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Milano, tre ore di guerriglia alla manifestazione per Gaza: cariche, arresti e 60 feriti

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Scontri con la polizia, la stazione assediata da gruppi usciti dal corteo. Vetrate sfondate, lanci di pietre. Sala: “Vandalismo da frange violente”. Piantedosi: “Un attacco deliberato”
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Tre ore di battaglia, la Stazione Centrale assediata, i binari difesi da un pugno di poliziotti e carabinieri che diventano bersaglio di cubetti di porfido e bottiglie, bidoni della spazzatura e di una tanica di benzina sequestrata appena prima che venisse aperta. La pagano agenti e militari, feriti e contusi in una sessantina, la pagano le vetrate di uno dei portoni della stazione sfondato a colpi di transenne improvvisate mentre la Galleria delle Carrozze — l’androne che negli anni Trenta accoglieva i cocchi dei signori diretti agli scompartimenti di prima classe — diventa in pochi secondi una trappola satura dei vapori tossici dei lacrimogeni. La paga la città quando la guerriglia si sposta all’esterno, dopo un’ora di caos, invadendo piazza Duca d’Aosta sotto l’ombra del vecchio Pirellone e poi verso le larghe carreggiate di via vittor Pisani fino a sfiorare piazza della Repubblica. E sono altre due ore di guerriglia, con i blindati del Reparto mobile che guadagnano metro su metro …

Tre ore di battaglia, la Stazione Centrale assediata, i binari difesi da un pugno di poliziotti e carabinieri che diventano bersaglio di cubetti di porfido e bottiglie, bidoni della spazzatura e di una tanica di benzina sequestrata appena prima che venisse aperta. La pagano agenti e militari, feriti e contusi in una sessantina, la pagano le vetrate di uno dei portoni della stazione sfondato a colpi di transenne improvvisate mentre la Galleria delle Carrozze — l’androne che negli anni Trenta accoglieva i cocchi dei signori diretti agli scompartimenti di prima classe — diventa in pochi secondi una trappola satura dei vapori tossici dei lacrimogeni. La paga la città quando la guerriglia si sposta all’esterno, dopo un’ora di caos, invadendo piazza Duca d’Aosta sotto l’ombra del vecchio Pirellone e poi verso le larghe carreggiate di via vittor Pisani fino a sfiorare piazza della Repubblica. E sono altre due ore di guerriglia, con i blindati del Reparto mobile che guadagnano metro su metro sotto una nuova pioggia di sampietrini e cocci di bottiglia che si frantumano sull’asfalto, ma poi rinculano di fronte alla nuova onda dei manifestanti, arretrano esausti finché lo stallo, benedetto dall’ultimo scroscio di pioggia di giornata, non paralizza definitivamente una delle arterie di Milano.

Arriva nella coda del corteo pro Palestina, organizzato da sindacati di base e collettivi studenteschi, partecipato da sigle istituzionali e partitiche (come Avs) come da centri sociali e descamisados di periferia, il veleno di una giornata nata per invocare pace e fagocitata dalle violenze di piazza. In quindicimila avevano sfilato sotto il diluvio per l’intera mattinata al suono degli slogan contro “il genocidio”, l’offensiva di Israele in Palestina e la destra al governo in Italia, con i ministri leghisti Valditara e Salvini bersaglio di slogan Giorgia Meloni. Davanti al transennatissimo consolato americano, visitato a distanza da uno spezzone di corteo con ragazze e ragazzi ad alzare in aria le mani dipinte di rosso, era stata data alle fiamme una bandiera a stelle e strisce. Ma se “bloccare tutto” era l’obiettivo politico dichiarato dagli organizzatori a livello nazionale, ecco che lo spostamento del corteo verso l’approdo finale in Centrale ha offerto l’occasione a chi voleva far tracimare la giornata in altro. Condannato dal sindaco Beppe Sala: «Il vandalismo di frange violente non trova giustificazione e non aiuta la causa di Gaza». Mentre il ministro dell’Interno Piantedosi parla di «deliberata violenta azione di attacco verso le forze di polizia».

I primi a provare il blitz sbucano dai tunnel del metrò. Bloccati a fatica quelli, per lo più militanti anarchici e dei centri sociali, la marea è arretrata per un attimo, per poi dare un secondo assalto verso i varchi centrali e quelli laterali che immettevano dentro la Galleria delle Carrozze. Sfondati un paio di cancelli, i violenti — almeno un migliaio — hanno così potuto accerchiare il centinaio scarso di poliziotti e carabinieri rimasto a difesa della circolazione ferroviaria, interrotta per precauzione per mezz’ora. Otto le persone portate in Questura, tre dei quali minorenni: in quattro apparterrebbero al centro sociale Lambretta. Tutti rischiano l’accusa di danneggiamento e resistenza aggravata, altri saranno identificati con le telecamere. Spostata la battaglia in strada e diventata impasse, la situazione resta ferma fino a tarda sera, quando ancora duecento manifestanti seduti sull’asfalto fronteggiavano le camionette, tra vetri e pietre.

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