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Stato di Palestina, sì ma non ora: qual è la posizione dell’Italia all’Assemblea Onu

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Il governo italiano che ha votato sì al documento di New York di luglio sul riconoscimento non intende seguire l’accelerazione impressa da Parigi e Londra: “Sarebbe controproducente”
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Dopo il sì di Gran Bretagna, Australia, Canada e Portogallo, sono quasi 150 i Paesi che riconoscono la Palestina. Oggi in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, che ospiterà la Conferenza sulla soluzione dei due Stati per la questione israelo-palestinese, faranno lo stesso Francia, Belgio e altri Paesi. L'Italia, insieme alla Germania, è ormai uno dei pochi Paesi al mondo a non riconoscere la Palestina.

Il riconoscimento si basa sulla dichiarazione unilaterale d’indipendenza del 15 novembre 1988, proclamata da Yasser Arafat, allora leader dell’Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Allora l'Algeria fu il primo Paese a riconoscere formalmente lo Stato palestinese.

Il documento di luglio sul riconoscimento della Palestina

“Gaza è parte integrale di un…

Dopo il sì di Gran Bretagna, Australia, Canada e Portogallo, sono quasi 150 i Paesi che riconoscono la Palestina. Oggi in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, che ospiterà la Conferenza sulla soluzione dei due Stati per la questione israelo-palestinese, faranno lo stesso Francia, Belgio e altri Paesi. L'Italia, insieme alla Germania, è ormai uno dei pochi Paesi al mondo a non riconoscere la Palestina.

Il riconoscimento si basa sulla dichiarazione unilaterale d’indipendenza del 15 novembre 1988, proclamata da Yasser Arafat, allora leader dell’Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Allora l'Algeria fu il primo Paese a riconoscere formalmente lo Stato palestinese.

Il documento di luglio sul riconoscimento della Palestina

“Gaza è parte integrale di uno Stato palestinese e deve essere unificata con la Cisgiordania. Non dev’esserci occupazione, assedio, riduzione territoriale o spostamento forzato”. È il passaggio chiave della Dichiarazione di New York, il documento varato a fine luglio dalla Conferenza Onu sulla soluzione dei due Stati, promossa da Francia e Arabia Saudita.

Il documento che pone le basi del riconoscimento dello Stato palestinese è stato approvato con 142 sì, 10 no e 12 astensioni. A votare contro – oltre a Israele e Stati Uniti – anche Ungheria, Argentina, Paraguay, Micronesia, Tonga, Nauru, Palau e Papua Nuova Guinea. L’Italia si è pronunciata a favore, con il resto dell’Unione Europea.

La posizione italiana

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, come spiegato a Repubblica a fine luglio, non esclude il riconoscimento, ma soltanto al termine di un percorso politico e diplomatico. Strada lasciata aperta proprio dal documento di New York, e condivisa anche dalla Germania che lega il riconoscimento alla piena realizzazione della formula: due popoli, due stati. L’idea di Palazzo Chigi è comunque quella di agire in stretta connessione con il presidente Usa Donald Trump.

Proprio gli Stati Uniti in queste ore hanno definito "puramente simbolico" il riconoscimento di uno Stato palestinese da parte di diversi alleati di Washington. "Il nostro obiettivo rimane una diplomazia seria, non gesti di scena - ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato -. Le nostre priorità sono chiare: il rilascio degli ostaggi, la sicurezza di Israele e la pace e la prosperità per l'intera regione, possibili solo senza Hamas".

Il dibattito in Italia

La leader di Fratelli d’Italia ha dichiarato che il riconoscimento sarebbe "controproducente". “Se qualcosa che non esiste – ha spiegato in contrapposizione all’accelerazione di Emmanuel Macron – viene riconosciuto sulla carta, il problema rischia di sembrare risolto, quando non lo è”.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto nei giorni scorsi al Senato, ha detto che l’Italia è favorevole alla Dichiarazione di New York, ma poi ha spiegato perché Roma non riconoscerà lo Stato. Sarebbe “un modo per lavarsi la coscienza e non risolve il problema. Oggi non c’è lo Stato palestinese, da una parte c’è Hamas e dall'altra l’Anp, è molto più utile creare corridoi umanitari e salvare la popolazione palestinese”, ha detto il capo della Farnesina e poi aggiunto: "Non possiamo riconoscere uno Stato palestinese che non riconosca Israele e non sia riconosciuto da Israele”.

Ancora più netta la posizione di Matteo Salvini, leader della Lega. "E' un errore in questo momento" ma "è giusta la prospettiva di due popoli e due Stati", ha detto il vicepremier nel commentare il riconoscimento da parte del Regno Unito e di altri Paesi. "Dire sì a uno Stato che è sotto il controllo di un'organizzazione terroristica significa riconoscere l'autorevolezza ai terroristi islamici di Hamas", ha aggiunto. "Nessuno vuole cancellare dalla faccia della terra lo Stato palestinese, a differenza di chi vorrebbe cancellare Israele", ha aggiunto.

Al contrario dei partiti di centrodestra, quasi tutti i partiti all’opposizione, dal Pd ai 5 stelle, da Azione ad Avs, hanno chiesto più volte al governo di riconoscere lo Stato di Palestina.

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