’eredita di Kirk e poco importa se una settimana fa nessuno, tra quelli venuti a rosolarsi sul “sacro” pratone della bergamasca, lo conoscesse. Ora che l’estrema destra mondiale, sulla scia di quella Maga, ha trovato il suo Che Guevara, l’importante è arrivarci prima e meglio dell’«amica Giorgia». Per questo sono indispensabili due ingredienti – Vannacci e i giovani – entrambi accumunati da un certo estremismo e dunque più credibili come Maga italiani rispetto all’inquilina di palazzo Chigi.
Non è un caso che l’eurodeputato, accolto da cori da ultras - «un generale, c’è solo un generale» - salga sul palco proprio con la maglietta nera “freedom”. E proclami a pieni polmoni che «gli eredi di Kirk siamo noi». È il leit motiv della giornata, ritmata dal video che viene proiettato più volte con la scena dell’assassinio del giovane militante americano, accompagnato da slogan angoscianti su invasioni di migranti, manifestazioni dei centri sociali, Lepanto, terroristi islamici, in un gigantesco frullatore di paure che dovrebbe far salire la temperatura emotiva dei (pochi) convenuti.
Oggi toccherà a Matteo Salvini provare a lanciare un ponte tra Pontida e Phoenix, il luogo del funerale-show di Kirk. Ieri i giovani sono stati reclutati per mettere in chiaro quale sia il partito – l’unico? – legittimato a reclamarne il lascito politico. Lo ha detto senza giri di parole Matteo Mauri, coordinatore dei giovani della Lombardia: «Di fronte alla morte di un ragazzo c’è poco da essere moderati, bisogna tirar fuori le p... Con la morte di Kirk hanno toccato tutti noi. E se ieri avevamo come nemico Roma, oggi dobbiamo combattere contro un nemico ancora più forte, il globalismo woke che ci vuole tutti uguali». Dunque i leghisti, almeno a parole, sono pronti a togliersi i guanti, sempre in nome dell’amore naturalmente: «Questo buonismo ha rotto i co… Ha fatto bene Trump a dichiarare gli Antifa terroristi, queste zecche devono capire che il 1945 è finito». Però non vogliono essere chiamati fascisti. Dagli Stati Uniti hanno fatto venire Jackie Eubanks, una che sogna il regno di Cristo sulla terra e che rivendica lo sterminio delle civiltà precolombiane in nome di un Occidente che poneva fine «al cannibalismo e alla barbarie». La ventisettenne Eubanks è il legame più diretto e concreto con i Maga e con il martire dello Utah. «Ho lavorato con Kirk due anni - esordisce – e quando ho visto il video dell’omicidio sono caduta in ginocchio». Anche Jackie la tocca piano: «Possono demonizzarci quanto vogliono, chiamarci fascisti ed estremisti, ma cos’ha di fascista la libertà di parola? Quelli che vogliono toglierci la voce sono terroristi e noi non gli permetteremo di vincere, abbiamo il diritto di difenderci». Come si articoli questa “difesa” dai terroristi del pensiero woke, se solo con le parole oppure anche con altro, Eubanks per fortuna non lo dice.
La vannaccizzazione della Lega è compiuta, il cuore dei militanti il generalissimo se l’è preso e Salvini, forse perché non poteva farne a meno, ha agevolato al massimo il percorso. Mentre i giovani improvvisano un corteo urlando slogan a favore della «remigrazione» e contro Tajani e Calenda, fa quasi tenerezza il capogruppo Massimiliano Romeo che prova a lanciare la sua Carta della Lombardia, simbolo di una Lega che non c’è più. «Non ho fatto gli auguri a Bossi - è l’epitaffio di Vannacci - non sapevo neanche fosse il suo compleanno».