ROMA – «Chiede al partito di non dividersi sulle «appartenenze pregresse» e di «andare a vincere insieme queste elezioni regionali». Elly Schlein convoca la Direzione del partito quando mancano quattro giorni al voto nelle Marche. Una riunione più proiettata verso l’esterno che verso l’interno.
Con questa mossa, la segretaria prova a contenere la corrente dei riformisti dem che da tempo lamenta il mancato confronto. In parte ci riesce. Nessuno mette in dubbio che il partito deve restare unito, anche se il dibattito interno è rimandato a dopo la tornata elettorale.
Da sette mesi la numero uno del Nazareno non riuniva la direzione, dunque l’incontro nella sede del partito è l’occasione per spaziare dai temi di politica internazionale fino a quelli economici. Chiede al governo di non «criminalizzare il dissenso», come successo riguardo alla manifestazione per Gaza e di dare risposte sul riconoscimento dello stato della Palestina. Critica il governo perché l’economia italiana è «ferma» e …
ROMA – «Chiede al partito di non dividersi sulle «appartenenze pregresse» e di «andare a vincere insieme queste elezioni regionali». Elly Schlein convoca la Direzione del partito quando mancano quattro giorni al voto nelle Marche. Una riunione più proiettata verso l’esterno che verso l’interno.
Con questa mossa, la segretaria prova a contenere la corrente dei riformisti dem che da tempo lamenta il mancato confronto. In parte ci riesce. Nessuno mette in dubbio che il partito deve restare unito, anche se il dibattito interno è rimandato a dopo la tornata elettorale.
Da sette mesi la numero uno del Nazareno non riuniva la direzione, dunque l’incontro nella sede del partito è l’occasione per spaziare dai temi di politica internazionale fino a quelli economici. Chiede al governo di non «criminalizzare il dissenso», come successo riguardo alla manifestazione per Gaza e di dare risposte sul riconoscimento dello stato della Palestina. Critica il governo perché l’economia italiana è «ferma» e promette una dura battaglia referendaria per stoppare la riforma che prevede la separazione delle carriere dei magistrati.
Pochi i passaggi dedicati alle questioni interne, che tuttavia risultano fondamentali, considerato che qualche giorno fa l’ex premier Paolo Gentiloni, padre nobile del riformismo europeista, aveva detto che «le opposizioni hanno da fare moltissimi passi in avanti per guadagnare la credibilità per poter essere un’alternativa». Schlein non polemizza, non è il momento e soprattutto non ne sente la necessità. Si limita a ribadire ciò che ripete da tempo, ovvero che «l’alternativa è già concreta, è realtà» e si dice orgogliosa di essere riuscita a creare ovunque una coalizione larga con M5s e Avs che, in diverse regioni, va anche più in là, allungandosi in direzione centro. Di questa alleanza, rivendica, «il perno è il Pd».
Alla fine i riformisti - dopo aver minacciato di disertare la direzione che avevano definito «inutile» perché troppo a ridosso dell’appuntamento elettorale per discutere di questioni interne - sono tutti presenti. Oltre al presidente Stefano Bonaccini, nella sede del partito sono presenti Lia Quartapelle, Valeria Valente, Sandra Zampa e Piero De Luca. In collegamento, invece, Lorenzo Guerini, Alessandro Alfieri, Pina Picierno e Simona Malpezzi. Nessuna diserzione, quindi, e neanche plateali polemiche né nei confronti di Schlein né di Bonaccini, il leader di Energia popolare considerato dai suoi troppo schiacciato sulle posizioni della segretaria.
Il presidente dem sembra dunque rivolgersi proprio a chi, negli ultimi tempi, ha difficoltà nel riconoscerlo come leader della minoranza. Dopo il voto, dice, sarà il momento giusto per fare un «bilancio serio» su quanto fatto e una «discussione serena tra di noi». Perché adesso «è abbastanza surreale discutere se siamo troppo o poco riformisti. C’è un riformismo da salotto e uno da popolo. Io sono per il secondo. Quello che vedo è che non si vuole più che torni una stagione di litigi, che a volte ha favorito persino la destra». Il confronto interno, in ogni caso, è solo rimandato, anche perché, sottolinea Bonaccini, «unire tutti non è sufficiente per vincere, perché servono la leadership e il programma». Messaggio anche all’indirizzo della segretaria.
Per i riformisti incalza Quartapelle: «Serve una discussione approfondita». Ed è in questo contesto che quest’ala della minoranza si dà appuntamento per il 24 ottobre a Milano. L’idea è di creare una nuova area culturale, stando a quanto trapela da alcuni di loro. Di certo, si tratta di un’iniziativa che coinvolgerà vari esponenti della società civile e del mondo sociale per parlare soprattutto di crescita e di lavoro. Bonaccini prova a serrare i ranghi: «Guai a dividere il Pd».