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Ma Palazzo Chigi frena ancora: niente strappi con l’America

(ansa)

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Per la premier non è il momento per un riconoscimento dello Stato palestinese, ma teme una perdita di consensi
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ROMA – Sceglie di restare ancorata a Donald Trump. Niente riconoscimento ufficiale dello stato palestinese, per adesso. Non prima – è la linea della presidente del Consiglio - di aver avviato un percorso diplomatico, accettato quindi anche da Israele. E non prima di averne ragionato con il principale alleato, quello americano, da cui dipendono gli equilibri del Medio Oriente. Giorgia Meloni atterra oggi a New York, quando a Roma la giornata sarà sul punto di terminare. Porterà un «non ora» che pesa. Soprattutto in Europa, ma non solo: in poche ore, tre Paesi del G7 – oltre a Regno Unito e Francia, anche il Canada – hanno detto sì alla Palestina. L’Italia no: per quanto riuscirà a evitare - restando al fianco della Germania - lo determinerà la cronaca.

Proprio la cronaca viaggia veloce, in queste ore. L’effetto dell’annuncio congiunto dei principali partner del Commonwealth (oltre a Londra e Ottawa, anche l’Australia ha rotto gli indugi) ha creato uno scossone politico forse non calco…

ROMA – Sceglie di restare ancorata a Donald Trump. Niente riconoscimento ufficiale dello stato palestinese, per adesso. Non prima – è la linea della presidente del Consiglio - di aver avviato un percorso diplomatico, accettato quindi anche da Israele. E non prima di averne ragionato con il principale alleato, quello americano, da cui dipendono gli equilibri del Medio Oriente. Giorgia Meloni atterra oggi a New York, quando a Roma la giornata sarà sul punto di terminare. Porterà un «non ora» che pesa. Soprattutto in Europa, ma non solo: in poche ore, tre Paesi del G7 – oltre a Regno Unito e Francia, anche il Canada – hanno detto sì alla Palestina. L’Italia no: per quanto riuscirà a evitare - restando al fianco della Germania - lo determinerà la cronaca.

Proprio la cronaca viaggia veloce, in queste ore. L’effetto dell’annuncio congiunto dei principali partner del Commonwealth (oltre a Londra e Ottawa, anche l’Australia ha rotto gli indugi) ha creato uno scossone politico forse non calcolato tra Roma e Berlino. Schiacciando in qualche modo Meloni e Friedrich Merz su Trump. Ma soprattutto, non permettendo loro di prendere a sufficienza le distanze da Benjamin Netanyahu. Con conseguenze negative nelle rispettive opinioni pubbliche, come certificato da alcuni sondaggi delle ultime settimane.

È un dettaglio su cui la premier continua a riflettere assieme ai suoi principali ministri. Anche perché l’ipotesi che la battaglia di Gaza termini prima della visita di “Bibi” da Trump, prevista nei prossimi giorni, appare incerta: con il protrarsi dell’invasione, le posizioni non potrebbero che polarizzarsi ancora. E Roma resterebbe legata all’impegno a non riconoscere ancora la Palestina.

Che non tutto sia sotto controllo lo dimostra un altro dettaglio: ieri pomeriggio Antonio Tajani è decollato alla volta di New York. Una partenza anticipata di dodici ore, rispetto al previsto. Per arrivare prima a Manhattan e provare a consultarsi di persona con il delegato tedesco. Ma anche per preparare al meglio il summit organizzato da Francia e Arabia Saudita per coordinare lo sforzo delle nazioni – tra cui l’Italia – che hanno votato a inizio settembre alle Nazioni Unite per il riconoscimento dello stato palestinese (lasciando però libero ciascun aderente di decidere il momento adatto).

Meloni raggiungerà l’Onu qualche ora dopo Tajani, come detto. La presidente del Consiglio, come spiegato a Repubblica a fine luglio, è aperta all’opzione del riconoscimento, ma soltanto al termine di un percorso politico e diplomatico. L’idea è quella di confrontarsi nelle prossime settimane sul tema anche con Trump (magari sfruttando un possibile viaggio a Washington il 18 ottobre per la cena della National Italian American Foundation). Con lui deve ragionare non solo di Palestina, ma anche di altri dossier cruciali. Uno riguarda la possibile scelta di Roma di sfruttare la tecnologia satellitare Starlink di Elon Musk. L’altro è ovviamente legato al conflitto in Ucraina, rispetto al quale la premier continua a non seguire la strategia dei volenterosi di Macron e Starmer.

Resta il dato legato al consenso. Meloni ha molto investito sulla politica estera e questa partita rischia di rivelarsi un boomerang. Sia chiaro, la leader resta convinta che l’annuncio anglofrancese, arrivato in un panorama tanto radicalizzato, sia addirittura controproducente per la causa della Palestina. Ciononostante, non sfugge che la platea dei Paesi che si espongono per il riconoscimento diventa via via più folta, soprattutto in Europa. Chi resta indietro, si ritrova sempre più solo.

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