Una decadenza che, se confermata, arrecherebbe un "gravissimo pregiudizio" per tutti gli organi regionali. Una "interruzione illegittima", quella inflitta a carico della presidente Alessandra Todde prima governatrice pentastellata del Paese, sulla vicenda legata alla rendicontazione delle spese elettorali: "lesivo" dell'autonomia della Regione, che rivelerebbe "uno straripamento dello Stato a danno delle competenze della Regione", che sarebbero "di fatto calpestate".
Ecco come i legali della Regione Sardegna, Omar Chessa e Antonio Saitta, hanno appena sostenuto, dinanzi ai quindici giudici della Corte Costituzionale guidata da Giovanni Amoroso, i motivi dei due ricorsi per conflitto di attribuzioni: chiedendo l'annullamento di quell'atto, da cui è derivata la battaglia giudiziaria di Todde, oltre al pressing politico che vorrebbe anche la Sardegna nell'onda delle regioni al voto.
Una decadenza che, se confermata, arrecherebbe un "gravissimo pregiudizio" per tutti gli organi regionali. Una "interruzione illegittima", quella inflitta a carico della presidente Alessandra Todde prima governatrice pentastellata del Paese, sulla vicenda legata alla rendicontazione delle spese elettorali: "lesivo" dell'autonomia della Regione, che rivelerebbe "uno straripamento dello Stato a danno delle competenze della Regione", che sarebbero "di fatto calpestate".
Ecco come i legali della Regione Sardegna, Omar Chessa e Antonio Saitta, hanno appena sostenuto, dinanzi ai quindici giudici della Corte Costituzionale guidata da Giovanni Amoroso, i motivi dei due ricorsi per conflitto di attribuzioni: chiedendo l'annullamento di quell'atto, da cui è derivata la battaglia giudiziaria di Todde, oltre al pressing politico che vorrebbe anche la Sardegna nell'onda delle regioni al voto.
È cominciata poco dopo le 10, al Palazzo della Consulta, l'udienza sul caso Todde, giudice relatrice Maria Rosaria San Giorgio. A carico della presidente eletta il 25 febbraio 2024 (prevalendo sul candidato di FdI Paolo Truzzu), lo stesso Tribunale di Cagliari ha decretato il 28 maggio scorso, con la sentenza numero 848, il fine corsa; confermando per Todde l'ordinanza-ingiunzione già inflitta nel dicembre 2024 dal collegio regionale di garanzia elettorale (l'ufficio istituito presso la Corte d'Appello, cui spetta il compito di effettuare verifiche e controlli sulle spese elettorali sostenute dai candidati alle varie elezioni). In particolare, la Consulta ha esaminato i due ricorsi per conflitto di attribuzioni sollevati dalla Sardegna dinanzi a Palazzo Chigi e Ministero della Giustizia. Il giudice delle leggi è chiamato a stabilire se le norme statali potevano consentire al collegio di garanzia quella decisione, attese prerogative e poteri che sono previsti dalla Regione a statuto speciale, per il presidente eletto direttamente .
Ferma questa premessa, la tesi di Chessa e Saitta, è che la decisione di far decadere Todde implicherebbe una "vera e propria menomazione" alla "vita degli organi" elettivi con la conseguenza "della impossibilità dell'esercizio delle funzioni". La questione vede schierata sul fronte opposto, per entrambi i ricorsi, la presidenza del Consiglio: che li valuta "inammissibili" e, attraverso gli avvocati dello Stato, contesta la presenza di qualunque "esondazione" da parte del collegio di garanzia prima, e del Tribunale di Cagliari, dopo. Nelle prossime ore è attesa la sentenza della Consulta. Ma intanto pende in secondo grado il giudizio dopo che la presidente, parallelamente, ha impugnato in appello la pronuncia dei giudici. La data già segnata in rosso è infatti quella del 21 novembre prossimo: quando sul destino della presidente 5S si pronuncerà la Corte d'Appello di Cagliari.
"Se la decadenza venisse confermata, vi sarebbe la risoluzione di tutti gli organi regionali, si dovrebbero indire nuove elezioni, quindi con gravissimo pregiudizio per tutti gli organi regionali". Vi sarebbe poi un vulnus ulteriore per il quale la Sardegna ritiene di poter ottenere la cancellazione dell'ordinanza-ingiunzione: "La legge del 1994 che fissava criteri di trasparenza e rendicontazione sulle spese legali è entrato in vigore ben prima dell'introduzione dell'elezione diretta dei presidenti di Regione". Che risale al 1999. In più: "La Regione non ha preso parte di fatto a questo procedimento".
Argomentazioni che cadono "di fronte alla corretta applicazione delle norme" secondo gli avvocati dello Stato Ruggero Di Martino e Fabrizio Fedeli, per i quali i ricorsi restano "inammissibili". Infatti, l'ingiunzione messa sul banco degli imputati "è imputabile dallo stesso ente territoriale, visto che la legge definisce i collegi di garanzia (da cui è piovita la decadenza, ndr) come organi della Regione. Non crediamo alla possibilità che la Regione possa riqualificare i fatti". Evidente, per questi ultimi, come "la Regione Sardegna voglia portare la questione in ambito costituzionale sottraendola al suo giudice ordinario e naturale".