“Profondo disagio”, 300 dipendenti della Farnesina chiedono a Tajani un cambio di rotta su Gaza
di Matteo Pucciarelli“Profondo disagio etico e professionale”: così un gruppo di 300 fra funzionari e dipendenti del ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale ha redatto una lettera riservata per il ministro Antonio Tajani, chiedendo un profondo cambio di rotta nella posizione dell’Italia di fronte al conflitto israelo-palestinese.
Il documento che circola in via interna alla Farnesina esprime posizioni nette: parla come detto di “profondo disagio” nello svolgere attività che possano tradursi, anche indirettamente, in un avallo delle politiche del governo israeliano, accusato dalle Nazioni Unite e dalla Corte internazionale di giustizia di violazioni gravi del diritto internazionale e di atti qualificati come genocidio.
I firmatari ricordano il rapporto della Commissione d’inchiesta dell’Onu, che ha denunciato la distruzione sistematica delle infrastrutture civili a Gaza, il blocco degli aiuti umanitari, le uccisioni mirate di giornalisti e un numero di vittime senza precedenti. Sottoline…
“Profondo disagio etico e professionale”: così un gruppo di 300 fra funzionari e dipendenti del ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale ha redatto una lettera riservata per il ministro Antonio Tajani, chiedendo un profondo cambio di rotta nella posizione dell’Italia di fronte al conflitto israelo-palestinese.
Il documento che circola in via interna alla Farnesina esprime posizioni nette: parla come detto di “profondo disagio” nello svolgere attività che possano tradursi, anche indirettamente, in un avallo delle politiche del governo israeliano, accusato dalle Nazioni Unite e dalla Corte internazionale di giustizia di violazioni gravi del diritto internazionale e di atti qualificati come genocidio.
I firmatari ricordano il rapporto della Commissione d’inchiesta dell’Onu, che ha denunciato la distruzione sistematica delle infrastrutture civili a Gaza, il blocco degli aiuti umanitari, le uccisioni mirate di giornalisti e un numero di vittime senza precedenti. Sottolineano inoltre come in Cisgiordania siano ormai “sistematiche” le violenze e le spoliazioni da parte di gruppi di coloni, con il sostegno dell’esercito israeliano, in violazione delle norme internazionali.
Da qui la richiesta a Tajani e al governo di una serie di misure immediate: sospendere l’Accordo di associazione UE-Israele, riconoscere lo Stato di Palestina, fermare licenze e forniture militari verso Israele, interrompere cooperazioni e addestramenti con l’apparato difensivo israeliano. La lettera chiede anche sostegno a sanzioni mirate contro i vertici politici e militari israeliani, l’appoggio all’azione della Corte penale internazionale – che ha emesso un mandato d’arresto per Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Gallant – e il blocco del transito di armi nei porti e negli aeroporti italiani.
I dipendenti della Farnesina sollecitano inoltre nuove risorse per gli aiuti umanitari, la protezione delle infrastrutture civili, la tutela della relatrice Onu Francesca Albanese – colpita da sanzioni statunitensi – e persino l’esclusione di Israele da competizioni sportive e manifestazioni culturali internazionali, sul modello delle sanzioni comminate alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
“L’inerzia o la mera retorica ci espone al rischio di complicità rispetto a violazioni gravi del diritto internazionale e al genocidio in atto”, scrivono i firmatari, che chiedono al ministro un incontro per discutere l’attuazione delle misure.
Una presa di posizione senza precedenti, che si inserisce nel solco di analoghi appelli già avanzati da ambasciatori a riposo, da centinaia di ex diplomatici europei e da oltre 1.700 funzionari delle istituzioni Ue, e che arriva mentre in Italia continuano scioperi e mobilitazioni a sostegno della popolazione palestinese. Le firme sono elencate una dietro l’altro, di singoli insomma, senza sigle sindacali o associative. Un gesto - si racconta fra i promotori - nato esclusivamente dal senso di urgenza di fronte ai crimini di Israele e al polso debole del governo. E il numero di firme è in realtà destinato a crescere. In giornata la missiva finirà sulla scrivania del ministro.