Sergio Mattarella duetta con i ragazzi del carcere minorile di Nisida. Parla con loro di rap, spalleggiato da Jovanotti campione di umanità. Poi va all’ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon, dove trova l’attore Lillo (di Lillo e Greg), per stare un po’ con i bambini ricoverati, costretti a seguire le lezioni nelle corsie. Infine, sul finire del pomeriggio, arriva a Fuorigrotta, all’Istituto Gioacchino Rossini, proprio mentre i primi tifosi del Napoli entrano nel vicino stadio Maradona (c’è la partita contro il Pisa). E qui pensa agli studenti che non ci possono andare a scuola. Quelli delle zone di guerra. In Ucraina. A Gaza. Ovunque infurino i conflitti. Dice: «Si realizza così un’ulteriore, inaccettabile, gravissima responsabilità storica per chi muove guerre». Compito dell’istruzione consiste «nell’opera di integrare in modo efficace tutti». «Tutti!», ripete dopo un secondo di sospensione, citando l’articolo 34 della Costituzione. E c’è condensato in quell’invocazione il suo sgu…
Sergio Mattarella duetta con i ragazzi del carcere minorile di Nisida. Parla con loro di rap, spalleggiato da Jovanotti campione di umanità. Poi va all’ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon, dove trova l’attore Lillo (di Lillo e Greg), per stare un po’ con i bambini ricoverati, costretti a seguire le lezioni nelle corsie. Infine, sul finire del pomeriggio, arriva a Fuorigrotta, all’Istituto Gioacchino Rossini, proprio mentre i primi tifosi del Napoli entrano nel vicino stadio Maradona (c’è la partita contro il Pisa). E qui pensa agli studenti che non ci possono andare a scuola. Quelli delle zone di guerra. In Ucraina. A Gaza. Ovunque infurino i conflitti. Dice: «Si realizza così un’ulteriore, inaccettabile, gravissima responsabilità storica per chi muove guerre». Compito dell’istruzione consiste «nell’opera di integrare in modo efficace tutti». «Tutti!», ripete dopo un secondo di sospensione, citando l’articolo 34 della Costituzione. E c’è condensato in quell’invocazione il suo sguardo sul mondo nutrito di don Milani. Un carcere. Un ospedale. Cita, non a caso, anche Vittorio Bachelet, il docente cattolico ucciso dalle Brigate Rosse: «Nel momento in cui l’aratro della storia scava a fondo è importante gettare seme buono, seme valido». Come memento per chi a destra evoca da giorni gli anni di piombo.
Napoli seducente. Caldo come in estate. Turisti con le maglie di De Bruyne. Tassisti filosofi si destreggiano nel traffico impazzito per la manifestazione pro Palestina. Mattarella è venuto per l’inaugurazione dell’anno scolastico, una tradizione che si ripete ogni anno. Stavolta ha scelto la Campania. Un polo scolastico, che comprende lo scientifico, l’artistico, l’alberghiero, di duemila studenti. Seduti in prima fila il sindaco Manfredi, il governatore De Luca, il presidentissimo De Laurentiis. E Julio Velasco, Maurizio de Giovanni, Rocco Hunt. Quando quest’ultimo intona Nu juorno buono dietro il palco, in lontananza esplodono con gran fracasso i fuochi d’artificio. «La scuola», ricorda il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, è «una grande sfida esistenziale che interpella ognuno di noi».
L’altro tema del giorno è la condanna del bullismo. Francesca Michielin racconta di esserne stata vittima. «Pensavo che finisse con la scuola, ma poi ho scoperto che non era così. C’è anche fuori, nei social». «Il bullismo, la sopraffazione, vanno contrastati con tenacia. La scuola deve essere il luogo in cui ogni forma di violenza viene bandita», denuncia Mattarella. «La diversità e la pluralità delle opinioni sono una ricchezza di libertà da difendere. Una libertà conquistata a caro prezzo nel nostro Paese». Ecco il titolo del giorno: difendiamo la libertà di avere opinioni diverse. È costata tanta fatica. È la democrazia. Anche gli insegnanti, ricorda, non vanno lasciati soli. Poi cita Hannah Arendt, pensando ai genitori: «L’amore per i figli sta anche nel coraggio di non strappare loro di mano l’occasione per intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa di imprevedibile per noi».
È a Nisida che va in scena il momento più pop. I ragazzi gli presentano una canzone con il rapper Lucariello. «Mi è piaciuta molto, il rap è apparso circa 50 anni fa ed io avevo già più di trent’anni. È nato come strumento di cambiamento e orienta al futuro, come desiderio di protesta e di cambiamento». Jovanotti elogia la scuola pubblica e dedica un pensiero agli studenti «che pacificamente manifestano per chiedere la fine delle uccisioni indiscriminate nella striscia di Gaza». Chiedono a Jovanotti e a Mattarella cosa è per loro la musica ed entrambi rispondono allo stesso modo: «La libertà». A quel punto anche il presidente ha una curiosità. Domanda agli studenti: «Cosa avete provato presentare la vostra musica davanti a Jovanotti?». Tra i due c’è sintonia. «Un grazie gigantesco a Jovanotti», dice il presidente.
Da lì si trasferisce al Santobono. E sono momenti toccanti. Gli consegnano dei disegni. «Perché esiste la guerra?», gli chiede un bambino. «Purtroppo c’è il male, la cattiveria, la prepotenza, se c’è in piccolo nella vita quotidiana, c’è in grande nella politica internazionale. È incomprensibile perché danneggia tutti, nessuno vince. È priva di senso e ragionevolezza. Per questo voi bambini siete importanti per fare crescere la consapevolezza in tutti che occorre allontanare questo pericolo». Ha fiducia nei giovani. «La vostra generazione sarà in grado di fare più e meglio di quanto fatto dalla mia». Sembra d’accordo Julio Velasco, un monumento del nostro sport, fresco della vittoria ai Mondiali con la nazionale di volley femminile. «Spesso giudichiamo i giovani. Diciamo che non parlano tra loro. Chi l’ha detto che non si parlano? Li accusiamo di stare sempre chini sui telefoni. E perché noi adulti che facciamo?».